«Continuo a non capire che cosa ci faccio qui». La voce di M., al telefono, suona scoraggiata. Da una decina di giorni vive al Centro di identificazione di Crotone, una distesa di container che ospitano circa 1.500 persone. È arrivato nell'Italia settentrionale in dicembre per chiedere asilo politico. «Mio fratello vive a Roma - racconta -. L'ho raggiunto subito, mi ha aiutato a presentare la domanda d'asilo». Secondo la legge italiana, «il richiedente asilo non può essere trattenuto al solo fine di esaminare la domanda d'asilo presentata». Però può essere inviato a un Centro di identificazione «per verificare o determinare la sua nazionalità o identità, qualora egli non sia in possesso dei documenti di viaggio o d'identità, oppure abbia, al suo arrivo nello Stato, presentato documenti risultati falsi».
M. non ha presentato documenti falsi. Anzi, si è fatto spedire dal suo Paese la carta d'identità. «La prima volta che sono andato in Questura, ne avevo solo una fotocopia inviata per fax. Non ho portato documenti con me durante il viaggio, era troppo rischioso. Al secondo appuntamento avevo con me l'originale, ma nessuno l'ha guardato». Sul foglio che gli viene fatto firmare, senza che nessuno glielo traduca, c'è scritto che dovrà presentarsi a Crotone perché «non ha esibito documenti d'identificazione e non ha indicato elementi concreti su cui si basa la sua domanda di asilo politico».
Anche quando gli traducono il testo, M. continua a non capire dove ha sbagliato. Compra comunque un biglietto e parte per Crotone. L'Italia non ha ancora deciso se accoglierlo o no, ma lui l'ha già attraversata tutta. «Arrivato al Centro - racconta - hanno solo registrato il mio nome. Per la prima notte non c'era nemmeno un letto disponibile». Come avviene spesso in questi casi, i connazionali fanno gruppo. Quattro chiacchiere, una sigaretta, due calci a un pallone. Si confrontano le esperienze. Ma alla fine si è più confusi di prima: «C'è chi dice una cosa, chi ne dice un'altra. Sul mio foglio c'è scritto che starò qui venti giorni, ma continuo a incontrare gente che è qui da vari mesi».
Il Centro di Crotone è utilizzato sia per l'identificazione dei richiedenti asilo, sia per la prima assistenza. Vengono raccolte le persone appena arrivate, in attesa che si decida se ammetterle o meno alla procedura d'asilo. In questo caso la legge non stabilisce un limite temporale al trattenimento. Come in tutta Italia, anche a Crotone l'inverno scorso il freddo è stato pungente e non c'é sempre il riscaldamento. Da giugno in poi i container si surriscaldano e non si respira. Ma per allora, se la legge verrà rispettata, M. dovrebbe essere già uscito. Per lasciare il posto a un altro come lui.
IN ATTESA DI MODIFICHE
La legge Bossi-Fini (L. n. 189/2002) prevede, in alcune circostanze, il trattenimento dei richiedenti asilo in centri di identificazione. Da tempo le associazioni che lavorano con gli immigrati si battono perché venga eliminata questa misura che contraddice la costituzione italiana e gli standard internazionali. Il governo Prodi, tuttavia, anche in occasione del recepimento delle direttive europee in materia, non ha apportato alcuna modifica. Anzi, di fatto, quasi tutti coloro che chiedono asilo in Italia vengono trattenuti, anche se sono provvisti di documenti di identificazione. Questo comporta disagi dovuti al sovraffollamento delle strutture e maggiori spese per lo Stato: un posto in un centro di accoglienza, che offre anche accompagnamento legale e corsi di lingua, costa meno della metà. |
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