Colombia, record di raccolta informale
In Colombia non esiste una politica che promuova il recupero dei rifiuti, eppure il Paese è al primo posto in America Latina per lavorazione e trasformazione dei rifiuti solidi e al 18° posto al mondo per riciclo di carta e cartone. In quest'ultimo settore, in particolare, la Colombia recupera 57 tonnellate di carta ogni 100 prodotte, quantità superiore alle 31 tonnellate recuperate in media in Europa e alle 53 del Giappone. Il settore dà lavoro a 15mila persone, molte delle quali sfollate a causa del conflitto tra esercito e ribelli. Solo seimila di loro però fanno parte di cooperative o associazioni legalmente organizzate. Il resto lavora in modo informale nei depositi, nelle discariche e nelle strade. Un lavoro duro, che spesso li occupa per 14 ore al giorno fruttando un guadagno non superiore ai 15 dollari. La carta raccolta viene venduta a intermediari che, a loro volta, la vendono alle industrie.
Manoscritti salvati da tecnici italiani
Al recupero e alla conservazione dei manoscritti arabi in Mauritania partecipano anche esperti italiani. Sono i tecnici dell'Istituto centrale per la patologia del libro a prendersi cura di una parte consistente dei 30mila volumi nelle città storiche di Ouadane, Chinguetti, Tichitt e Oualata. Si tratta di libri antichissimi scritti in arabo, presenti nelle biblioteche storiche di questi quattro centri, un tempo importanti crocevia carovanieri. L'Istituto (nato nel 1938 e dipendente dal Ministero per i beni e le attività culturali) partecipa al progetto «Biblioteche nel deserto», che ha come obiettivo la protezione della fragilissima carta dalle insidie del vento, della sabbia e della polvere che ne minacciano l'integrità. Il restauro e la conservazione di questi libri e la formazione di tecnici locali permetteranno di salvaguardare una ricchezza culturale inestimabile che dal 1996 è entrata nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco.
Minacciata foresta indonesiana
In gennaio il Wwf Indonesia ha acceso i riflettori sulla foresta di Bukit Tigapuluh, nella parte centrale dell'isola di Sumatra, una delle zone naturali più ricche di biodiversità con oltre 250 specie di mammiferi e uccelli. Qui si concentrano alcune attività illecite di disboscamento e costruzione di strade da parte della App (Asia Pulp&Paper), azienda indonesiana tra le maggiori al mondo per la produzione di cellulosa e carta, e di alcune società collegate. In base a indagini delle autorità locali, secondo il Wwf, la App avrebbe già distrutto illegalmente 20mila ettari di foresta e le sue attività sconvolgono anche la vita di due popolazioni indigene. Inoltre il territorio minacciato è particolarmente importante per la tutela delle tigri e degli oranghi.
Cartiera inquinante nell'Alto Paranà
A Puerto Libertad, in Argentina, si sta compiendo un disastro ecologico di vaste proporzioni. La responsabile sarebbe l'impresa forestale e di cellulosa Alto Paraná, che fa parte del gruppo cileno Arauco. A lanciare l'allarme è stata l'associazione Amici della Terra, che ha puntato il dito contro l'azienda che rifornisce di cellulosa il 50% dell'industria cartiera argentina. Secondo gli ambientalisti i ruscelli sono stati contaminati con sostanze tossiche e sono stati coperti di tronchi e rifiuti che non permettono di seguire il loro corso naturale. Questo ha provocato la progressiva distruzione della flora e della fauna, in particolare della fauna ittica. Nel vicino Cile un'altra impresa del gruppo Arauco, la Celulosa Arauco y Constitución, sarebbe responsabile dell'inquinamento di numerosi corsi d'acqua. Una sua cartiera avrebbe distrutto il «santuario naturale» Carlos Anwandter.
