Sul modello del complesso di Piazza Vittorio a Roma sono nati ensamble che uniscono immigrati e italiani: l'integrazione viaggia su sonorità nuove
Contaminazione e liberazione. Ovvero l'incontro fra culture diverse dà vita a musica di grande pregio e apre spazi per l'integrazione di strumentisti immigrati che altrimenti sarebbero relegati all'attività di strada.
Il fenomeno delle orchestre multietniche conferma il prodigio della musica, capace di scardinare schemi precostituiti, evadere prigioni (sociali) e creare forme d'espressione assolutamente innovative.
Il nome che sintetizza tutto ciò e si lega all'esperienza più fortunata in questo senso è quello dell'Orchestra di Piazza Vittorio a Roma (quartiere Esquilino), un ensemble plasmata da Mario Tronco, tastierista degli Avion Travel, che nel 2002 cominciò a cercare elementi per costituire il gruppo: «Semplicemente buttai lì con un amico che mi sarebbe piaciuto creare un'orchestra con musicisti stranieri che abitavano a Roma».
Certo gli inizi non furono facili, la tragedia dell'11 settembre era ancora tremendamente in primo piano e Mario Tronco dovette anche scontrarsi con la diffidenza serpeggiante che non favoriva i rapporti e gli scambi di idee con gli extracomunitari. Ma vinti tutti i sospetti, l'Orchestra di Piazza Vittorio decollò diventando una clamorosa realtà: 18 musicisti impegnati in più di 100 concerti all'anno, due cd all'attivo (L'Orchestra di Piazza Vittorio, 2003; Sona, 2006), un film (L'Orchestra di Piazza Vittorio di Agostino Ferente, 2007) e un'entrata economica garantita a tutti i componenti proprio dal successo del complesso. «Così siamo riusciti a creare una ventina di posti di lavoro - ricorda Tronco - e quelli che fra loro erano clandestini hanno ottenuto il permesso di soggiorno».
L'etno-pop sviluppato dall'Orchestra (nel quale confluiscono sfumature appartenenti al retroterra culturale di musicisti provenienti, fra l'altro, da Ungheria, Tunisia, Senegal, Brasile, Argentina, Cuba, Ecuador, India e Stati Uniti) provocò, a suo tempo, un piccolo terremoto nel mondo musicale, portando alla luce un territorio sonoro del quale si ignorava l'esistenza e che in questi anni è stato apprezzato anche in Europa, Australia, America Latina e Stati Uniti. Non solo, la parabola della grande band di Mario Tronco, si è orientata verso la musica classica, con una rilettura del «Flauto Magico» di Mozart che sarà portata in tournée nel corso del prossimo anno.
Dimostrata la bontà del seme, il giardino è subito fiorito. E così dietro alla creatura di Tronco ecco comparire a Milano l'Orchestra di Via Padova, zona storica della capitale meneghina, calderone di razze e culture (cfr Popoli n. 1/2008, p. 40), sapientemente assemblata da Mario Latronico, grazie a un finanziamento della Provincia di Milano che ha permesso anche di realizzare nel 2008 il cd Tunjà.
Poi, ancora a Torino, l'Orchestra di Porta Palazzo, sedici elementi senza un vero direttore artistico («per essere tutti sullo stesso piano») e con la speranza di Mauro Basilio ed Elisa Fighera di diventare «patrimonio artistico della città». Ma non è finita, ci sono ancora da sottolineare le esperienze dell'Orchestra di Piazza Caricamento a Genova, la Trianon Viviani di Napoli, sotto l'esperta guida di Daniele Sepe, infine l'Orchextra Terrestre di Corrado Bulgaro a Trento (nel 2007 ha realizzato il cd Musiche dell'altro mondo). Tutte con una frase ben chiara scritta sullo spartito: il meticciato non è un problema, ma un valore che la magia delle note può rendere davvero unico.
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