Mentre scriviamo, il giornale Brasil de Fato pubblica la notizia che il governo intende privatizzare l'acqua di molti fiumi, laghi e serbatoi che appartengono allo Stato, per poter realizzare allevamenti di pesce. Si tratta di una misura che fa parte della logica di privatizzazione delle risorse naturali, in corso in Brasile. Altre due notizie fanno riflettere. Qualche mese fa si è scoperto che due grandi petroliere stavano caricando acqua dolce alla foce del fiume Amazonas. Non era per lavare le navi, ma per trasportare acqua verso altre nazioni. In dicembre, per la seconda volta, mons. Luíz Flavio Cappio, vescovo di Barra nello Stato di Bahia, ha iniziato uno sciopero della fame. Dom Flavio è contrario al progetto di deviazione del fiume São Francisco, studiato dal presidente Lula per irrigare alcune regioni aride del Nord-Est. Appoggiato dalla Commissione pastorale della terra (organo della Conferenza episcopale) e da settori popolari di pescatori, da due anni il vescovo aspetta una risposta del governo per aprire un dialogo sul modo migliore per utilizzare le acque del fiume. Nonostante le promesse del governo, si sa che questa deviazione intende favorire non tanto i poveri nordestini quanto le grandi imprese agricole, nazionali e multinazionali, dedite all'esportazione.
In Brasile il 20% della popolazione non ha accesso all'acqua, il 40% non riceve acqua potabile nelle case e il 50% vive in abitazioni senza fognature. Con la privatizzazione questa situazione tende ad aggravarsi. Se è vero che l'acqua si sta sempre più trasformando in merce, occorre ricordare che la legislazione brasiliana afferma che l'acqua è un bene dello Stato, «un bene di dominio pubblico», e quindi non può essere privatizzata. Tuttavia, c'è chi riesce ad aggirare questo «problema»: se l'acqua non può essere privatizzata, può però essere concessa una licenza per il suo utilizzo. In questo contesto, spicca il caso dell'Amazzonia e, in particolare, la vicenda di Manaus. L'Amazzonia possiede il 75% dell'acqua dolce del Brasile. Manaus è la città più importante della regione ed è significativo raccontare come si è realizzata la privatizzazione dell'acqua.
ZONA FRANCA
Manaus, fondata dai missionari gesuiti nel 1657, si è sviluppata soprattutto nel periodo del boom commerciale della gomma, a cavallo tra Ottocento e Novecento. Ma la crescita della popolazione è proseguita anche più tardi: dai 284mila abitanti del 1970 si è passati a 1.800.000 nel 2005. Attualmente si parla di circa due milioni di abitanti. La ragione principale è il fatto che il governo ha deci so di fare di Manaus un'immensa «zona franca», con esenzioni fiscali che hanno attirato soprattutto industrie del settore elettronico e relativa manodopera. Ma l'immigrazione continua anche oggi, malgrado ci sia molta disoccupazione. Sono persone che arrivano dall'interno, principalmente dagli Stati di Amazonas, Parà, Maranhão, in cerca di una vita migliore. Con il crescere della popolazione aumenta la povertà. Non esistendo un piano regolatore, le famiglie invadono i terreni della periferia ancora liberi, costruendo la propria baracca. Il contrasto fra la ricchezza del settore industriale, formato da grandi multinazionali, e la povertà che si espande a macchia d'olio è evidente. I quartieri popolari soffrono di una grande precarietà in tutti i servizi: acqua, fognature, abitazione, salute, sicurezza, trasporto, educazione. La maggior parte della popolazione ha difficoltà a disporre di acqua per dissetarsi e per le altre necessità familiari. Un paradosso crudele per una città costruita all'incrocio di due grandi fiumi.
Il 63% delle zone denominate Zona Est, Zona Nord e Città Nuova non hanno acqua. Quasi metà della città utilizza acqua senza nessun trattamento e senza che vengano effettuati periodici esami di laboratorio e controllo sanitario. Malgrado i due fiumi portino acqua potabile, ci si affida alla acque sotterranee, mediante pozzi artesiani.
AZIONI COLLETTIVE
Di fronte a questa situazione, la popolazione non rimane passiva, lotta con iniziative concrete e mediante rivendicazioni organizzate, esigendo dal potere pubblico il rispetto del diritto fondamentale all'acqua.
