Musica - gennaio 2009
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Le giovani voci d'Irlanda

Sulla scia di gruppi come i Corrs e gli U2, nell'isola britannica si stanno affermando nuovi e interessanti talenti come Mary Black o il «tormentato» cantautore Damien Rice

Se mai ci fosse bisogno di dimostrare che la passione degli irlandesi per musica e canto trova spazio oltre i luoghi comuni, non sarebbe difficile trovare i nomi sufficienti a stilare una lunga lista. Già negli ambiti più commerciali dell'entertainment è costante la presenza della «Gente di Dublino» e dintorni. Alcuni esempi recenti sono la band familiare Corrs - con il suo caratteristico sound fatto da flautini (tin whistles), violini e ritmi pop-rock - il sentito ritorno da solista di Dolores O'Riordan (già nei Cranberries) con Are You Listening (2007), e il brano da botteghino Falling Slowly che il cantautore Glen Hansard ha scritto e poi cantato insieme a Marketa Irglova per il film Once (premio Migliore Canzone all'ultima Notte degli Oscar).

Si tratta solo di alcuni esempi, che è possibile menzionare anche senza entrare nel mondo del rock made in Ireland, in cui troneggiano gli U2 accanto a tanti altri gruppi storici come i Thin Lizzy.

In Irlanda, però, esistono artisti contemporanei relativamente giovani che, senza concedere troppo alle tendenze di mercato, riescono a riscuotere successi anche di massa. Un esempio femminile è Mary Black, punta di diamante delle ultime celebrazioni di San Patrizio a Dublino. L'interprete, attiva sulla scena già da 25 anni (celebrati quest'anno con il disco 25 Years 25 Songs), da tempo è conosciuta anche grazie a collaborazioni con mostri sacri della musica dell'isola. Un esempio per tutti: il disco Irish Heartbeat in cui Mary cantava accanto a Van Morrison e Chieftains. L'ultimo Cd della Black si chiama Full Tide e mostra bene la compresenza d'Irlanda e influenze folk-western americane: interessanti esempi sono i primi due brani, rispettivamente del conterraneo Noel Brazil (recentemente scomparso) e di Bob Dylan, che spiazzano l'ascoltatore invertendo specularmente gli arrangiamenti strumentali dai sapori celtici e country che ci si potrebbe aspettare.

Damien Rice è più giovane e rappresenta la versione nuovo millennio dei «giovani arrabbiati» che hanno spopolato nel mondo letterario britannico dagli anni '50. In questo senso, «Sono contento che abbiamo infranto le regole», verso quasi conclusivo di The Animals Were Gone dall'album 9, il più recente lavoro, può essere interpretato come una dichiarazione di intenti. Lo spirito del connubio talento-sdegno è espresso musicalmente da melodie penetranti più perché sentite che perché orecchiabili e rese quasi esclusivamente da chitarra e voce, con l'aggiunta dei cori e delle parti soliste dell'ex anima (artisticamente) gemella Lisa Hannigan. A dare chiaramente voce all'animo tormentato del cantautore sono più che altro i testi. Emblematiche le parole di alcune hit come Delicate (presente anche nel recente Live from the Union Chapel), che suonano come un J'accuse lanciato contro un'imprecisata amante avvalendosi anche di immagini religiose. Parecchi brani del già citato 9 confermano questi tipi di registri. Il gusto nel giocare con ipertesti celebri è chiaro nella parafrasi secolarizzata e pessimista dell'inno natalizio Silent Night, scritta da Lisa Hannigan, che chiude il concerto di Union Chapel, e anche il connubio artistico tra le due voci di Dublino, almeno stando a quanto ha dichiarato ufficialmente Rice. Con tutta probabilità, la Hannigan si unirà all'infinita lista di voci (di qualità) d'Irlanda, che continua davvero a crescere.


Andrea Rigato

© FCSF - Popoli
 

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