Lettere e commenti - gennaio 2009
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PERCHÉ PARLARE DI VICENZA

Con tutti i problemi che ha in Brasile, dove vive e opera, il gesuita Sergio Sala ha il tempo e la voglia di scrivere sulle ragioni del movimento «No al Dal Molin» di Vicenza. Naturalmente sono in totale disaccordo con le sue tesi pacifiste, non cristiane. Quello che mi fa specie e mi dispiace è che la rivista non abbia ospitato una controlettera sull'argomento. Non si è comportata cioè come ha fatto con le due lettere a proposito dell'accordo Italia-Libia. In questo caso io sto dalla parte di Tonino Nocera (contrario, come voi, all'accordo) e contro Pierluigi Dolci.

Gian Giacomo Zucchi
via e-mail

Leggendo su Popoli di novembre le riflessioni di un gesuita a proposito della controversia relativa alla base militare di Vicenza mi sono commossa e compiaciuta. Commossa, constatando che un vicentino trasferitosi in Brasile, dove deve affrontare altri problemi, riesce a seguire con interesse le iniziative del movimento «No al Dal Molin». Compiaciuta, perché egli dimostra con le sue osservazioni che essere contro la suddetta base non significa dire «Not in my back yard» («non nel mio cortile»), come si è scritto su molti giornali, ma aver capito che il problema è di ordine morale e culturale, poiché dal Dal Molin partiranno le bombe a grappolo che l'Italia «sembra» avere messo al bando.
Circa poi il fatto che si debba rispettare un accordo preventivo (in questo caso con gli Usa), sappiamo che i nostri governi, quando vogliono, sconfessano senza problemi ciò che è stato deciso da quelli precedenti.

Franca Antonioli
Milano

Al primo lettore - che con perseveranza per certi aspetti ammirabile non ci fa mai mancare le sue critiche - rispondiamo che le lettere non si possono inventare: si pubblica quello che arriva (naturalmente selezionando se è il caso, ma senza censure né cestinando lettere scomode). Non abbiamo colpa se sulla vicenda Dal Molin ci sono arrivate solo lettere contrarie all'allargamento della base: oltre a quella di Sergio Sala, due sono state pubblicate nei numeri di aprile e giugno-luglio 2007, una quarta è quella che pubblichiamo qui. Per la gioia, immaginiamo, del signor Zucchi: almeno in questo caso, infatti, il contradditorio c'è.


IN GIAPPONE PRIMA CHE A MILANO

L'11 novembre ho ricevuto il numero su cui sono state pubblicate alcune mie foto per illustrare l'articolo sulla Sophia University, istituzione dei gesuiti. Non conoscevo Popoli e devo dire che è una grande rivista, al di là di ogni mia aspettativa. Conserverò con cura la copia inviata e continuerò a seguirvi con attenzione.

Hou Yu
Kawasaki (Giappone)

Accanto a un ringraziamento al nostro collaboratore per le parole di apprezzamento, una constatazione amara, anche se certo non nuova: il numero di novembre di Popoli è arrivato prima in Giappone che in molte case di Milano (alcuni abbonati ci hanno comunicato che a metà mese non lo avevano ancora ricevuto). È l'ennesima prova dello «stato confusionale» in cui si trovano le Poste italiane, la cui inefficienza continua a danneggiare gravemente riviste come la nostra, vendute perlopiù per abbonamento.


UN'ASSOCIAZIONE SOSPETTA

Ho appena ricevuto una lettera da parte dell'«Associazione devoti di Madre Teresa per i bambini onlus» e, accingendomi a esaudire la loro richiesta di donazione, ho tuttavia preferito, prima di effettuare un versamento, fare qualche ricerca sull'associazione e sul suo fondatore. Mi chiedevo, tra l'altro, come mai un'associazione di suore missionarie potesse dare l'avallo a una così ricca e quindi sicuramente dispendiosa campagna (oltre al sovrabbondante materiale cartaceo, c'era anche un grazioso rosario in legno). Su Internet ho trovato una vostra inchiesta in cui il fondatore di tale associazione non viene certo lodato come benefattore, anzi viene descritto quale pericoloso fondamentalista protestante.
Ho quindi deciso di non effettuare il versamento, anche perché non vedo per quale motivo debba aiutare un'associazione che utilizza il nome di Madre Teresa, quando potrei invece dare direttamente il mio supporto alle Missionarie della Carità, ben più titolate e universalmente riconosciute quale congregazione priva di ogni fine di lucro. Detto questo e ringraziandovi per avermi messo sul chi vive, vorrei comunque saperne di più sull'argomento per nutrire la mia enorme indignazione: chi è esattamente questo Sajan George Kavinkalath e come mai questa associazione continua a operare indisturbata?