In un'azione collettiva che, con un tipico termine brasiliano, viene chiamata mutirão (cfr Popoli, n. 2/2007), varie famiglie uniscono gli sforzi per trovare le risorse per perforare un pozzo di uso comunitario. In alcuni casi gli abitanti contano sull'appoggio di organizzazioni ecclesiali o di Ong. L'impresa non è facile, poiché per avere acqua di buona qualità bisogna superare gli 80 metri di profondità.
Alcune istituzioni locali, come scuole e centri sanitari, hanno costruito pozzi per la gente. Qui si formano lunghe file fin dal mattino presto. Ci sono poi pozzi artesiani di poca profondità, nei giardini delle case. Sono pozzi contaminati e, quindi, pericolosi per la salute. L'uso di cisterne è un costume antico, soprattutto nell'arido Nord-Est, costume che era stato abbandonato. Ritorna ora nella periferia di Manaus, regione delle acque! E per chi può, ecco il grande commercio di acqua minerale. Non solo i ricchi, ma anche molti poveri sono obbligati a comprare l'acqua minerale venduta da varie imprese. Qui la Coca Cola guadagna di più vendendo acqua che non le proprie tradizionali bevande. Siamo di fronte a un altro paradosso, a cui forse ci siamo abituati: per bere la gente è obbligata a comprare l'acqua.
COME NASCE UN AFFARE
L'azienda protagonista del processo di privatizzazione dell'acqua a Manaus è il gruppo francese Suez, presente nel mercato dei servizi idrici in altre città e municipi del Brasile. Il processo comincia nel 1999 con lo smembramento dell'impresa statale Cosama (Companhia de Saneamento do Estado do Amazonas) in due parti: al suo posto nascono un'azienda municipale per la distribuzione dell'acqua nella capitale, che acquisisce la parte più importante dei consumi (questa parte, denominata Manaus Saneamento, sarà l'azienda oggetto della privatizzazione), e un'azienda statale per occuparsi delle zone all'interno della foresta, meno redditizie perché meno popolate. La Manaus Saneamento nasce senza debiti.
Nel 2000, rapidamente, senza dibattiti popolari e mandando la polizia a circondare l'assemblea legislativa, il governatore Amazonino Mendes vende al gruppo Suez la Manaus Saneamento, che assume il nome di Águas do Amazonas. Il costo è di 193 milioni di reais, quando il valore contabile era stimato in 480 milioni. C'è di più. L'attuale sindaco di Manaus, Serafim Corrêa, afferma che soltanto 9 milioni di reais arrivarono effettivamente alla città; il resto del denaro scomparve, non fu investito in acqua né in fognature. La concessione è per 30 anni, potendo rinnovarsi per altri 15.
Il processo di privatizzazione, dunque, non solo non ha favorito la popolazione, ma nemmeno lo Stato. Si è trattato di una vera e propria svendita. Va detto che l'azienda statale Cosama forniva ai cittadini un pessimo servizio, particolarmente nelle zone periferiche. Proprio per questo le attese della popolazione nei confronti della privatizzazione erano enormi. Il risultato è stato tragico.
La prima conseguenza è stata un aumento delle tariffe pari a oltre il doppio dell'inflazione. Quando l'azienda ha annunciato un incremento del 31,5% delle tariffe dell'acqua, il terzo in poco tempo, senza che fosse stata nel frattempo allargata o migliorata la rete di distribuzione, alcune azioni legali sono riuscite temporaneamente a sospendere l'incremento. Ma all'inizio del 2007 è stato deciso e approvato un incremento del 24,1%, quasi quattro volte più dell'aumento del salario minimo. In teoria, alcune famiglie dovrebbero pagare per la bolletta dell'acqua un prezzo mensile corrispondente al proprio salario. In generale, si calcola che gli abitanti di Manaus paghino l'acqua il 40% in più di quanto pagano mediamente gli europei. Così, oggi, più di 300mila abitanti non hanno accesso all'acqua, per il semplice fatto che non possono pagarla. L'acqua, poi, continua a essere pericolosa per la salute, dato che - come si è detto - il suo livello qualitativo è molto dubbio. Oltre a questo, la nuova impresa non ha fornito praticamente nessun servizio di fognatura: solo il 7,2% della città è ricoperto dalla rete contro il 31% previsto dal contratto.
INCHIESTA INUTILE?
