Dopo Amália Rodrigues, il nome che nel mondo è più associato alla musica e alla cultura portoghese è sicuramente quello dei Madredeus. L'ensemble musicale gode di grande considerazione internazionale da oltre un decennio, da quando, cioè, nel 1995, Wim Wenders portò sul grande schermo i brani scritti da Pedro Ayres Magalhães e interpretati da Teresa Salgueiro, per far ascoltare al mondo la voce della capitale lusitana in Lisbon Story.
Il forte legame con la cultura e le tradizioni del Paese fa parte fin dall'origine di questo progetto musicale di Magalhães, cofondatore e autore del gruppo: «Quando abbiamo cominciato a fare musica, iniziando con gli Heróis do Mar (band rock fondata nel 1981 dallo stesso Pedro, ndr) volevamo liberarci delle influenze anglosassoni che all'epoca spadroneggiavano in tutta Europa e cercavamo manifestazioni locali forti, simili a quelle pulsioni che già esistevano in Stati come l'Italia o la Francia. Leggevamo molto e ci domandavamo cosa avremmo dovuto cantare, con il chiaro proposito di trovare un'espressione sintetica dei valori portoghesi che noi giovani cercavamo dopo un periodo rivoluzionario come gli anni Settanta.
Ci siamo concentrati sulla poetica della saudade, che all'epoca era una parola quasi proibita, identificata con la dittatura caduta da poco, e considerata appannaggio di gruppi reazionari che volevano un ritorno al passato. Proprio l'espressione saudade sta alla base di tutta l'opera dei Madredeus. Si potrebbe dire che, simbolicamente, la saudade è quell'ombrello sotto cui stiamo io, Teresa e Rodrigo Leão (altro fondatore del gruppo, uscito nel 1994, ndr) nella foto del primo album, Os dias da Madredeus: tutto quello che siamo e diciamo, nel campo musicale, in qualche modo rientra là dentro».
LA MUSICA DI UNA CITTÀ
Eccola chiamata subito in causa la saudade, «biglietto da visita» della cultura lusitana nel mondo, spesso resa in italiano con «nostalgia», ma che non rappresenta abbastanza la ricchezza del termine. Il concetto non è facile da spiegare, nemmeno per Magalhães, che ci naviga intorno a lungo chiamando in causa «il mondo dei sentimenti a distanza, del passato, dei dubbi, della fedeltà, dell'attesa, della speranza», per non citare una certa saudade mistica, che secondo alcuni esprime una tensione religiosa.
Indipendentemente dalla difficoltà delle definizioni, si comprende come la poetica dei Madredeus si sia ispirata fin dagli inizi a sfere alte, «all'amore romantico, al platonismo, alla religiosità e all'umanesimo - come ricorda Magalhães -, che le menti del gruppo consideravano patrimonio non solo portoghese, ma anche latino ed europeo più in generale».
Si fatica a pensare che dietro le sensazioni uniche che provoca la voce di Teresa Salgueiro, ci fossero anche le semplici esigenze pratiche di un gruppo che non si inseriva in nessuna tradizione preesistente: «Ci serviva un gruppo flessibile - racconta ancora -, che, con pochi costi, potesse stare tutto in un'auto familiare e improvvisare un concerto ovunque, senza grandi impianti o palcoscenici. Nasce da quila scelta dell'acustico, che è anche coerente con la nostra tradizione strumentale portoghese (chitarra, fisarmonica, ndr). Puntavamo molto sui testi. Anche davanti al pubblico straniero si è presentata l'esigenza di farli capire il più possibile, non solo con le traduzioni ma anche con il contatto diretto con poche e importanti parole della nostra lingua. Diciamo che c'è sempre stato un intento pedagogico molto discreto e rivolto all'estero per far conoscere come si dice nella nostra lingua "mare", o "amore", o, appunto cosa significa "saudade". La voce di Teresa, in questo senso, ci è parsa perfetta fin dagli inizi, una voce femminile più adatta ai temi menzionati, espressione di delicatezza e sensibilità che potevano creare problemi di carattere interpretativo a un uomo».
I Madredeus restano ancorati alla loro città, Lisbona. Magalhães parla addirittura di «gruppo di quartiere», usando l'espressione «grupo de bairro» che suona come l'equivalente di «garage band». E quando parla di Madredeus, gli viene naturale usare l'articolo femminile che sostituisce quello plurale maschile, comunemente usato oggi. «La Madredeus», come un'associazione culturale nata nel quartiere della Madredeus, un distretto popolare della vecchia periferia vicina al porto. In effetti esisteva in origine come una sorta di collettivo, un invito alle prove aperte di una musica che voleva reinventare la tradizione e proporre ai giovani un diverso tipo di fruizione. La città e i suoi abitanti sentiti sulla pelle, nella carne e nelle ossa, in una sorta di laboratorio-comune di dimensioni metropolitane che raramente si è visto nella storia della musica popolare.
Con il passare degli anni e il crescere della fama, la città è diventata più musa e meno casa per questa formazione che si è parzialmente trasformata nella composizione dei musicisti e degli strumenti. Nuovi Paesi e nuove culture sono entrati a far parte della linfa vitale del gruppo. «Da voi in Italia - racconta Pedro -, abbiamo preso l'abitudine di suonare in spazi nobili diversi dai teatri, come ville, giardini o piazze. Ci sembrava si potesse adattare bene all'ensemble di musica da camera, antica forma europea che ci ha sempre ispirato».
A UNA SVOLTA
Teresa Salgueiro, che da un paio d'anni ha iniziato a dedicare più spazio alla carriera di solista, ha annunciato la sua uscita dal gruppo. La decisione, presentata come una scelta comune, nasce anche dalla consapevolezza che «i Madredeus sono un progetto indipendente e richiedono una dedizione e una disponibilità che oggi non posso assicurare», come ha dichiarato la cantante. Lo stesso Pedro aveva affermato in passato che «l'appartenenza ai Madredeus è in qualche modo una militanza, nel senso che abbiamo sempre creduto che noi musicisti non potevamo pensare solo a far musica, ma dovevano anche lavorare all'attività del gruppo a tuttotondo, ma sempre con l'ideale di divulgazione di questa nostra musica portoghese nel mondo». Questo richiede davvero grandi sforzi, anche perché continua ad avvenire senza patrocini o appoggi ufficiali.
Ripartire dopo l'addio della Salgueiro non sarà certo una passeggiata, qualsiasi sia la direzione che prenderanno i «superstiti». Teresa era sicuramente molto più di una cantante: una musa e il volto, oltre che la voce, dei Madredeus nel mondo. Risulta pertinente, allora, l'unica definizione di saudade che Magalhães azzarda: «È l'allegria di essere triste, perché tu sei triste per una buona ragione, per qualcosa che hai vissuto. Credo che questa presenza delle esperienze passate e la tua disponibilità a coltivare i ricordi, sia un meccanismo psicologico che ti mantiene in un certo modo aperto a sentire e vivere di nuovo cose buone e simili».
E la speranza è che la saudade diventi una risorsa anche per il futuro del gruppo. Questa pausa forzata della produzione artistica potrebbe servire a un contatto reale con la città, che nel frattempo si è trasformata, soprattutto ampliando quella caratteristica che Pedro aveva definito (con un sorriso) «cosmopolitismo dei poveri». Aspet - tando i nuovi dias dei Madredeus.
Con la collaborazione di Antonio Cardiello
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