Ivan Cancelliere
Lecce

Siamo lieti che il nostro lavoro informativo Le sia stato utile per effettuare una scelta più consapevole. A sua volta Lei ci fornisce un'informazione preziosa: nel preparare la nostra inchiesta (pubblicata sul n. 6-7/2008) eravamo arrivati alla conclusione che l'associazione in questione avesse interrotto le raccolte di donazioni in Italia, essendo stata diffidata dalle Missionarie della Carità dall'utilizzare il nome e la memoria di Madre Teresa. Da quanto ci scrive, invece, la raccolta fondi prosegue e dunque non mancheremo di tornare a occuparci del problema e soprattutto di segnalare la cosa alle autorità competenti.
Quanto a Sajan George, le informazioni che abbiamo raccolto su di lui sono quelle pubblicate nell'articolo. Naturalmente non c'è nulla di male a donare soldi a un protestante. Al di là della sua impostazione fondamentalista (l'ultima cosa di cui ha bisogno l'India di oggi), quello che insospettisce è che questo personaggio (e la sua associazione ramificata in tutto il mondo) «sfrutti» la memoria di Madre Teresa senza che le consorelle della beata ne sappiamo nulla. Nemmeno quelle indiane. Questo fatto ci è stato confermato da una lettera che abbiamo ricevuto dalla Segreteria generale delle Missionarie della Carità, a Calcutta, e che abbiamo pubblicato nel numero di ottobre 2008.


L'AMORE PER TAGORE E PER IL BANGLADESH

All'inizio di novembre, nella sua missione nella zona di Mongla Port, nel sud del Bangladesh, il missionario saveriano Marino Rigon (di cui anche Popoli si occupò, nel n. 2/2006) ha ricevuto telefonicamente la comunicazione ufficiale del decreto con cui è stato deciso di dichiararlo cittadino onorario di quello Stato, un Paese i cui cittadini sono musulmani per il 90% e i cristiani sono solo lo 0,3%. Padre Rigon è molto noto in Bangladesh come studioso e unico traduttore dal bengali all'italiano di letteratura bengalese (Jasim Uddin, Sorot Ciondro Ciottopaddhae), con particolare attenzione e dedizione all'opera del grande poeta Rabindronath Tagore, a cui ha dedicato la vita.
Per la sua conoscenza di Tagore ha ricevuto premi e riconoscimenti. Qui però la motivazione è diversa. La cittadinanza onoraria gli è stata conferita, infatti, per i suoi meriti di cooperatore ed eroe della guerra di indipendenza, che nel 1971 vide la separazione tra Pakistan orientale e occidentale e la nascita della nuova Repubblica popolare del Bangladesh: per aver protetto, ricoverato, curato, nutrito alcuni dei guerriglieri insorti contro il governo centrale di Karachi, in quei tremendi nove mesi che costarono centinaia di morti e migliaia di profughi verso l'India. Non va dimenticato che la lotta per l'indipendenza del Bangladesh (Terra del Bengala) parte da lontano, dal 1952, quando gli studenti bengalesi insorsero in difesa del bengali contro l'urdu pakistano, che il governo voleva imporre come unica lingua nazionale, ed è una delle pochissime rivoluzioni fatte in nome di una lingua! Lo studio di Tagore e l'amore per il popolo bengalese sono per padre Rigon intimamente connessi e frutto dello stesso spirito: quell'amore autentico e aperto, che i musulmani del Bangladesh hanno saputo riconoscere e premiare.

Laura Santoro Ragaini
Milano


I BAMBINI DI MACERATA AFFASCINATI DA RICCI

In occasione delle feste natalizie, i bambini della scuola «Anna Frank» di Pollenza, in provincia di Macerata, hanno voluto esprimere al vescovo di Macerata, mons. Claudio Giuliodori, la loro gratitudine per aver dato nuovo impulso alla causa di canonizzazione dell'illustre gesuita maceratese Matteo Ricci.
I bambini di quattro classi delle elementari, avendo studiato approfonditamente la figura e l'opera del missionario per partecipare a un progetto della Provincia, sono rimasti affascinati dalla vita avventurosa, ma anche dalla santità di questo straordinario personaggio della nostra terra.
Stupiti del fatto che dopo tanti secoli, egli non sia ancora stato dichiarato santo, i bambini hanno pensato di portare un loro piccolo contributo alla causa di canonizzazione. Hanno realizzato un fascicolo con disegni e poesie-preghiere rivolte a padre Matteo Ricci. Il volumetto presenta anche una prefazione del gesuita Giuseppe Bortone.
Il 12 dicembre, alla presenza del sindaco, del personale scolastico e dei rappresentanti dei genitori, i bambini hanno consegnato direttamente nelle mani di mons. Giuliodori il libro da loro preparato. Per introdurre il vescovo nella misteriosa atmosfera orientale che ai suoi tempi deve aver catturato anche Ricci, i bambini hanno eseguito un brano tratto dalla colonna sonora del film di Bernardo Bertolucci L'ultimo Imperatore.
Mons. Giuliodori ha apprezzato grandemente l'opera, perché per la prima volta è stato preso in considerazione Matteo Ricci per la sua santità, prima che per le sue qualità di studioso, letterato, astronomo ed etnologo.
Il volumetto dei bambini, ha detto il vescovo, sarà inviato a Roma alla «Congregazione per le cause dei santi» come documento utile per la causa di canonizzazione.

Elisabetta Nardi
Insegnante della scuola «A. Frank» di Pollenza (Mc)

© FCSF - Popoli

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