Non ha una data di nascita precisa - qualche studio dice 5mila anni fa -, né un suo riconosciuto maestro fondatore. A differenza di altre arti marziali, figlie delle classi privilegiate, nasce tra i contadini e tra i contadini si sviluppa e si trasforma fino a diventare vera lotta di popolo. La storia del Viet Vo Dao è legata profondamente a quella del popolo vietnamita, al suo sopravvivere alle scorrerie, alle invasioni, agli eserciti. Mosse, tecniche, ma anche e soprattutto una filosofia, un movimento che porta alla realizzazione di un essere umano equilibrato e in armonia con se stesso e il prossimo, fedele a un motto che recita «Essere forte per essere utile». Non a caso il suo simbolo è il bambù, che rappresenta la rettitudine, la flessibilità, la costanza e il disinteresse materiale.
È intorno all'anno Mille che il Viet Vo Dao viene «militarizzato », entra cioè a far parte dell'istruzione dei soldati che porteranno all'indipendenza del Paese dai cinesi, per tornare, deposte le armi, a diventare un'arte di vita, ad acquistare un potere più ampio. Messo fuorilegge dai francesi, tramandato in clandestinità, risorge ancora, fenice vietnamita, all'inizio del Novecento quando Nguyen Loc ne codifica le regole. E nel 1973 nasce la federazione Viet Vo Dao International, che porta in poco tempo alla formazione della Federazione internazionale che oggi conta più di trenta Paesi appartenenti in tutto il mondo.
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