I due complessi di villette a schiera in costruzione spiccano già dalla strada che dal centro di Besana Brianza porta nella piccola frazione di Calò. Nel cantiere immerso nel verde è all'opera un gruppo di muratori. Said e Moustapha discutono animatamente sulle rifiniture di una finestra. Antonio, dall'alto di un ponteggio, dà alcune direttive a Bragan e Mohammed. Potrebbe sembrare un cantiere edile come se ne vedono tanti in questa zona: manodopera che proviene un po' da tutto il mondo, ritmi di lavoro brianzoli. Questo, invece, è un cantiere speciale. Perché qui Moustapha, Bragan e compagni stanno costruendo con le proprie mani quelli che tra un paio di mesi diventeranno i loro appartamenti.
Il segreto di questo cantiere, sorto un paio d'anni fa, si chiama «autocostruzione associata della casa». Una formula secondo cui semplici cittadini si uniscono in cooperativa e, grazie all'aiuto di professionisti del settore e di tecnologie di edificazione all'avanguardia, mettono mano alla cazzuola per costruire la propria abitazione, abbattendo così i costi fino al 60-70%: i primi appartamenti terminati a Ravenna, di circa 96 mq, sono stati pagati 72mila euro, con un mutuo mensile di 500 euro.
SOGNI E SUDORE
«Avevo visto il bando in Comune», racconta in un momento di pausa Mohammed Gafsi, nato in Tunisia, in Italia da 27 anni e da una decina brianzolo d'adozione. «Dal momento che con mia moglie e i due figli avevamo sempre abitato in affitto, cercai di saperne di più. Credevo si trattasse dell'assegnazione di una normale casa popolare e invece... ». Mohammed si è trovato insieme ad altri nove soci, per la metà immigrati come lui, selezionato per un progetto di autocostruzione che coinvolgeva - oltre al Comune che avrebbe messo a disposizione il terreno e l'Aler (Azienda lombarda edilizia residenziale) che avrebbe pensato al finanziamento - anche l'Ong Alisei, pioniera del settore in Italia.
Se per Mohammed, che aveva già esperienza nel campo delle costruzioni, l'idea non ha suscitato particolari preoccupazioni, Moustapha era più perplesso. E non solo perché, nella vita, fa il metalmeccanico: «La prospettiva di impiegare tutti i week-end e le ferie, per due anni, lavorando in cantiere mi spaventava - racconta -. Alla fine però ho accettato. È stata molto dura, ho fatto tanti sacrifici, ma pensare che tra poco avrò finalmente una casa tutta mia, in cui il mio piccolo Yassin non dovrà più soffrire l'umido, mi riempie di soddisfazione ». Quando prenderanno possesso degli appartamenti, i soci della cooperativa Arcoiris dovranno pagare per dieci anni un affitto a canone moderato, dopodiché potranno riscattare la casa a un prezzo già stabilito, più basso rispetto ai costi di mercato.
«Si tratta del tipo di autocostruzione "a proprietà differita" - spiega la responsabile di questi progetti per Alisei, Simona Montesi, versandosi del tè dal thermos che qualcuno ha portato al cantiere -; l'altro tipo, a proprietà diretta, prevede che nel momento in cui gli autocostruttori entrano negli appartamenti comincino subito a pagare le rate del mutuo». Alisei si occupa di cercare le banche disposte a concedere i pre-finanziamenti alle cooperative (favorendo l'accesso al credito), tenere i rapporti con le pubbliche amministrazioni, selezionare i soci e soprattutto offrire agli autocostruttori la consulenza di uno staff di architetti e tecnici professionisti.
«Non abbiamo inventato nulla - continua Montesi -: Alisei ha solo importato in Italia una modalità di edificazione che in alcuni Paesi del nord Europa, come Danimarca, Germania e Gran Bretagna è molto diffusa (in Irlanda il 25% del patrimonio immobiliare popolare è in autocostruzione, ndr), e che nel nostro Paese era stata sperimentata in modo estemporaneo nel dopoguerra e in qualche caso negli anni Settanta». Negli ultimi anni le cose sono cambiate molto in fretta. Era il 2002 quando Alisei ha cominciato a collaborare con l'architetto Giuseppe Cusatelli, «teorico» italiano dell'autocostruzione. Da allora la casa «fai da te» in Italia ha conosciuto un vero boom. In particolare dal 2004 sono nate decine di cantieri - dalla Lombardia all'Emilia Romagna, dall'Umbria al Veneto -, che coinvolgono oltre quattrocento famiglie. La cause: il costo del mattone e il disagio abitativo crescente in Italia, in particolare tra le famiglie straniere.