Di fronte all'evidente fallimento del processo di privatizzazione, in cui gli unici vantaggi sono stati ottenuti dalla Suez, alcuni leader popolari hanno preso l'iniziativa per difendere gli interessi dei più poveri. La prima forma di resistenza è stata quella di decidere di non pagare l'acqua. Gli abitanti, poi, fanno ricorso o direttamente all'impresa oppure allo Stato, alla municipalità o a una delle Segreterie di Stato competenti, ma la risposta è sempre vaga, a causa della burocrazia e della corruzione diffusissima nella pubblica amministrazione, in particolare negli organi giudiziari.
Con queste pressioni, la Camera municipale di Manaus ha istituito una Commissione parlamentare di inchiesta (Cpi) constatando l'inadempienza di vari punti del contratto. La Águas do Amazonas ha tentato di giustificarsi, dicendo che è stata ingannata, che non conosceva la situazione della distribuzione dell'acqua e delle fognature a Manaus e che lo Stato ha fornito dati falsi. È possibile che il governo di Amazonino Mendes abbia fornito indicazioni non corrispondenti alla realtà, ma non è pensabile che una multinazionale come la Suez, con grande esperienza internazionale, si lasci ingannare in questo modo. Al momento, comunque, la Cpi non ha ottenuto particolari risultati.
Le vere intenzioni dell'azienda, del resto, si sono svelate quando ha presentato un'ipotesi di revisione del contratto: la proposta è che il potere pubblico si incarichi degli investimenti necessari per l'espansione della rete, incaricandosi lei della gestione per poterne ricevere i profitti. Inoltre, Águas do Amazonas propone di dividere la città in due aree: una «consolidata», dove l'acqua distribuita sarà potabile, e l'altra di «espansione », dove questo non sarà possibile. Evidentemente sono proposte assurde, che rivelano l'unica intenzione della multinazionale, quella del lucro.
SE GESÙ CHIEDE DA BERE
L'acqua, necessità primaria e quindi diritto e patrimonio di tutti gli esseri viventi, sta diventando un bene privato, fonte di lucro per un'élite, a danno della maggior parte della popolazione. Per queste ragioni, già nel 2004 i vescovi del Brasile hanno voluto che la Campagna di fraternità - un'opportunità che in ogni Quaresima si offre ai fedeli per una riflessione e una conversione - avesse come tema l'acqua: Fraternità e acqua. Acqua fonte di vita, questo fu il titolo della Campagna. L'obiettivo era «far prendere consapevolezza alla società che l'acqua è fonte di vita, una necessità di tutti gli esseri viventi e un diritto della persona umana, e mobilitarla per far sì che questo diritto all'acqua sia effettivo per le generazioni presenti e future» (n. 2). Nella città di Manaus molte comunità e uffici pastorali accompagnano la popolazione e i movimenti sociali, appoggiandone le rivendicazioni. Nei circoli biblici e nelle riunioni di comunità si discute del problema dell'acqua, si appoggiano le iniziative di solidarietà, si aiuta la costruzione di pozzi artesiani e si partecipa alle mobilizzazioni politiche. Non è difficile comprendere che non può esistere un'evangelizzazione che non si preoccupi anche della mancanza di acqua. Tra l'altro per i cristiani l'acqua ha un significato molto profondo. È simbolo e annuncio di vita eterna. Il profeta Isaia ci ricorda che l'acqua è segno dei tempi messianici: «Sgorgheranno le acque nel deserto e ruscelli nella terra arida» (Is 35, 6). E Gesù parla di un'acqua viva: «Chi ha sete venga a me e beva. Dall'intimo di chi crede in me, come dice la Scrittura, scaturiranno fiumi di acqua viva» (Gv 7, 37-38).
Possiamo ricordare anche l'episodio di Gesù al pozzo con la Samaritana. Chiede acqua per bere, poi offre un'acqua viva (Gv 4, 7.9). Se Gesù oggi entrasse in una casa della periferia di Manaus per chiedere acqua, potrebbe ricevere una risposta negativa. L'acqua da bere e l'acqua viva sono in stretta relazione. Per questo nella comunità cristiana di Manaus la riflessione sull'episodio della Samaritana conduce immediatamente a considerare il problema dell'acqua nel quartiere, stimolando le persone a impegnarsi nella lotta per l'acqua potabile e a buon mercato, a servizio di tutto il quartiere. È questo il cammino di evangelizzazione della Chiesa di Manaus e del Brasile.
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