Ciad, un lago che si restringe
Il Lago Ciad è un bacino a «geometria variabile». Le sue dimensioni infatti variano moltissimo perché, essendo poco profondo al massimo 7 metri, è molto sensibile ai cambiamenti legati alle variazioni stagionali. Esperti hanno calcolato che nel 1870 l'estensione raggiunse i 28mila chilometri quadrati, mentre nel 1908 non superò i 12.700. Negli anni Quaranta e Cinquanta rimase di dimensioni modeste, ma nel 1963 tornò a essere intorno ai 26mila chilometri quadrati. Le siccità degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta fecero sì che si rimpicciolisse nuovamente. Nel 2000 è arrivato a coprire solo 1.500 chilometri quadrati. Questo a causa della diminuzione delle precipitazioni e all'utilizzo in continuo aumento di acqua per l'irrigazione. Il lago rimane però ancora molto importante a livello ecologico, sociale ed economico perché assicura risorse idriche a più di 20 milioni di persone che vivono in Ciad, Camerun, Niger e Nigeria.
Africa: l'acqua c'è, ma è inquinata
In Africa l'acqua non manca, ma è spesso inquinata e inutilizzabile. A denunciarlo è l'Unep, l'agenzia ambientale delle Nazioni Unite. L'acqua inquinata non solo è fonte di malattie (in particolare dissenteria, colera e malaria), ma anche di povertà perché non può essere utilizzata per l'agricoltura. Le regioni più colpite sono quelle dell'Africa orientale, dove la disponibilità di acqua pulita è crollata del 90% dal 1960 a oggi. E questo a causa di un'agricoltura che fa largo uso di concimi chimici e antiparassitari, di pratiche irrigue non razionali, dell'inquinamento delle falde. In futuro, la qualità dell'acqua potrebbe ulteriormente peggiorare se non interverranno politiche serie di gestione idrica. In pericolo, oltre alla salute umana, anche l'ambiente che potrebbe perdere la preziosa biodiversità degli ecosistemi.
In Libia il più grande fiume artificiale
Si trova in Libia il più grande fiume artificiale del mondo. Il canale porta acqua da enormi bacini nel cuore del deserto fino alla costa. Il progetto nacque negli anni Sessanta quando un gruppo di geologi scoprì quattro grandi bacini idrici sotterranei nell'oasi di Kufra, nella Sirte, a Murzuq e nell'Hammada. Gli esperti calcolarono che nei primi tre esistevano riserve d'acqua per 35mila chilometri cubi, sufficienti per rispondere ai bisogni idrici di tutti i libici. Dopo una serie di studi sulla possibilità di accedere a queste riserve, nell'ottobre 1983 fu costituita l'autorità per il Grande fiume con il compito di realizzare le opere necessarie per prendere acqua dalla falda nel sud e convogliarla nella cintura costiera. Tredici anni dopo, nel 1996, il Grande fiume ha raggiunto Tripoli fornendole acqua non inquinata per uso domestico e irriguo.
Giornata dell'acqua per l'igiene
Quest'anno l'Onu ha indetto la Giornata mondiale dell'acqua (www.worldwaterday.org) il 20 marzo, con due giorni di anticipo sulla data tradizionale, e il fulcro delle celebrazioni sarà Ginevra. Nel 2008 il tema conduttore è legato alle sfide per assicurare impianti igienici per tutti. Circa 1,1 miliardi di persone nel mondo (una su sei) non hanno accesso all'acqua sicura, mentre sono 2,4 miliardi coloro che non hanno impianti sanitari adeguati. Uno degli otto obiettivi del Millennio è di dimezzare entro il 2015 questo numero. Si calcola che l'assenza di fognature e impianti igienici adeguati favoriscano malattie che provocano la morte di circa seimila bambini ogni giorno.
Cina, si prosciugano le riserve
Con un quinto della popolazione mondiale, la Cina ha solo il 7% delle riserve d'acqua. Il Nord del Paese rischia di fare fronte a una seria crisi idrica per lo sfruttamento intensivo e l'inquinamento delle riserve che dal 1949 è quintuplicato. Tra le cause: la crescita demografica; la produzione di metà del grano nelle pianure settentrionali; il rapido sviluppo industriale, ma con impianti poco efficienti che causano sprechi. Per rispondere al problema il Partito comunista ha riproposto un faraonico progetto di Mao che prevede il trasferimento verso nord dal bacino dello Yangtze (Cina centrale) di 45 miliardi di metri cubi d'acqua all'anno, lungo tre canali, di cui due già in costruzione. Il progressivo ricorso alle falde acquifere, ridotte anche dalle minori precipitazioni degli ultimi anni, in alcune zone costringe a pompare acqua a 600 metri di profondità.
