Musica - novembre 2007

Tempi d'Uruguay

Non si parla molto di Uruguay: un Paese piccolo, se accostato ai colossi vicini, Brasile e Argentina. Eppure, a cercare bene, in tempi recenti sono usciti (o riusciti) - quasi tutti contemporaneamente, in una sorta di benefica «cospirazione » - diversi prodotti che permettono di conoscere artisti che hanno fatto la storia musicale del Paese e, in qualche modo, della cultura e dell'impegno politico dell'intera America latina.

Partiamo, per ordine di età, da Alfredo Zitarrosa (classe 1936) e dalla sua voce e chitarra. Del 2006 è il cd De Colección che contiene ben venti tracce. Rappresentano bene alcuni degli stili più diffusi nella musica tradizionale (ad esempio, l'ultima per il candombe e la terza per la più calma zamba). Ma non mancano anche alcuni brani più «politici» come José Artigas, scritto dallo stesso Zitarrosa in omaggio al grande rivoluzionario nato a Montevideo.

Daniel Viglietti, di qualche anno più giovane di Zitarrosa, appartiene comunque alla stessa generazione per il suo impegno nei testi e nelle cause appoggiate. Una carriera costellata da concerti e recital in molti Paesi, soprattutto negli anni dell'esilio durante la dittatura militare. Sempre nel 2006, per la Visor Libros, ha pubblicato un kit cdlibretto di grande interesse: A dos voces, che unisce appunto la voce di Viglietti, cantante, a quella del grande poeta e narratore Mario Benedetti, che recita. Un prodotto davvero intenso: tra i picchi di impatto emotivo (e vigore ideologico), in una sorta di unione tra lotta socio-politica e lotta interiore, sono sicuramente da menzionare il brano Por ellos canto e la poesia sulla «Difesa dell'Allegria », che deve essere salvaguardata da tutto, come una trincea: «dallo scandalo, dalla routine, dalle assenze, transitorie e definitive, dagli omicidi [...] e perfino dal peso dell'obbligo di rimanere allegri ». Non è un disco sempre solare: alcuni versi non possono che fare rannuvolare l'animo; eppure lo stesso Viglietti ha dichiarato che «lavorare con Benedetti riafferma la nostra fiducia nell'essere umano».

Leo Masliah (1954) è un autore con un carattere più innovativo, se non addirittura irriverente, nei confronti della tradizione. Il termine «autore» deve essere inteso a tutto tondo: in trent'anni di carriera ha pubblicato una trentina di dischi, altrettanti libri e una decina di opere teatrali. Un eclettismo solo apparente, perché tutta la sua opera è legata da un filo rosso più che consistente: una satira surrealista con toni che spesso sfiorano l'assurdo, ma - forse proprio per questo - descrivono in maniera efficacissima alcune caratteristiche della nostra società. Basti citare un titolo come: «La tragedia di andare a vedere il Titanic», nel disco Y Pico, uscito nel 1999, ma ripubblicato quest'anno, o il volume Textualmente II, che contiene alcuni dei monologhi/canzoni più divertenti dell'artista.

Da segnalare anche Murgas 2007, per la sempre aggiornatissima Zoo Records, e la raccolta Afro-Uruguayan Rhythms, nella collana World Rythms di Surmenages, uscita nel 2007 con un dvd che illustra bene il «fenomeno» - perchè è molto più di un ritmo... - candombe.


Andrea Rigato

© FCSF - Popoli
 

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