Lettere e commenti - marzo 2008

FONDO AMICI: BILANCIO 2007

Sono un gesuita indiano che ha studiato per alcuni anni in Italia. Dopo un periodo di missione in Brasile sono rientrato in India ormai quasi trent'anni fa. Ora sono rettore di un collegio dei gesuiti nello Stato del Kerala, in una zona montagnosa non raggiunta da alcuna strada asfaltata. Eppure abbiamo 1.300 alunni, la maggior parte dei quali arrivano a scuola a piedi. Tra loro il 30% sono aborigeni, una categoria particolarmente emarginata in India. Le spese sono molte, ma per fortuna lo Stato ci aiuta nel pagamento degli insegnanti e, alcuni anni fa, la Conferenza episcopale italiana ci ha sostenuto nella ristrutturazione dell'edificio. Scrivo questa lettera soprattutto per ringraziarvi dell'invio gratuito di Popoli, una rivista che apprezzo molto per il suo sguardo internazionale e missionario e che mi aiuta a mantenere viva la memoria dell'Italia e della sua lingua così musicale.

P. M. Kuriakose S.I.
Wajanad, Kerala (India)

Pubblichiamo questa lettera anche come concreta testimonianza di una delle persone aiutate attraverso il «Fondo amici» di Popoli. Istituito alla fine del 2006, questo fondo viene alimentato dalla generosità di tanti abbonati, con gli obiettivi e le modalità spiegati nel riquadro qui a fianco. Cogliamo l'occasione per comunicare l'entità della somma raccolta nel 2007, pari a 2.525 euro. Questi soldi sono stati utilizzati per pagare le spese di stampa e invio di Popoli a quanti (missionari e missionarie, seminaristi, studenti, persone in difficoltà) ne fanno richiesta. A tutti coloro che hanno contribuito e a quanti vorranno farlo in futuro va il nostro grazie.


IL DILEMMA DEI CALENDARI

Grazie per l'informazione che, attraverso Popoli, ci portate su tante zone tenute in ombra dai mass media. Mi permetto di segnalare un piccolo errore apparso nel numero di dicembre 2007, a pagina 59, a proposito delle differenti date di celebrazione del Natale in ambito cattolico e in ambito ortodosso. Nel box «Quando» si dice che il calendario giuliano è di dodici mesi di trenta giorni ciascuno, oltre a cinque (o sei) giorni posti alla fine dell'anno. In realtà il calendario giuliano (detto così da Giulio Cesare) è identico al nostro gregoriano (stessi mesi con diversa durata), eccetto che quest'ultimo prevede che gli anni secolari non divisibili per quattro (ad esempio il 1700) non siano bisestili. Questa riforma,promulgata da Gregorio XIII nel 1582 (su suggerimento dell'astronomo Luigi Giglio), è stata attuata per far sì che l'anno «civile » corrispondesse con l'effettivo anno solare. Infatti, prima della riforma, ad esempio, il solstizio d'inverno non veniva a cadere il 21 dicembre ma ben prima, intorno alla festa di Santa Lucia (da cui il noto proverbio), ecc. Per ovviare all'inconveniente, oltre appunto alla previsione di sopprimere gli anni bisestili negli anni secolari non divisibili per quattro, il papa decise che il giorno successivo al 4 ottobre 1582 sarebbe stato il 15 ottobre, eliminando di fatto undici giorni, che sono quelli, sommati agli anni bisestili computati dal calendario giuliano e non dal gregoriano, che portano alla differenza tra le date liturgiche. Aggiungo che, in effetti, alcuni calendari africani (mi pare quello etiopico e quello egiziano) prevedono dodici mesi di 30 giorni ciascuno e al termine dell'anno 5 (o 6) giorni, ma non hanno rapporti con il calendario giuliano bensì con antichi calendari greci.

