Ricordano un po' le antenne paraboliche che abbiamo sui tetti e sui balconi. Queste parabole però non servono per catturare i canali televisivi, ma per cuocere i cibi e rendere potabile l'acqua. Sono il «motore» principale dei forni solari, un'invenzione che sfrutta il calore del sole per creare energia nel più totale rispetto dell'ambiente. Dal 2000, il gesuita Pietro Rusconi ha iniziato a produrre questi forni solari in Ciad. O, meglio, acquista da una ditta tedesca le lamelle che compongono la parabola e fa costruire da artigiani ciadiani il telaio che la sorregge. In sette anni sono stati prodotti 300 forni: 150 in funzione a Sahr (nel Sud) e altrettanti a Mongo (nel Centro). A trarne i maggiori benefici sono le donne, non più costrette a percorrere chilometri per procurarsi la legna, anche se spesso fanno fatica ad adattarsi alla nuova tecnologia. «L'ecologia è importante - spiega Pietro Rusconi -. Però voglio sottolineare anche un altro aspetto. I telai dei forni vengono costruiti da ciadiani, che in questo modo imparano un lavoro che può essere utile per loro e per la comunità in cui vivono. Ad essere coinvolti non sono solo cattolici, recentemente abbiamo lavorato anche con musulmani. Con loro si è creata un'intesa perfetta, il presupposto per un dialogo duraturo».
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