Stranieri no-strani - gennaio 2009
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La crisi ci lascia senza permesso

Philip Adesanya
Nigeriano, delegato sindacale della Femca Cisl

La crisi mondiale sta investendo anche l'Italia. Il Paese è ormai in recessione. I dati Istat diffusi a metà dicembre hanno confermato che nel terzo trimestre dell'anno la produzione è calata dell'1%. Questo significa che molte aziende stanno chiudendo o chiuderanno, altre verranno ristrutturate e si ridimensioneranno. E a pagare saranno anche molti lavoratori. La crisi non è «razzista», non guarda se un lavoratore è italiano o straniero. Se un'impresa fallisce, se una bottega artigiana cessa l'attività, se un negozio chiude i battenti i lavoratori rimangono a casa, indipendentemente dal colore delle pelle o dalla provenienza.

Tuttavia, la maggior parte degli extracomunitari vive, normalmente, in una condizione svantaggiata nella società italiana e ciò ha il suo peso, soprattutto in una situazione di crisi economica. Molti stranieri per esempio hanno un buon livello di istruzione, ma nelle aziende vengono impiegati in mansioni meno qualificate. Quindi, quando l'azienda entra in crisi e deve tagliare posti di lavoro, i primi a «saltare» sono proprio loro perché non qualificati e ritenuti (spesso a torto) meno «strategici». A questo va aggiunto che molti settori della nostra economia ormai fanno leva sulla manodopera straniera. Penso all'edilizia, dove da anni nei cantieri è sempre più difficile sentire parlare italiano. Ma proprio l'edilizia è stata duramente colpita dalla recessione attuale e, anche in questo caso, a rimetterci sono stati e saranno in maggioranza gli immigrati.

Infine, va detto che il licenziamento per un extracomunitario ha durissime conseguenze anche sul piano sociale e del godimento di diritti civili. In Italia, infatti, la concessione del permesso di soggiorno è subordinata al possesso di un regolare contratto di lavoro. Se il lavoratore viene licenziato e non riesce a farsi assumere da un'altra azienda, rischia di non vedersi rinnovato il permesso di soggiorno e quindi di essere espulso.

Personalmente ho conosciuto molti stranieri che si sono trasformati improvvisamente in «clandestini» perché la loro ditta aveva chiuso. E ho la sensazione che questi casi siano destinati ad aumentare.

© FCSF - Popoli
 

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