Quando leggo un articolo come quello di Silvano Fausti su La messe e gli operai (novembre 2007) sono veramente contento: se ci si affida alla Sacra scrittura si può stare tranquilli che essa non è mai di parte. Essa è una spada tagliente che opera equamente, senza fare figli e figliastri. Essa ci porta all'assoluta centralità ed essenzialità di Cristo, impedendoci di divagare verso modernismi. Tuttavia, nelle domande finali per la riflessione trovo scritto: «L'amore è in povertà e gratuità: dove entra il denaro, diventa meretricio ». Ebbene, il mondo moderno è un'epoca di investimenti, di produttività del denaro. Solo a queste condizioni può formarsi il benessere e non si scende al livello del Terzo mondo, mentre questo sale al nostro livello. Ci sono numerosi casi di imprenditori credenti che danno i mezzi alla Chiesa per soccorrere i poveri. Certamente essi apprezzano il denaro, ma il loro donare è gratuito, non si aspettano alcun vantaggio nell'aldilà o in questo mondo.
Lettera firmata
Genova
Risponde lo stesso padre Silvano Fausti: «Grazie per la lettera. Sono da poco rientrato dalla Guinea Bissau, ultimo nella lista dei Paesi poveri. Ho tenuto alcuni corsi alla gente del posto sul "discorso della montagna", i capitoli dal 5 all'8 del Vangelo di Matteo: il discorso comincia con la beatitudine della povertà, che non solo è reale, ma deve raggiungere addirittura il cuore. Confesso: oltre che vergogna, avevo paura che questo messaggio fosse per loro una presa in giro. Invece capivano meglio di me che la ricchezza è origine di guerre, ingiustizie e miserie. Essere ricchi dà la possibilità di dominare gli altri e sentirsi superiori a loro. Questo è il principio di tutti i mali del mondo. La via della salvezza che Dio ha scelto è quella di dare e condividere invece di possedere e accumulare, di servire invece di dominare, di essere umili invece che orgogliosi: è la via dell'amore e della vita, opposta a quella dell'egoismo e della morte. Il nostro dare ai poveri non è un atto di generosità, ma un dovere. Non salva i poveri, salva noi (vedi la parabola su Lazzaro e il ricco epulone, Lc 16,19- 30). I poveri, ai quali già ora il regno di Dio appartiene, saranno saziati quando noi cominceremo a seguire la via di Dio e non quella di "mammona". Dobbiamo invertire la nostra scala di valori. Allora noi pure entreremo nel Regno e i poveri saranno saziati.
Importante per i poveri è che il nostro dare non sia un modo di renderli funzionali ai nostri falsi valori. Importante per noi è che il nostro dare non sia un alibi alla nostra coscienza, un modo di giustificare il sistema di ricchezza che sta all'origine della povertà. Non a caso i Paesi poveri sono stati colonizzati, schiavizzati e sfruttati da noi. E ancora adesso sono costretti a fornirci le materie prime, per poi comprare da noi i prodotti. E noi fissiamo il prezzo sia delle une che degli altri».
Vi scrivo per esprimere il mio apprezzamento per la scelta editoriale di Popoli, di raccontare i Paesi del mondo e la loro gente con un concreto e «moderno» interesse alla vita reale, alle condizioni politico-sociali, con un approccio rispettoso della diversità culturale, lucido e intelligente. Tutto ciò consente al lettore una partecipazione intensa e garbata a quanto succede attorno a noi, che ci restituisce il senso della responsabilità dell'essere cristiani oggi, in questo mondo globalizzato, pieno di contraddizioni che ci interrogano. Questo senso di illuminata e solidale responsabilità per chi vive a fianco a noi nella comunità globale è il mio augurio, attraverso l'abbonamento a Popoli, alle coppie di amici che si sono sposati durante lo scorso anno, che spero rinnovino ogni mese la gioia di avere nella loro casa una grande finestra in più sul mondo.