Gianluca Coletto
Busalla (Ge)


CATTOLICI TROPPO BUONI

Nel 1687 l'allora Padre generale dei gesuiti, Tirso González de Santalla, diede alle stampe il manuale Convertire i musulmani. Oggi, stando alla «rivoluzione » di Pedro Arrupe, egli dovrebbe essere considerato un pazzo irresponsabile. Oggi si fanno convegni per dimostrare quant'è buono l'islam, pur sapendo che - fatte le debite eccezioni - il mondo di Maometto è oggi pericoloso quanto il comunismo di Stalin e il nazismo di Hitler. I protestanti alle loro origini si diffusero vincendo dibattiti, i quali vennero rifiutati quando i cattolici furono in grado di dare ottime risposte fondate sulla Bibbia. Ora si incoraggiano incontri ecumenici in cui la verità viene sempre più diluita, fingendo un riavvicinamento che c'è soltanto grazie alla dissimulazione della nostra identità. Così, ad esempio, in America latina decine di milioni di cattolici si sono convertiti al protestantesimo. Mi consola osservare nella Chiesa di oggi un certo ritorno alla tradizione e alla prudenza.

Remo Mattei
Genova

La lettera del nostro abbonato rispecchia quel clima di paura che ormai da tempo alberga tra noi cattolici. Una paura che ha radici diverse ma che spesso si manifesta con atteggiamenti arroganti. Riteniamo che una di queste radici patogene sia la non conoscenza della storia e della dottrina stessa della Chiesa. Se proprio non si vuole prendere in considerazione il Concilio Vaticano II, basterebbe considerare il magistero di Giovanni Paolo II; ormai sono passati più di 20 anni dall'incontro interreligioso di Assisi del 27 ottobre 1986. Ma si potrebbe citare anche quanto lo stesso Giovanni Paolo II scriveva il 13 novembre 1992 al Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso: «La verità è che i contatti interreligiosi, accanto al dialogo ecumenico, sembrano ormai strade obbligate, perché tante dolorose lacerazioni, avvenute lungo il corso dei secoli, più non accadano e quelle residue siano presto risanate». L'«oggi» di cui parla il nostro Mattei è dunque cominciato da un bel po'... Consigliamo vivamente anche la lettura del recente e accurato testo di Emanuele Colombo, Convertire i musulmani. L'esperienza di un gesuita del Seicento (Bruno Mondatori, 2007), che racconta la vicenda umana, spirituale e intellettuale proprio del padre Tirso González de Santalla, eletto Generale della Compagnia di Gesù nel 1687.


CELLULARI ALL'ASILO

Siamo i bambini di una scuola materna della provincia di Milano. Abbiamo letto dell'iniziativa del Magis «Una nuova vita per i cellulari usati». Ci è sembrata interessante e così l'abbiamo proposta ai nostri genitori come iniziativa di solidarietà durante lo scorso Avvento. Abbiamo raccolto diverse decine di cellulari, consegnati alla sede di Popoli lo scorso gennaio. Speriamo di avere dato anche noi un piccolo contributo.

Bambini, insegnanti e suore della Scuola materna San Giuseppe
Boffalora (Mi)

Come testimonia questa lettera, l'iniziativa lanciata dal Magis, l'Ong dei gesuiti italiani, e sostenuta da Popoli, sta trovando risposte creative e generose. A livello nazionale, ci informa l'ufficio stampa del Magis, sono ormai quasi 8mila i cellulari raccolti: apparecchi obsoleti o non più funzionanti, ma che contengono preziosi componenti. Attraverso una procedura di riciclo rispettosa dell'ambiente, è possibile rivendere i cellulari a società specializzate e ricavarne denaro che verrà utilizzato per sostenere i progetti di cooperazione della Ong in Africa. La campagna - che proseguirà a oltranza - ha tra l'altro ricevuto in febbraio il determinante appoggio dell'Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani), che ha invitato tutte le amministrazioni locali ad aderire alla raccolta. Ricordiamo ai lettori di Milano e dintorni che la nostra redazione è uno dei punti di raccolta dei cellulari usati. Per saperne di più, www.magisitalia.org, numero verde 800.999.099.

© FCSF - Popoli

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