Dal 9 al 16 agosto scorso, due biblisti, Daniele Garrone e Piero Stefani, hanno condotto insieme una delle Settimane di studio della Bibbia che da oltre vent'anni i gesuiti organizzano in estate a San Giacomo di Entracque, fra le montagne del parco dell'Argentera, in provincia di Cuneo. Il tema affidato loro era: «In principio: il racconto di Genesi 1-11». Come stimolo e guida per la riflessione vi era anche un lungo sottotitolo: «Creazione e colpa (o maturazione?); fraternità/fratricidio; Dio cambia perché l'umanità non cambia; un solo Dio/molti popoli; ambivalenza delle civiltà...». Come spiegano gli organizzatori, studiare la Bibbia e fare un vero approfondimento che aiuti a capire la ricchezza della Parola di Dio, è la via inesorabile per giungere a una fede consapevole. Lo stile comporta lezioni, confronto, lavori di gruppo e dinamiche interattive. I momenti di preghiera, di vita comunitaria e di autogestione della casa sono altre componenti importanti della proposta.
Il dato peculiare di questa settimana è stata la combinazione ecumenica dei due relatori: Garrone è decano della Facoltà teologica valdese di Roma, Stefani è un biblista cattolico. È ormai opinione diffusa che i tempi attuali mostrino segni di fatica e smarrimento, se non addirittura di regressione, riguardo al dialogo ecumenico. L'iniziativa di San Giacomo, allora, costituisce ben più che un motivo di speranza per la ripresa di una fruttuosa attività di incontro tra fratelli cristiani di diverse appartenenze: è la proposta di un metodo di dialogo ecumenico.
In effetti, incontrarsi a studiare insieme la Parola di Dio è la via indispensabile per giungere all'origine stessa dell'istanza ecumenica: la consapevolezza di essere tutti redenti nel nome di Gesù Cristo. Inoltre, questa non è un'attività per soli addetti ai lavori o studiosi di professione: è un itinerario praticabile da tutti i credenti animati da un serio interesse per la Parola, interesse che sta a fondamento di ogni elaborazione teologica, perché nasce dalla condivisione dell'esperienza di Dio. Di seguito, ecco le loro brevi, ma intense testimonianze.
UN DONO PREZIOSO
(Daniele Garrone) Alle elementari, temi dal titolo Una domenica fra i castagneti, oppure Gita di primavera, si concludevano inevitabilmente con le parole «siamo tornati a casa stanchi, ma felici». Da San Giacomo sono tornato a casa - tra l'altro trasferendomi in un paese delle Valli valdesi alla stessa altitudine e di lingua occitana anch'esso! - «stanco, ma edificato». Della stanchezza non val la pena di parlare, se non per dire che era «sana», come quella al termine di una bella gita.
Merita invece soffermarsi sull'edificazione. Ho raccontato di San Giacomo come una delle più belle settimane degli ultimi anni, per tutto quel che ne ho ricevuto. È stata una settimana di ossigeno ecumenico, respirato a pieni polmoni. Di questi tempi, un dono prezioso. Raramente come a San Giacomo mi è sembrato chiaro quanto sia possibile essere uniti nella fede senza rimuovere o attenuare o nascondere le diversità. Appunto di questo si tratta nell'ecumenismo: di essere se stessi eppure sentirsi uniti non perché uguali, ma perché tutti destinatari della stessa Parola, della stessa promessa, degli stessi doni. Ci siamo sentiti raggiunti da qualcosa che è per noi tutti proprio perché è fuori di noi. Ci siamo sentiti molto liberi, ma non di quella piccola libertà un po' impacciata a cui ci si sente autorizzati perché «in mezzo alle montagne, fra quattro gatti, chi ci vede?», ma di quella libertà che ci è donata da Colui che ci chiama e che ci dice che siamo suoi, dunque di nessun altro, dunque liberi. Ci siamo sentiti molto sereni, ma non era incoscienza, bensì la fiducia di chi sa che non tocca a noi risolvere tutti i problemi e che perciò si affida a Colui che era, che è e che viene.
Abbiamo camminato insieme tutta una settimana intorno alla Bibbia in modo molto simile a come abbiamo camminato nella gita. Una bella immagine della Chiesa, come popolo in cammino. Durante la marcia si cerca, si domanda, si ascolta e si risponde, tra di noi eppure coram Deo. Tanto più di questi tempi, è quello che ci serve e che ci viene donato. Questo edifica.
SPEZZARE IL PANE
(Piero Stefani) Che cosa si porta via da San Giacomo? Ognuno il suo; ma in ciò vi è anche non poco di comune, a iniziare dal fatto che ciascuno porta via qualcosa. Ciò significa che tutti abbiamo ricevuto in quanto tutti, in un modo o in un altro, abbiamo dato.
Nella preghiera comunitaria di chiusura della settimana, si era invitati a deporre al centro della cappella un oggetto-simbolo dei giorni trascorsi. Andava accompagnato da qualche parola. C'è chi vi ha messo una macchina fotografica dicendo che lo faceva perché lì c'erano i nostri volti. Era solo un segno: i volti non erano nella macchina, ma nell'animo. La foto li conserva inerti. Invece nella memoria sono vivi, ma non di rado tendono a scolorire. Ecco perché si è responsabili nei loro confronti. Senza ossessione, a fine soggiorno si avverte il dolce imperativo di ricordarsi l'uno dell'altro. Lo si fa anche perché in quei giorni gli sguardi si sono incrociati e, forse senza conoscerla, sono stati memori della frase del pensatore russo Pavel Florenskij secondo cui «lo sguardo è la somiglianza a Dio resa presente nel volto».
Tuttavia vi sono state anche parole. Esse hanno avuto un particolare sapore per chi doveva aiutare altri a dischiudere qualche significato del testo biblico. Conservo il ricordo del mio mattiniero incrocio con il pastore Garrone, già seduto, circondato di libri, sotto il faggio secolare, come segno di una buona inquietudine. Affermare che non se ne sa mai abbastanza non è retorica: è pungolo.
Vorrei chiudere su un'altra figura. Mentre cercavamo di spiegare i primi capitoli della Genesi, nei quali la vita umana è impensabile senza quella animale, alle nostre spalle passavano dei camosci. Noi due non li vedevamo, ma gli ascoltatori li scorgevano attraverso le finestre. Ne hanno contati fino a venti. La spiegazione deve essere così: chi cerca di spezzare per altri (e non solo per sé) il pane della Parola, di frequente vede poco o nulla, ma se i suoi ascoltatori osservano alle sue spalle realtà collegate a quanto sta dicendo, egli, in virtù dell'ascolto altrui, ha raggiunto il proprio scopo.
IN CERCA DI UNITÀ
Si svolgerà come sempre dal 18 al 25 gennaio la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: nata 101 anni fa per iniziativa di alcuni pionieri dell'ecumenismo, dal 1968 si articola attorno a temi elaborati dalla Commissione «Fede e costituzione» del Consiglio ecumenico delle Chiese e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani. Dal 1975 il tema della Settimana viene scelto dalle Chiese di una specifica nazione o area geografica; quest'anno è la volta dei cristiani della Corea (Nord e Sud insieme) che propongono alla riflessione dei cristiani di tutto il mondo il passo del profeta Ezechiele: «Essere riuniti nella tua mano» |
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