Il 7 gennaio si apre la 35ª Congregazione generale (Cg) della Compagnia di Gesù. Sebbene il primo obiettivo sia l'elezione del nuovo Superiore generale dell'Ordine, che sostituirà padre Peter-Hans Kolvenbach, questa sarà un'occasione privilegiata per confrontarsi e discernere, con la guida dello Spirito, su alcuni temi inerenti l'identità stessa dell'essere «compagni di Gesù» lungo la via tracciata da sant'Ignazio quasi cinque secoli fa. Dall'ampia ricognizione statistica svolta come ogni anno, risulta che al 1° gennaio 2007 i gesuiti nel mondo erano 19.220. La distribuzione per aree geografiche è la seguente: 32,5% in Europa, 29,6% in Asia, 15,4% in Nord America, 15,1% in America Latina, 7,4% in Africa. Questa universalità di presenza in tutto il mondo è sempre stata una peculiarità della Compagnia. L'andare ovunque, però, non ha solo un'accezione geografica; significa anche operare in tutti gli ambiti concreti della vita reale. Così, i gesuiti non fanno una cosa in particolare, ma le fanno un po' tutte. Del resto, questa è la logica dell'Incarnazione, che gli Esercizi spirituali invitano a contemplare e portano a comprendere: Dio assume tutta l'umanità per poter salvare ogni uomo in ogni circostanza.
Nella Cg precedente, la 34ª celebrata nel 1995, la Compagnia ha voluto rifocalizzare il senso stesso della propria esistenza e azione, che risiede nell'essere «servitori della missione di Cristo». La parola «missione» ha qui la sua radice e il suo significato; essa indica quello che da sempre la Chiesa fa: annunciare la «buona notizia» dell'amore di Dio-Trinità. Con la Compagnia di Gesù il termine torna ad avere questa originaria caratteristica teologica. La missione non è riducibile alla cosiddetta «missione estera», cioè la fondazione di nuove comunità ecclesiali in Paesi non cristiani, anche se, sul finire del XVI secolo, comincia ad avere questo significato ristretto che, purtroppo, permane tuttora. Negli anni postconciliari (1970-1980) la Chiesa ha preso maggiore consapevolezza che la missione è costitutiva della sua esistenza. Sovente, in quel periodo, questa dimensione intrinseca della Chiesa è stata vissuta soprattutto come promozione della causa degli oppressi e nel dare voce a chi è messo ai margini. La Cg del 1995 compie, però, un ulteriore passo avanti, operando un vero e proprio «mutamento di paradigma» che riporta la comprensione della missione al suo senso originario. Nei Decreti 2, 3 e 4 la Cg 34ª esplicita come la missione della Compagnia si articoli in quattro interconnesse dimensioni: servizio della fede, promozione della giustizia, inculturazione del Vangelo, dialogo interreligioso (che sono, non a caso, anche i «pilastri» su cui è costruita la nostra rivista).
Missione, infatti, significa servire un'umanità divisa e ferita perché sia santa e riconciliata. L'orizzonte è il mondo intero, che Dio ama e per il quale la comunità cristiana è chiamata a essere lievito, sale e luce nello Spirito del Signore risorto. Questa è la continuazione personale e sociale, nelle strutture e nelle istituzioni, dell'Incarnazione di Cristo, di cui i gesuiti vogliono essere compagni e servitori.
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