Il gigante deve riciclare
La Cina è il Paese che fa maggior uso di carta riciclata per ridurre la dipendenza da cellulosa e dallo sfruttamento delle foreste. Secondo i dati forniti dall'organizzazione Forest trends con sede a Washing - ton, in dieci anni, dal 1996 al 2006, il gigante asiatico ha aumentato le importazioni di carta da riciclare da 3 a 20 milioni di tonnellate, soprattutto da Giappone, Europa e Stati Uniti. Oggi perciò, oltre metà delle fibre per produrre carta in Cina derivano dalla carta straccia. Ma la rapida espansione dell'industria cartiera cinese rappresenta comunque una minaccia per le foreste dell'Indonesia e della Siberia, fonti privilegiate di materia prima in Asia orientale.
Cartiere sudafricane fonte di inquinamento
L'industria cartiera è uno dei settori trainanti dell'economia sudafricana, ma il prezzo che il Paese paga in termini ambientali è altissimo. Il Sudafrica è al 18° posto per la produzione di polpa di cellulosa (2,3 milioni di tonnellate all'anno) e al 24° per produzione di carta. Le grandi cartiere sudafricane sono però tra le più inquinanti del continente. La regione nella quale sono concentrate e in cui riversano i loro scarichi ha la massima incidenza di tumori. Gli abitanti la chiamano la «Valle del cancro».
Uffici italiani, record di spreco
Gli uffici italiani (in particolare quelli finanziari) sprecano molta carta. Secondo uno studio realizzato dall'istituto Ceris-Cnr, ogni anno i nostri impiegati consumano 240 miliardi di fogli di carta per un peso totale di 1,2 milioni di tonnellate, pari a 20 milioni di alberi e quattro milioni di tonnellate di anidride carbonica. Le imprese assicurative e gli studi dei commercialisti sono in testa alla classifica dello spreco, con 3,1 miliardi di pagine annue per circa 12mila tonnellate di carta e 26mila metri quadrati di spazi per l'archiviazione. Si calcola che attraverso la digitalizzazione dei documenti si potrebbero risparmiare tra le 168mila e le 259mila tonnellate di carta (13-21% del consumo complessivo nazionale) e 900mila tonnellate di anidride carbonica.
La guerra delle cartiere
Nel 2002 il governo di Montevideo ha firmato un accordo con la spagnola Enef e la finlandese Botnia per la costruzione di due fabbriche di pasta di cellulosa sulle rive del lago che divide Uruguay e Argentina. Ben presto gli abitanti della città argentina di Gualeguaychú si sono ribellati, denunciando il rischio di contaminazione delle acque. Lo scontro è arrivato fino alla Corte di giustizia internazionale dell'Aja che, nel 2006, ha dato il via libera al progetto, il maggiore investimento nella storia dell'Uruguay (1,8 miliardi di dollari). La Botnia ha iniziato la produzione a fine 2007. Ma l'Argentina non ci sta: ha rivolto un nuovo appello all'Aja, mentre la popolazione prosegue i blocchi stradali, come è avvenuto anche la scorsa Pasqua. |
QUANTO
80%
L'80% delle foreste che in passato ricoprivano la superficie del pianeta sono state distrutte, la maggior parte negli ultimi 30 anni. Il legno ricavato è stato utilizzato per produrre carta e prodotti di legno a basso prezzo. A lanciare l'allarme è Greenpeace: «Un'area delle dimensioni di un campo di calcio viene disboscata ogni due secondi - spiegano i responsabili dell'associazione ambientalista sul loro sito -, 76 Paesi hanno già perso tutte le foreste, alcune delle quali millenarie. La maggior parte è stata distrutta da compagnie del legname». I continenti più colpiti sono l'America latina (soprattutto l'Amazzonia), l'Africa (Rep. dem. Congo, Camerun, Ghana, Liberia, ecc.) e l'Asia meridionale. Il legno ricavato viene utilizzato anche per prodotti di bassa qualità: carta igienica, cartoni per il latte, stuzzicadenti, guide telefoniche, ecc. Attualmente, solo il 5% della carta mondiale viene prodotta da piante che si rinnovano ogni anno come canapa, lino, cotone, ecc. |
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