Eleonora Attaguile
Milano
I primi mesi del 2008 mi hanno tolto quel poco di speranza che nutrivo nella «rinascita» dell'Africa. Avevo letto infatti articoli incoraggianti, specie sulle sue prospettive di sviluppo economico nei prossimi anni. Poi ecco la grave crisi in Kenya e i sommovimenti in Ciad, per fortuna, pare, rientrati abbastanza in fretta, ma che hanno comunque provocato decine di morti e centinaia di profughi. Senza contare le situazioni irrisolte in Sudan, in Zimbabwe e in altre regioni. Non riesco a capire se tutto è rimasto come ai tempi del colonialismo - l'Africa terreno di scontro tra le grandi potenze, con la Cina come new entry - oppure se davvero è l'Africa che è incapace di salvare se stessa.
Francesco Villani
Velletri (Roma)
Il paradosso africano è che il continente non può permettersi di essere ricco. Le sue ingenti risorse minerarie (petrolio, oro, ecc.) fanno gola ai Paesi più sviluppati e a quelli in forte crescita, come Cina e India. Allo stesso tempo le classi dirigenti africane scontano ancora un deficit di formazione ereditato dal periodo coloniale e non sempre sono in grado di gestire le ricchezze a vantaggio del bene comune. Questo alimenta un vortice di corruzione, nepotismo, ingiustizie ai danni della popolazione più debole. Un vortice nel quale il Nord del mondo si trova a giocare un ruolo non sempre limpido e trasparente. Il cammino verso un continente pacificato, nel quale il benessere sia diffuso, è quindi ancora lungo.
Vorrei condividere con voi quanto abbiamo vissuto in Kenya negli ultimi mesi drammatici, in cui abbiamo sofferto molto. Molte case sono state date alle fiamme, negozi e piccole aziende sono state costrette a chiudere, molte persone hanno perso il posto di lavoro. Io stessa sono stata costretta a chiudere la mia attività commerciale. Adesso che Mwai Kibaki e Raila Odinga hanno trovato un accordo per gestire il potere insieme, cercherò di riaprire il negozio. Alcuni amici mi hanno aiutato ad acquistare la merce, molta della quale è stata saccheggiata durante i disordini.
r.l.
Nairobi (Kenya)
Ho letto con molto interesse l'inchiesta pubblicata sul numero di novembre intitolata All'ombra del compasso sulla presenza (passata e presente) della massoneria in Africa. Aggiungo un dettaglio che mi pare interessante per comprendere il ruolo delle logge nel continente, in particolare nel Gabon, segnalando che anche Albert Schweitzer era un eminente esponente massone.
Vito Romaniello
E-mail
L'appartenenza di Albert Schweitzer alla massoneria non è certa, anche se verosimile. Nel secolo scorso, molti membri della classe dirigente africana erano massoni. Segnaliamo tra loro Cecil Rhodes, imprenditore e colonizzatore (per conto della Gran Bretagna) degli odierni Zimbabwe e Zambia, e Ismail Pascià, viceré d'Egitto che avviò la costruzione del Canale di Suez.
Complimenti per l'editoriale di febbraio, Se vince lo scontro: una ventata d'aria fresca e pulita, soprattutto sensata.
Tonino Nocera
E-mail
Ho trovato azzeccato l'editoriale di febbraio. È ora di abbattere degli steccati che risalgono al secolo scorso. Soprattutto sulle questioni cosiddette «eticamente sensibili» occorre che i cristiani ricomincino un lavoro paziente di sensibilizzazione dal basso nella società e nella cultura. Bisogna essere consapevoli che ormai la maggioranza la pensa in un altro modo e anche tra gli stessi cristiani si trovano posizioni eterogenee. Alimentare lo scontro, trincerandosi dietro le proprie certezze, non porta da nessuna parte.
Fabrizio Ferrari
Sesto San Giovanni (Mi)
Mi pare che la vostra presa di posizione nell'editoriale di febbraio sia ingenerosa verso la stampa cattolica e pecchi di «cerchiobottismo». Le provocazioni arrivano soprattutto dalla stampa laica, sempre attenta a strumentalizzare e a mettere il papa e i vescovi in una cattiva luce, quando dicono qualcosa che dà fastidio alle loro coscienze.
Agnese De Carli
Verona
© FCSF - Popoli