Nel libro La sessualità nell'Islam, l'antropologo Bouhdiba sostiene che l'islam sia un farsi carico della vita biologica, un'arte di vivere la propria corporeità risacralizzandola di continuo. Il corpo è concepito come un dono di Dio, che bisogna coltivare e ben decorare: per questo, la maggior parte delle donne di religione islamica, maghrebine in particolar modo, è attenta alla cura del corpo, alla sua levigazione e alla pulizia, non solo per compiacere l'uomo, ma anche come testimonianza della possibilità di disporre a piacimento della propria individualità.
Ciò avviene come una forma di «completezza», messa in atto dalla donna, contro l'incompletezza sociale imposta da alcune società islamiche ancora tradizionalmente segregazioniste: le ragazze della Mauritania, ad esempio, sin da bambine, sono obbligate a un «ingozzamento» forzato per diventare pingui e floride, secondo i canoni del piacere virile. Al contrario, in alcuni Paesi maghrebini, la donna persegue un processo di emancipazione anche attraverso la scelta di un certo abbigliamento: «A Casablanca come al Cairo, la donna non è quella che sta nell'harem, dietro al velo, ma una che si mette anche i jeans, il trucco agli occhi, le scarpe con i tacchi, una che ascolta Laura Pausini!», dice Nadia, immigrata in Italia da alcuni anni. Anche nel contesto migratorio, per la maggior parte delle donne maghrebine la cura del corpo si configura come affermazione del sé contro lo sguardo altrui, sia esso di un uomo o di una donna non connazionale; spesso viene recepito (e perseguito) l'ideale di un corpo snello e longilineo, conforme alla moda occidentale, pur fedele all'habitus culturale da cui è stato plasmato e forgiato.
PUREZZA ORIGINARIA
Sia nel Paese d'origine sia in quello d'accoglienza, la cura del corpo è dunque parte integrante della vita della donna maghrebina, che scopre la bellezza e l'intimità prima di tutto nell'hammam, il bagno turco: esso segna i momenti fondamentali del ciclo della vita femminile (nascita, menarca, matrimonio, puerperio), divenendo spazio di igiene, di piacere ma anche luogo di incontro e di colloquio con altre donne. Non a caso, infatti, nelle città italiane in cui si registra un'elevata presenza di maghrebini c'è almeno una struttura adibita a bagno turco, normalmente gestita dagli stessi immigrati, il cui ingresso è aperto a giorni alterni per uomini e donne.
Nell'hammam il corpo, continuamente minacciato da segni di impurità (come il sangue mestruale o post-partum), ritrova la purezza originaria e la sua dimensione olistica (cioè che dà importanza all'organismo nel suo complesso), attraverso la pulizia della carne morta, il bagno caldo e la depilazione totale: ogni segno di pelosità, al di fuori dei capelli, deve scomparire, anche le sopracciglia devono essere rese molto sottili. Al di sotto della jellaba o del velo, si nasconde, dunque, un corpo sinuoso e levigato, che non lascia spazio ad alcuna traccia di virilità. Si riscopre quel benessere fisico che è, prima di tutto, espressione del legame diretto dell'individuo con il divino, nel quale la purezza e l'impurità non sono considerate soltanto questioni igieniche ma dimensioni appartenenti alla sfera del sacro, come avviene per la nudità. All'interno dell'hammam, anche a contatto con le altre donne, la nudità completa è teoricamente vietata; infatti, per non contravvenire alla legge islamica, la donna può farsi vedere nuda soltanto dal proprio marito, dal momento in cui perde la verginità. Ogni forma di esibizione della propria nudità è ritenuta illecita, contro il pudore e la riservatezza che l'osservanza religiosa e il costume tradizionale impongono.
La donna si reca all'hammam per la purificazione dopo un atto sessuale o in preparazione dello stesso (anche per questo una frequenza assidua può essere considerata sospetta); per le abluzioni che precedono la preghiera (la purificazione totale o parziale) o semplicemente per trovare un momento di intimità con se stessa, lontana dalla rete familiare. Nei Paesi di origine, la donna frequenta il bagno turco abitualmente una volta a settimana, normalmente dopo mezzogiorno; vi si reca in compagnia di qualche parente o amica, munita dell'occorrente che prepara con cura: recipiente per versare acqua, zoccoli, spazzola, pietra pomice e guanto di crine, sapone nero.
CURE DOMESTICHE
Ciò avviene più raramente nel contesto migratorio, dove spesso all'hammam si sostituiscono incontri pomeridiani di sole donne, generalmente connazionali, in abitazioni private, che diventano luogo di tolettatura e di cure estetiche reciproche: «L'hammam in Italia non è come da noi; la struttura è diversa, le persone sono diverse - dice Mariya -. Allora preferiamo stare a casa, tanto lì abbiamo tutto per farci belle. Abbiamo più privacy, poi qui costa di più che in Marocco».
Durante queste riunioni «al femminile» si presta particolare attenzione alla cura del viso e degli occhi, ritenuti strumento di seduzione e specchio del benessere di tutto il corpo, e alla profumazione e decorazione della pelle. Un viso ben levigato è specchio di un corpo armonioso e di un benessere interiore. Si preparano rimedi naturali applicati sul volto, come l'olio d'oliva o di mandorla, le maschere di ghassul o «fango del Nilo» (una sorta di argilla, utilizzata anche per rinforzare i capelli) e argan, un olio impiegato per levigare la pelle; sugli occhi si applica il khôl (solfato di piombo impiegato anche per curare le congiuntiviti) per dare risalto e accentuare la profondità dello sguardo; lo swack (estratto dalla corteccia del noce) viene utilizzato come dentifricio naturale: dà alle gengive una colorazione scura e fa risaltare il colore dei denti; infine si abbelliscono piedi e mani con disegni floreali all'henné, soprattutto in occasione di feste religiose o di ricorrenze tradizionali.
Il profumo della pelle e del corpo acquista particolare importanza come strumento di seduzione, impiegato anche nelle pratiche magico-religiose: all'acqua di rosa, lavanda, mirto e sandalo, che stimola l'attrazione e il desiderio maschile, si aggiungono l'ammoniaca e l'allume utilizzati per scacciare spiriti negativi, grazie al loro odore nauseabondo, come anche fumigazioni profumate impiegate nelle cerimonie religiose e mistiche, nelle invocazioni dei santi e per la purificazione di ambienti e abiti.
Il potere della donna, inoltre, sia nella sfera domestica che in quella sociale si concretizza nella gestione dell'acqua in differenti mansioni della vita quotidiana (pulizia personale, cucina, ecc.), sul latte, per la capacità di nutrire il bambino e di instaurare legami parentali, e sull'henné (con cui viene decorata in diversi momenti della vita), foriero di benedizione. La bellezza del corpo è fondamentale anche per le puerpere, le quali, subito dopo il parto e il conseguente lavaggio di purificazione che si svolge nell'hammam, vengono cinte intorno ai fianchi con un lenzuolo, necessario a rimodellare le forme naturali e sinuose del corpo. Inoltre, anche il neonato scopre l'hammam e acquista la percezione del proprio corpo a contatto con quello della madre, la quale si prende cura di lui dalla pulizia alla profumazione, in un rapporto di intima complicità corporea.
Tutto ciò dimostra come il corpo della donna maghrebina, musulmana, non sia soltanto mezzo biologico e anatomico, che prova benessere o dolore, ma esprima il linguaggio delle emozioni e dei desideri apparentemente celati, che si svelano attraverso la cura e la bellezza del sé. In tal modo la donna rivendica la propria soggettività, affermando la dimensione individuale e identitaria del corpo parlante.
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