Cammini di giustizia - maggio 2008
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Messico
Dietro le quinte del paradiso

Turisti in crescita esponenziale, fatturati a gonfie vele e boom dell'edilizia alberghiera. Ma chi sono gli attori non protagonisti che reggono la scenografia di una vacanza da sogno? Il caso di una delle capitali del turismo «tutto incluso» (anche lo sfruttamento)

Carlos Amorín
QUINTANA ROO (MESSICO)

Messico

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Riviera Maya, Cancún, Cozumel, Playa del Carmen, Isla Mujeres: sono tutti sinonimi di relax, divertimento, lusso e dolce vita. Questi «paradisi» del turismo sono situati nello Stato messicano di Quintana Roo, che si affaccia sul Mar dei Caraibi, e negli ultimi dieci anni hanno avuto tassi di crescita elevatissimi in termini di visitatori e di fatturato (pur restando ancora lontani dal massimo delle loro potenzialità economiche). Nel 2006, sono entrati nello Stato di Quintana Roo 10 milioni di turisti; tre milioni e mezzo sono sbarcati dalle navi da crociera che qui fanno tappa obbligata.
Gli Usa occupano il primo posto nella classifica degli ingressi turistici in Messico, con quasi 9 milioni di persone nel 2007. I turisti italiani rappresentano ancora una nicchia (circa l'1,3% di tutti i turisti che arrivano in Messico ogni anno), ma sono in crescita: nel 2007 sono stati 166.729, il 2% in più rispetto all'anno precedente. Il giro d'affari del settore turistico in Messico vale 13 miliardi di dollari: un terzo di questo fatturato proviene da Quintana Roo.

IL GOVERNO INVESTE
Il Messico è uno dei casi di maggiore successo in un contesto globale in cui il turismo sta diventando sempre più strategico e in cui le pressioni - politiche e commerciali - sono tanto forti quanto grande è la posta in gioco (cfr box). In questo contesto di grande espansione le catene alberghiere multinazionali vivono in una perenne competizione per conquistare la maggior quantità possibile del denaro che questi milioni di viaggiatori muovono. Molti Paesi del Sud del mondo, spesso governati da avide oligarchie, combattono a loro volta per attrarre i protagonisti del business turistico globale e gli investitori.
Non a caso, in febbraio, il presidente messicano Felipe Calderón, incontrando gli operatori del settore turistico nazionale e internazionale, ha offerto loro «maggiori garanzie» per gli investimenti nel Paese e ha annunciato la creazione di un fondo nazionale per le infrastrutture, che darà un «deciso impulso» all'attività turistica. «Il governo - ha assicurato Calderón a imprenditori e finanziatori - sta lavorando per darvi tutte le garanzie necessarie affinché i vostri affari, nell'ambito delle condizioni di mercato, abbiano successo». Calderón ha anche promesso una «lotta dura» per tutelare la sicurezza dei turisti, degli investitori e una stabilità economica che permetta di sviluppare progetti di medio e lungo periodo.
In realtà, in Messico, il quadro politico e legislativo è già molto attraente per gli investitori del settore, tanto che il nuovo polo turistico nello Stato di Quintana Roo è stato costruito in pochi anni e già risulta ai primi posti nelle graduatorie mondiali. È difficile calcolare con precisione l'ammontare globale degli investimenti nella zona, poiché la maggior parte delle imprese ha il domicilio fiscale nella capitale messicana o in altre metropoli, e dunque gli investimenti sono contabilizzati altrove.
Qualche dato però è disponibile: ad esempio, il ministero dell'Economia afferma che, tra il 1999 e il 2006, gli investimenti nella zona di Quintana Roo provenienti dalla sola Spagna hanno raggiunto i 114 milioni di dollari. Il 70% si è concentrato nel settore alberghiero.
Il boom del settore turistico in questa zona ha causato un'esplosione altrettanto forte del settore edilizio, gestito anzitutto da imprese spagnole. La capienza delle strutture alberghiere a Quintana Roo è di 70mila posti letto, distribuiti in quasi 800 alberghi. In particolare, Cancún offre 27mila posti, la Riviera Maya circa 35mila. La domanda di manodopera nel settore edilizio è crescente e i lavoratori locali sono ormai pienamente impiegati. Così si ricorre all'«importazione» di muratori (e non solo) da altre zone del Paese.