Messicani a secco, bottiglie piene
Dopo gli Stati Uniti, il Messico rappresenta il maggiore mercato mondiale per la vendita di acqua in bottiglia. Secondo i dati di un istituto specializzato del settore, la Beverage Marketing Corporation, ogni giorno si consumano 50 milioni di litri di acqua in bottiglia. Un record che stride con le difficoltà di accesso all'acqua potabile di una parte della popolazione: il 12% dei messicani non ha acqua corrente nella propria abitazione e un altro 15% consuma acqua non sottoposta agli opportuni controlli sanitari. Nel periodo 2000- 2006 le multinazionali del settore hanno potuto contare sull'aperto appoggio dell'allora presidente Vicente Fox, ex manager della Coca Cola: durante la sua presidenza lo Stato ha erogato 44 concessioni per lo sfruttamento di fiumi e sorgenti sotterranee. In Chiapas, in particolare, la Coca Cola ha iniziato lo sfruttamento di un'area (la zona di Huixtán e del Cerro Hultepec) da cui proviene il 50% dell'acqua naturale di tutto il Paese.
IN MOSTRA/1
Donne islamiche in primo piano
«Femmes d'images» è il titolo di una collettiva itinerante (inaugurata nel 2005) che raccoglie 76 fotografie e un video realizzati da dieci artiste di cultura musulmana, provenienti dai Paesi arabi. Donne diverse tra loro, accomunate dall'interesse per il tema delle origini e dell'identità. La mostra è stata in Tunisia, Palestina, Egitto, Italia. Nel 2008 si trasferirà in America. A idearla è stata la curatrice d'arte d'origine tunisina Michket Krifa. «Era il 2002 - spiega -. Stavo partecipando a un dibattito sulla donna nell'islam e sulla sua rappresentazione. Dal pubblico, alcune donne musulmane mi hanno fatto notare un paradosso: tra gli esperti e gli artisti invitati non c'erano donne musulmane. Un'assenza clamorosa. Si parlava di loro, ma loro non erano state ammesse al discorso. Se iniziative come quella a cui stavo partecipando volevano avere un senso, bisognava cambiare impostazione: cominciare a considerare queste artiste nella loro singolarità, come si fa con i pittori, gli scultori, i fotografi maschi e occidentali, e non come rappresentanti di una minoranza o ambasciatrici di una realtà omogenea». «Femmes d'images» nasce da questo cambio di prospettiva. |
IN MOSTRA/2
Il velo senza veli
«Il velo per me era e rimane semplicemente un indumento, un capo di vestiario, un oggetto di uso comune. È stato l'Occidente a caricarlo di un significato simbolico che prima non aveva, a farlo diventare il simbolo dell'oppressione sulle donne». A parlare così è Lilia Zouali, intellettuale e scrittrice tunisina da anni residente in Italia. Al Filatoio di Caraglio (Cuneo) si è conclusa a fine febbraio una mostra straordinaria dedicata proprio al velo e alle sue molteplici interpretazioni nella storia, nell'arte, nelle religioni e nella vita quotidiana. «Quante diverse interpretazioni può avere un oggetto di uso comune? C'è una prospettiva "giusta" da cui considerarlo? Il nostro lavoro è cominciato con domande come queste», spiega Andrea Busto, curatore della mostra. «Il nostro obiettivo non era trovare "la" risposta, ma allargare il campo del dibattito, fare riflettere, uscire dall'ideologia». A questo scopo è stato organizzato un percorso espositivo in sette tappe. In ognuna il velo appare in una particolare luce: come velatura pittorica; come involucro del corpo umano; come simbolo della sposa, della verginità, del lutto; come strumento di seduzione; come soglia, cortina; come segno di distinzione e appartenenza, nella dialettica Oriente/Occidente; come simbolo contemporaneo. Per richiedere il catalogo: www.cesac-caraglio.com. |
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