Lettere e commenti - maggio 2008
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PERCHÉ AIUTARE I MUSULMANI?

A proposito di «gratuità e Vangelo» (cfr domanda e risposta nelle lettere del numero di aprile), senza peli sulla lingua vorrei aggiungere che a Sarajevo i francescani danno giornalmente da mangiare a circa 500 musulmani poveri. Vi sono poveri anche fra i cristiani ma per loro non è dignitoso approfittare. Invece i musulmani approfittano della mensa gratuita a spese della comunità cristiana. Ne ho discusso con un francescano e mi ha detto che aiutare anche chi ha fede contraria o diversa fa parte del messaggio cristiano. Chiedo a voi: ma un modo di pensare di questo tipo non è suicida?

Raffaele Serafini
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Caro lettore, può piacere o meno, essere accolto o rifiutato, ma questo è il modo di pensare di Gesù, il criterio che ha guidato la sua vita e l'ha portato a morire in croce.
Dare la vita per gli altri è cosa ben diversa dal suicidarsi. E infine ci lasci dire: basta con questo «incubo» dei musulmani brutti e cattivi, portatori delle peggiori inclinazioni e nemici dei cristiani, persino quando, affamati, non fanno altro che accettare un pezzo di pane.


DIARIO DA MONGO

Un carissimo amico mi ripete spesso: «Cosa fai in una città come Mongo, dove i ribelli passano annualmente a date quasi fisse, come le rondini? In un Paese come il Ciad, dove siete ritornati ai tempi biblici nei quali, arrivata la primavera, i re si mettono in guerra?». La domanda è appropriata. Infatti Mongo da un po' di anni è diventato il passaggio obbligato dì tutte le ribellioni. I movimenti di opposizione armata, bloccati dalle piogge duranti i mesi estivi, riprendono a combattere non appena le piste diventano praticabili, in ottobre. Si raggruppano in Darfur, dove il Sudan li riarma, e poi penetrano ìn Ciad senza trovare alcuna resistenza. L'esercito, infatti, schierato a difesa delle città importanti dell'est, non può controllare tutto il territorio. Così scorazzano tranquillamente da noi mentre militari, poliziotti e governanti si nascondono. Poi, se si sentono abbastanza forti, i ribelli spingono la loro armata di Toyota all'assalto della capitale. Di solito tuttavia non toccano le popolazioni civili, che anzi cercano di ingraziarsi: i primi tempi erano accolti come liberatori contro la dittatura dell'attuale presidente, che è stato ed è ancora il campione del mondo nella classifica dei corrotti.
Quest'anno, dopo essere stati respinti dalla capitale in seguito a durissimi combattimenti, sono arrivati a Mongo e dintorni con 400 Toyota superarmate e hanno dichiarato che avrebbero fatto della città la capitale provvisoria del Ciad liberato. Altro che liberazione! Ne hanno combinate di tutti i colori: furti di macchine, gasolio, denaro. È successo anche nelle quattro residenze della nostra missione cattolica. Poi se ne sono andati all'arrivo dell'esercito. Allora, per tornare alla domanda iniziale dell'amico, la mia risposta è sempre la stessa: «Ma è proprio per questo che continuiamo a lavorare qui in appoggio a ciadiani e ciadiane di grande valore, che non mollano e che si sentirebbero completamente abbandonati se anche noi partissimo».
Allora, adesso che il temporale è passato, la vita è ripresa dappertutto e noi ci rimbocchiamo le maniche per preparare le nostre comunità cristiane alla festa di Pasqua. Contro le forze del male, che oggi minacciano l'esi stenza stessa del pianeta terra, la Risurrezione del Signore è una luce e una certezza che ci conforta a riprendere sempre il cammino. Alla barba dei ribelli e del presidente campione del mondo dei corrotti.

Franco Martellozzo S.I.
Mongo (Ciad)


COMMERCIO EQUO E ASSISTENZIALISMO

Ho letto con interesse l'articolo sul commercio equo solidale, di Renata Livraghi, pubblicato sul numero di aprile. Mi chiedo però se non sia più importante che tutti arrivino almeno a garantirsi i mezzi di sussistenza, prima di intraprendere la via del commercio equo solidale. Mi spiego: ha senso comprare prodotti equo-solidali per mantenere popolazioni povere? Non è meglio che queste popolazioni creino invece i mezzi per autosostenersi e decidere. Il commercio equo e solidale può avere solo un valore provvisorio, ma non deve assolutamente essere un fondamento. Il commercio equo e solidale rischia di creare assistenzialismo, dipendenza.

Lettera firmata
Milano

L'intento del commercio equo e solidale è esattamente quello che il lettore auspica, cioè promuovere il rafforzamento delle autonome capacità produttive dei Paesi in via di sviluppo. Come? Garantendo, almeno in una fase iniziale, che i beni messi sul mercato dai produttori locali incontrino una domanda e possano essere venduti a un prezzo equo. In questo modo si sostiene la nascita e la crescita di una produzione locale autonoma, che non dipende più dagli aiuti internazionali né da forme di assistenzialismo. Certamente, dato il grande successo del commercio equo e solidale, è necessario fare passi ulteriori e innovativi per rendere ancora più efficace questo strumento: e questo era proprio l'argomento dell'articolo che abbiamo pubblicato.


I MIEI DUBBI SULLA CIRCONCISIONE

Dopo la pubblicazione dell'importante dossier sulle mutilazioni genitali praticate alle bambine in vari Paesi (cfr Popoli, n. 10/2006), scrissi alla rivista una lettera (che fu gentilmente pubblicata) dove facevo notare che anche i bambini maschi sono soggetti, tra gli ebrei e non solo, a una dolorosa pratica, quella della circoncisione. Un supplizio, così lo chiamerei, al quale dovetti assistere negli anni in cui lavoravo come infermiera in un ospedale americano. Penso che le sofferenze inflitte dagli adulti a tanti piccoli innocenti, con la scusa della tradizione, dovrebbe far riflettere seriamente.
Ciò che ora mi induce a tornare sull'argomento è stato un lungo articolo di un giornalista del Corriere della Sera inviato in Israele, del 25 ottobre scorso. Mi è piaciuta soprattutto la spiegazione del perché si continui anche ai giorni nostri a fare la circoncisione, spiegazione data da un avvocato israeliano che si è ribellato alla prassi seguita fedelmente da tutti. Egli dice: «Tutte le altre tradizioni stanno scomparendo. Così la gente si tiene stretta questa, perché è più facile. La fai una volta e non ci pensi più. Soprattutto la fai a qualcun altro».
Ricordo anche, in conclusione, che l'associazione dei pediatri statunitensi nel 1999 ha dichiarato che non ci sono ragioni sanitarie per la pratica della circoncisione.

Lucia Muraro
Montecchio Maggiore (Vi)


IN RICORDO DI UN'AMICA DI POPOLI

Il 24 marzo si è spenta D'Alma Folco Zambelli, viaggiatrice, documentarista e giornalista. Nata nel 1913, laureata in Lettere classiche con specializzazione in archeologia, fin da giovane ha coltivato la passione dei viaggi. Accompagnata dalla fedele macchina fotografica, ha visitato decine di Paesi. Frutto di questi viaggi sono stati alcuni libri e molti articoli per riviste turistiche e missionarie, tra le quali Popoli, con cui ha collaborato fino a non molti anni fa.


© FCSF - Popoli

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