Dialogo e annuncio - dicembre 2007

Parola chiave
Natale

L'Asia si compra il Natale?
Simboli consumistici occidentali - dagli alberi illuminati ai cloni di Babbo Natale - si diffondono sulle ali della globalizzazione nei Paesi asiatici. Nelle città cinesi, ad esempio, dove portano un'atmosfera di vacanza, le festività natalizie occidentali sono diventate uno status symbol e vengono imitate. Come conferma un docente della Sophia University, ateneo giapponese retto dai gesuiti, queste tradizioni sono sempre più acquisite e modificate a scopi commerciali. Appuntamenti musicali natalizi, anche di alto livello, si diffondono a Pechino come a Tokyo. In Giappone va di moda una torta natalizia e Santa Claus è sempre più popolare, mentre in Vietnam, Paese buddhista, si è registrato un record di vendite di alberi di Natale artificiali. In Cina, la parola Natale è tradotta con «santa nascita», ma tra le decorazioni natalizie si vedono ben poche mangiatoie e la libertà religiosa per molti cristiani è ancora sconosciuta.

Birmania, cantando per i buddhisti
Sarà un Natale drammatico quello che si celebrerà in Birmania, dove - mentre scriviamo - la repressione da parte della giunta militare non accenna a diminuire. La speranza, però, è che possa ripetersi anche quest'anno la singolare esperienza di evangelizzazione e di dialogo tra la minoranza cristiana e i buddhisti che nel 2006 un missionario del Pime raccontava all'agenzia Misna. Padre Timothy Khui Fhient Ling spiegava che nella cittadina di Makuinu, dove vive un discreto numero di cristiani, nei giorni precedenti il Natale un coro di 30 persone visita le case dei fedeli, intonando canti natalizi, benedicendo le famiglie e leggendo il racconto evangelico della natività. La tradizione è stata «importata» da un altro villaggio, Mindat, dove la popolazione è per metà cristiana e per metà buddhista. «Qui - spiega il missionario - sono gli stessi buddhisti a chiamarci, perché dicono che la benedizione natalizia porta serenità alla casa e fa avverare le preghiere. È un momento emozionante quello in cui annunciamo la venuta del Signore casa per casa. Le famiglie ringraziano offrendo dolci e piccoli doni». Il repertorio dei cori è composto da canti tradizionali in inglese e birmano, ma ogni anno i 300 allievi del seminario del Pime a Yangon compongono nuove canzoni per il Natale.

Avvento ecumenico in Bangladesh
La preparazione al Natale come occasione di conoscenza reciproca: l'idea è partita nel 2006 a Dakha, capitale del Bangladesh, dove si è tenuto per la prima volta un seminario ecumenico per giovani, organizzato dalla Conferenza episcopale del Paese asiatico e da alcuni monaci di Taizé, come ha riferito l'agenzia Uca News. Questo seminario di preghiera e meditazione, nello stile della comunità ecumenica francese, ha raccolto circa 150 giovani cristiani di diverse confessioni, per due terzi cattolici.

Egitto, festa con i musulmani
In Egitto il Natale è una festa molto sentita. A celebrarlo non è solo la minoranza copto-ortodossa, ma anche una parte della maggioranza musulmana. Secondo la tradizione ortodossa, il Natale è festeggiato il 7 gennaio e non il 25 dicembre. In realtà però le celebrazioni iniziano il 25 novembre, quando scatta il lungo periodo di preparazione durante il quale i fedeli osservano uno stretto digiuno che termina la sera del 6 gennaio. Il giorno successivo si svolgono le celebrazioni litur giche, spesso trasmesse anche dalla televisione di Stato. Il giorno di Natale gli egiziani, compresi molti musulmani, si ritrovano in famiglia per il pranzo, durante il quale è abitudine consumare il fatta, un piatto a base di carne e riso.

A Buenos Aires un parco speciale
Durante le festività natalizie raggiunge il massimo dei visitatori, attratti da scenografie, spettacoli in costume, pannelli informativi, video. Tra le sue «attrazioni» può vantare il presepe animato più grande del mondo, sovrastato da una cupola di 42 metri di diametro e la cui imponente scenografia può ospitare fino a 400 persone. Stiamo parlando del parco «Tierra Santa», nato a Buenos Aires nel 1999 (lo scorso anno ha superato la soglia dei due milioni di visitatori), il primo e probabilmente unico parco «tematico» del mondo dedicato alle religioni. Pur essendo focalizzato in particolare sulla ricostruzione della storia umana di Gesù, dalla nascita alla morte e resurrezione, si propone anche come strumento di conoscenza e di dialogo con le altre religioni: non mancano, ad esempio, una ricostruzione del Muro del pianto di Gerusalemme e il modello di una tipica moschea. L'iniziativa - certo non priva di aspetti controversi, per il rischio di uno sfruttamento commerciale dei sentimenti religiosi - è stata comunque appoggiata da importanti personalità ecclesiastiche argentine.

Ghana, insieme sotto il mango
In Ghana il Natale è un'occasione speciale di incontro tra persone che si vedono raramente, per rivedere parenti e amici che vivono in villaggi lontani. In obbedienza alla tradizione, molte persone si sobbarcano viaggi lunghi e faticosi per tornare alla propria comunità. Dopo le cerimonie religiose, le persone si incontrano per il pranzo. Il menù, di solito, prevede riso, pollo, agnello e frutta di ogni tipo. È un momento di convivialità al quale partecipano anche persone di religioni differenti, soprattutto musulmani (16% della popolazione ghanese) e animisti (9%). Nelle famiglie cristiane (cattoliche o protestanti) più che il presepe è tradizione decorare l'albero di Natale. In questi casi però non si tratta di un pino né di un abete, ma di un mango.


BETLEMME, SEMPRE MENO CRISTIANA

A meno di dieci chilometri da Gerusalemme, Betlemme è il luogo principe delle celebrazioni del Natale. La basilica della Natività custodita dai frati francescani (in alto a sinistra) è una delle principali mete di pellegrinaggio in Terra santa. La città natale di Gesù si trova nei territori dell'Autorità palestinese e vive i drammi del conflitto israelo-palestinese. La maggioranza dei suoi 27mila abitanti, ancora pochi anni fa era composta da arabi cristiani, segno di una presenza di fede durata due millenni. Ma questa minoranza è soggetta a una forte emigrazione sotto la pressione della guerra e delle discriminazioni. L'antenna televisiva Al-Mahed (Natività), l'unica emittente privata cristiana in Palestina, che dal 1996 trasmetteva da Betlemme a circa un milione di spettatori, ha chiuso i battenti a fine ottobre.
 
 

© FCSF - Popoli
 

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