DAL CHIAPAS ALLA TERRA PROMESSA
Se si riesce per un attimo a guardare oltre le luci della sfavillante Cancún, a resistere al fascino del «mondo che non dorme mai perché la festa mai finisce », si può incontrare la Cancún «dei dolori», la Cancún che lavora molto e guadagna poco, dorme altrettanto poco, ma non per scelta, e mangia ancora meno, giusto quanto basta per cominciare una nuova giornata di lavoro.
Secondo l'Istituto nazionale di statistica, ogni settimana arrivano a Cancún tremila immigrati in cerca di impiego, e quasi tutti vanno a finire in uno dei 300 insediamenti abusivi che, come cerchi concentrici, si sono sviluppati negli ultimi 35 anni intorno alla «città felice ». I più popolosi sono Valle Verde, Reyes e Avante, nati tutti meno di dieci anni fa. È significativo che in questi insediamenti si parlino 52 delle 60 lingue indigene del Messico. Tutto ciò spiega l'esplosione demografica che sta vivendo Cancún, con un tasso di crescita annuale della popolazione pari al 5%. Secondo l'ufficio regionale del ministero dello Sviluppo sociale, metà degli 800mila abitanti di Cancún vive in condizioni di povertà, alcuni in estrema povertà. Le abitazioni di questi lavoratori, che passano le loro giornate a costruire alberghi di lusso, sono costituite da quattro fragili pareti con un tetto traballante, in cui si affollano uomini, donne, anziani e bambini, a volte parenti tra loro, a volte semplicemente riuniti per necessità. Non ci sono luce elettrica, servizi sanitari e acqua corrente. In una zona in cui, per otto mesi all'anno, la temperatura supera i 35 gradi, la vita diventa un inferno di polvere e sporcizia.
Quando è ancora notte, gli uomini lasciano le baraccopoli incamminandosi verso i luoghi in cui saranno raccolti dai mezzi di trasporto delle imprese costruttrici che li porteranno nei cantieri. La fila di lanterne ne incontra una in senso contrario: sono gli operai che tornano dal turno di notte. Dopo circa mezz'ora di marcia gli operai salgono sui bus, per arrivare sui luoghi di lavoro dopo circa due ore.
La maggior parte dei lavoratori immigrati che vanno a cercare fortuna nella «terra promessa» del turismo latinoamericano proviene dal Chiapas, lo Stato più povero del Messico. Secondo un'indagine della Caritas di San Cristóbal de las Casas, l'80% degli immigrati impiegati a Quintana Roo come muratori è di sesso maschile, tre su quattro hanno un'età compresa tra i 15 e i 34 anni, il 60% è sposato e ha figli; di questi, solo il 20% porta con sé la propria famiglia. Il 16% è analfabeta e solo il 30% è andato oltre le scuole primarie. Si calcola inoltre che almeno duemila immigrati guatemaltechi lavorino a Quintana Roo senza documentazione di alcun tipo. La metà di coloro che lavorano in questa zona dice di guadagnare tra i 400 e i 600 dollari al mese. Il 20% non arriva a 400 dollari, mentre il restante 30% guadagna tra i 600 e i 1.000 dollari. Spesso spendono la metà dello stipendio per pagare il diritto a dormire in un'amaca appesa sotto un tetto o su un materasso buttato sul pavimento di una stanza sovraffollata in una casa popolare. La maggior parte è priva di qualunque assicurazione sanitaria, né riceve i contributi, visto che lavora in nero. La solitudine e lo sradicamento portano molti lavoratori, specialmente i più giovani, a cercare palliativi nell'alcol e nella droga. La sproporzione tra donne e uomini fa sì che questi ultimi ricorrano abitualmente alle prostitute locali, che prestano i loro «servizi» in condizioni igieniche penose. Si calcola che la metà dei lavoratori immigrati abbia contratto malattie veneree o sia stata contagiata dall'Hiv.
Nel paradiso caraibico del tutto incluso, dietro le quinte del boom del turismo, un'enorme massa di lavoratori in stato di semi-schiavitù sostiene la scenografia.
 


LA SCHEDA

Secondo l'Organizzazione mondiale del turismo, nel 2006 il giro d'affari a livello mondiale ha raggiunto i 733 miliardi di dollari, vale a dire 2 miliardi di dollari al giorno. Il turismo rappresenta il 35% circa delle esportazioni mondiali di servizi, e questa percentuale sale a oltre il 70% nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2006 si sono registrati 846 milioni di partenze/arrivi internazionali, e nei primi otto mesi del 2007 la cifra è salita a 610 milioni, 32 milioni in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Si stima che il 2007 abbia chiuso con un totale mondiale di 900 milioni di partenze/arrivi internazionali.
 
 

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