Magis - maggio 2008
Il Magis è l'Organizzazione non governativa dei gesuiti italiani. Ogni mese su Popoli, attraverso il racconto di un progetto di cooperazione, è possibile approfondire problemi e speranze dei Paesi del Sud del mondo.

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Quando la guerra ipoteca il futuro

In Africa i frequenti scontri tra esercito e ribelli condizionano le Ong, costrette a elaborare solo progetti a breve termine: il caso Ciad

Guerre civili, violenze, carestie, instabilità economica e politica. Sono purtroppo solo alcuni dei principali mali che attanagliano l'Africa. Al tempo stesso rappresentano le sfide che si trovano ad affrontare ogni giorno i missionari e le Ong impegnate nella solidarietà internazionale, tra le quali il Magis.

Il Ciad è uno dei Paesi africani in cui queste sfide si manifestano ogni giorno in tutta la loro drammaticità. Lo spiega Franco Martellozzo, gesuita, collaboratore del Magis in Ciad e vicario della prefettura apostolica di Mongo, città che si trova nella regione del Guera a 520 chilometri a est dalla capitale N'Djame - na. Martellozzo ricorda che, nel corso delle violenze che hanno coinvolto il Paese africano a gennaio e febbraio, la missione ha subito da parte dei ribelli «la requisizione di viveri e di alcune autovetture», ma che il suo lavoro si è «interrotto solo nei tre-quattro giorni in cui non si poteva proprio girare per le strade».

La situazione sta lentamente tornando alla normalità anche se sono riemerse antiche problematiche come «il mancato pagamento degli stipendi degli impiegati statali». A seguito delle violenze è anche cambiato il governatore locale e dunque «abbiamo perso del tempo per presentarci e spiegare la nostra missione ma, in generale, non abbiamo riscontrato particolari difficoltà in questo campo», osserva Martellozzo.

Un avvicendamento degli amministratori non è ostacolo insormontabile, ma se ad andare e venire troppo di frequente sono i ribelli, il lavoro si fa decisamente più complicato. Operare in un Paese povero e politicamente instabile può portare le Ong a puntare esclusivamente su progetti di breve termine: niente infrastrutture, ma piccoli interventi per aiutare comunità locali. «In Ciad - continua Martellozzo -, abbiamo costruito molti pozzi perché passano pochi mesi dalla progettazione alla costruzione. Ma anche piccole dighe, banche di cereali e scuole». La risposta più adeguata alla sfida dell'instabilità economica e politica è appoggiarsi principalmente sulle forze locali e favorirne lo sviluppo e l'autonomia. Infatti, se le violenze dovessero in futuro degenerare in una vera e propria guerra civile e di conseguenza tutti gli stranieri fossero costretti a partire, «l'unico modo per garantire la continuità del lavoro è che i ciadiani si trovino nelle condizioni di saperlo fare da soli».

Padre Martellozzo indica nell'autosufficienza finanziaria il fine ultimo dei progetti di cooperazione e di solidarietà internazionale. Ad esempio, il progetto Magis delle cucine solari in Ciad (cfr Popoli n. 4/2008) va nella giusta direzione poiché non necessita di «un'assistenza tecnica o di aiuti finanziari successivi» e il loro utilizzo è molto semplice. Solo le lamelle di metallo che rifrangono il sole sulla pentola vanno importate, ma la struttura portante si produce in loco.


Maurizio Debanne

© FCSF - Popoli

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