La scoperta dell'America fu accompagnata da equivoci linguistici: gli «indiani », la topografia e... il tacchino. Quando lo trovarono nel nuovo continente, gli esploratori inglesi lo confusero col Çulluk, l'uccello turco apprezzato in patria e così lo chiamarono turkey. Nel 1782, quando si trattò di decidere quale sarebbe stato il simbolo degli Stati Uniti, Benjamin Franklin - editore, scrittore, statista, filosofo e inventore - propose proprio il tacchino. Per un solo voto prevalse la bald eagle, l'aquila di mare dalla testa bianca.
Anche il Thanksgiving Day (Giorno del ringraziamento), detto anche «Turkey day», segnala l'ambiguità dei ricordi e delle identità. Per la tradizione esso ripete il banchetto del 1621, quando i «padri pellegrini» incontrarono gli irochesi che li avevano accolti. Un mito che ha anche il suo «eroe incivilitore» (secondo l'espressione usata dagli etnologi): l'indiano Tis skwan tum aveva insegnato ai pellegrini l'arte dell'agricoltura e della pace, impegnandosi per la stipula di un trattato, subito infranto, con i Wampanoag.
Al mito corrisponde il rito, per il quale tocca al capofamiglia distribuire la carne del tacchino e al presidente statunitense celebrare con i suoi soldati. Ma, come ogni mito, anche questo ha le sue bugie. Il pranzo dei pilgrims non bastò alla convivenza tra indiani e coloni e la storia testimonia la decimazione dei nativi. Gli statunitensi faticarono a riconoscere il loro debito: solo nel 1988 gli indigeni trovarono posto nella celebrazione ufficiale del Thanksgiving Day. Varie «giornate del ringraziamento » accompagnano la storia degli Stati Uniti: da quella celebrata da Frobisher, il primo esploratore sbarcato nel 1578, alla celebrazione di Saratoga nel 1777, a quella del 1863, quando Lincoln, volendo pacificare il Paese dopo la guerra civile, collocò il Thanksgiving Day nel quarto giovedì di novembre.
Questa festa non è l'unica che vede il tacchino protagonista: esso compare sulle tavole di molti statunitensi anche a Natale e Pasqua. Ma nel Giorno del ringraziamento il consumo di tacchino raggiunge l'apice: secondo una ricerca di mercato, il 95% degli americani consuma questo tipo di carne. Se l'iconografia ricorda la bugia delle pacifiche relazioni tra coloni e indiani, il tacchino permette comunque agli statunitensi di sentirsi di nuovo ospiti.
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