CONOSCERSI PER CONVIVERE
Ma se è vero che le problematiche legate all'accesso alla casa hanno imposto l'adozione di pratiche innovative per il contenimento dei costi, l'esperienza dell'autocostruzione associata non nasce soltanto per rispondere a istanze economiche: uno degli obiettivi principali è contribuire a un progetto di società solidale e multiculturale. «Non a caso la scelta di proporre bandi rivolti sempre per metà a cittadini stranieri è un nostro imprinting, a cui teniamo molto - racconta Anna Pasini, architetto responsabile della progettazione di Alisei -. Uno dei pilastri dell'autocostruzione è proprio quello di favorire la socializzazione e l'integrazione tra i futuri vicini di casa: l'esperienza perderebbe di senso se fosse solo una modalità per offrire alloggi a un prezzo calmierato. La nostra idea è che, unendosi e rimboccandosi le maniche insieme, si può raggiungere un obiettivo importante come la casa di proprietà, e anche contribuire a creare una società integrata». Perché il cantiere diventa un microcosmo, attorno a cui ruotano non solo gli autocostruttori, ma anche le loro famiglie: un parente viene a dare una mano, le mogli passano a portare qualcosa per rifocillare i muratori, poi si incontrano alla scuola materna frequentata dai bambini, chiacchierano. E pian piano si intrecciano relazioni.
Certo, la convivenza sul cantiere non è sempre semplice. «Siamo persone diverse, ognuna con un suo approccio al lavoro, ognuna con le proprie abitudini. È naturale che spesso si discuta, anche animatamente!», chiarisce Mohammed, aggiungendo che, tuttavia, «le diverse culture di provenienza non costituiscono un problema». Naturalmente, poi, ogni cooperativa rappresenta un'esperienza unica e peculiare. «In alcuni casi si creano interazioni molto positive - continua Anna Pasini -: nel cantiere di Pieve Emanuele (Mi) ogni occasione è buona per organizzare grigliate, festicciole, momenti conviviali». E spesso si comincia già a fare progetti per il «dopo », per quando, cioè, gli autocostruttori diventeranno vicini di casa: «I soci di una cooperativa costituita a Ravenna hanno già deciso che, una volta entrati nei loro nuovi appartamenti, creeranno un asilo nido di condominio per ospitare i bambini che in questi due anni sono nati nelle famiglie coinvolte nel progetto».
Il fatto di aver lavorato fianco a fianco per costruire insieme la propria casa come influisce sui rapporti di vicinato? Chi può rispondere a questa domanda per esperienza diretta, sono i soci della cooperativa Cela di Abbiategrasso (Mi): dieci famiglie che alla fine degli anni Ottanta ottennero l'assegnazione di un lotto nel contesto dei Piani di edilizia economica popolare e decisero di buttarsi in un'esperienza pionieristica di autocostruzione. «All'inizio eravamo un po' titubanti - racconta Pasqualino Bax, oggi 54enne -, eravamo coscienti che l'impresa sarebbe stata dura, ma alla fine decidemmo di tentare lo stesso». Sfidando anche le resistenze del Comune, dove tutti erano pronti a scommettere sul fallimento dell'iniziativa. «Invece, dopo quasi vent'anni, guardando indietro non possiamo che essere soddisfatti - assicura Bax, papà di due figli -. Sebbene le diverse famiglie abbiano conservato i propri spazi, tra noi c'è sempre stata la consapevolezza di poter contare, in qualunque momento, su persone con cui avevamo condiviso un grande progetto».
L'autocostruzione associata, insomma, sembra avere tutte le carte in regola per rappresentare una risposta importante al disagio abitativo e alla disgregazione sociale. «Sicuramente ci sono aspetti da perfezionare, senza contare che manca ancora una normativa nazionale che regolamenti la materia spiega Simona Montesi -. Ma sono stati fatti passi da gigante: oggi sono gli stessi enti locali che ci contattano perché sono interessati ai nostri progetti ». E se la neonata impresa sociale Sotto il tetto punta a promuovere questo nuovo modello edilizio, a Firenze è sorto un Centro internazionale di ricerca, formazione e documentazione su autocostruzione e autorecupero, mentre Alisei ha presentato un progetto di legge nazionale che obbligherebbe ogni Comune a prevedere spazi destinati all'autocostruzione associata. Sembra davvero che la casa «fai da te» sia destinata ad accogliere sempre più inquilini.
© FCSF - Popoli