Editoriale - febbraio 2008

Se vince lo scontro

Stefano Femminis
Direttore di Popoli

Sui media troviamo un'opposizione caricaturale tra laici e cattolici: ma quale Dio negano i non credenti: il Dio del Vangelo o quello delle pagine di cronaca? E quale capacità di mettersi in ascolto dell'altro manifestano i credenti

È innegabile: in Italia si respira un'aria di pesante contrapposizione tra cattolici e laici. Ma si tratta di una contrapposizione reale e inevitabile o, almeno in parte, di una caricatura strumentale? Vogliamo qui interrogarci sul ruolo svolto dai mass media. Ci pare illuminante, anzitutto, una confidenza che ci fece Gaspare Barbiellini Amidei, scrittore e giornalista (fu anche vicedirettore e, fino al 2006, editorialista del Corriere della Sera), in occasione di un'intervista rilasciata pochi mesi prima della sua scomparsa, lo scorso luglio. Cattolico liberale, uomo di fede profonda ma mai ostentata, Barbiellini era particolarmente aperto al dialogo con i non credenti. Questa la sua amara constatazione: «Negli ultimi anni al Corriere non mi chiedevano mai articoli su questioni religiose, sul rapporto tra fede e politica, tra Chiesa e società. Sulla stampa laica, se proprio bisogna avere opinionisti cattolici, si preferiscono personaggi più "connotati", firme più propense alla polemica che a gettare ponti».

All'insidioso meccanismo denunciato da Barbiellini - la fiaccola di testimonial cattolico messa in mano a chi non brilla per apertura al confronto - si affianca poi, su tanti giornali laici, l'offerta di una «macedonia religiosa» i cui principali ingredienti sono denunce di ingerenze papali, rappresentazioni devozionalistiche della fede cristiana e inchieste sui privilegi fiscali per la Chiesa (con l'immancabile contorno di storie di preti pedofili). Sull'altro versante, una parte (anche autorevole) della stampa cattolica ci pare soffrire - certo con qualche ragione - di una «sindrome di accerchiamento»: su alcuni temi «sensibili» la frequente equazione tra laicità e laicismo appare una comoda scorciatoia per descrivere una realtà complessa, così come a volte sembra un riflesso automatico rubricare come attacco alla Verità quella che magari è solo la legittima espressione di un dubbio. Si vuole insomma - par di capire - che i non credenti considerino i cattolici tutti oltranzisti bacchettoni e che i cattolici pensino ai laici come a una massa di incalliti mangiapreti. In mezzo non c'è proprio nulla e nessuno? Certo, ma meglio ignorare: se siamo in «guerra» non ci può essere spazio per chi cerca la mediazione.

Come rivista missionaria ci sentiamo provocati da alcune domande, la cui urgenza viene svelata proprio da questa opposizione caricaturale tra laici e cattolici: quale Dio hanno in mente e negano quanti si dicono non credenti? Il Dio del Vangelo o quello delle pagine di cronaca? E quale capacità di mettersi in ascolto delle ragioni dell'altro manifestano i credenti, anche attraverso i propri media? Più in profondità, nel mondo cattolico la riflessione sul rapporto Chiesa-mondo prosegue nella linea dello spirito conciliare o conosce battute di arresto? Un auspicio, più che una risposta, viene da Peter-Hans Kolvenbach, fino a poche settimane fa Superiore generale dei gesuiti. Nell'intervista concessa a Popoli (cfr n. 12/2007) diceva: «La missione tra gli uomini e le donne del nostro tempo comporta una presenza sulle frontiere tra Vangelo e cultura, tra fede cristiana e scienza, tra Chiesa e società umana, [con] la vocazione di non essere a un estremo o all'altro, ma di aiutare gli uomini a continuare la strada verso Dio».

© FCSF - Popoli
 

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