Nell'era della globalizzazione, il turismo assume connotazioni nuove, sia dal punto di vista economico (è ormai un'industria tra le prime al mondo), sia da quello culturale (come occasione di scambio tra mondi diversi), persino da quello esistenziale. Con Turisti e felici? Il turismo tra benessere e fragilità (Vita e Pensiero, Milano 2007, pp. 134, euro 12) il sociologo Paolo Corvo propone un'interessante lettura a più dimensioni del fenomeno.
«Felicità», «benessere», «fragilità» sono concetti piuttosto impegnativi, che hanno a che fare con le nostre emozioni più profonde. Da dove nasce l'idea di associarli a un fenomeno come quello turistico?
In effetti il turismo è in stretta relazione con la dimensione emotiva della nostra esistenza: da sempre la vacanza è sinonimo di svago e divertimento, ma in questi ultimi anni si è caricata di nuovi significati. Il disagio dell'io occidentale, sazio di benessere economico, ma ormai incapace di amare e di vivere profondamente relazioni, ideali, professioni, accresce la nostra fragilità e talvolta ci consegna alla depressione. Allora la vacanza diventa l'unica possibilità di recuperare ciò che sembra irrimediabilmente perduto: la nostra identità, gli affetti, le speranze, un rapporto più armonioso con la natura e con il tempo. Speriamo così, o forse ci illudiamo soltanto, di raggiungere il nostro atavico desiderio di felicità, di un ben-essere che ci realizzi pienamente.
Nel volume e nel suo lavoro di ricerca ha indagato anche il fenomeno del cosiddetto «turismo solidale» nel Sud del mondo. Quali le sfide, in questo settore, per gli operatori e per gli stessi turisti?
Senza la capacità di rapportarsi con altri popoli e culture, l'idea stessa di viaggio perde senso. Il turismo solidale rappresenta certamente un modello importante di valorizzazione delle relazioni Nord-Sud del mondo, ma proprio per questo richiede una grande professionalità da parte degli operatori e motivazioni autentiche dei turisti. Occorre superare logiche che, consciamente o meno, conducono ad atteggiamenti e comportamenti poco rispettosi dell'alterità, vanificando ogni possibilità di relazionarsi e di mettere in discussione i nostri modi di pensare e i nostri stili di vita. Certo si tratta di sfide che richiedono coraggio, capacità di capire e cambiare.
Il libro non manca di mettere in rilievo ambiguità e criticità del fenomeno turistico. Si chiude, però, con un paragrafo intitolato Speranze: quali sono queste speranze?
Il sogno della vacanza a volte si traduce in un incubo o comunque in una delusione, sia per il sistema turistico, che riflette spesso i mali del nostro tempo, sia perché noi stessi portiamo in valigia i problemi della quotidianità da cui vorremmo sfuggire. Ma è esattamente dalla vita di ogni giorno che dobbiamo ritrovare speranza, dallo sforzo faticoso di non dare nulla per scontato, in famiglia, sui luoghi di lavoro, nei luoghi sociali di partecipazione, alla ricerca di un'umanità nascosta, che quasi teme di manifestarsi ma che è ancora presente. Giustizia, cittadinanza, sobrietà, sono concetti da tradurre nel concreto delle nostre storie, con razionalità e passione.
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