Testimoni - gennaio 2009
Con quasi 20mila membri, la Compagnia di Gesù è uno degli ordini religiosi più numerosi al mondo. In questa rubrica, Popoli presenta i profili di gesuiti particolarmente impegnati nella promozione della giustizia, nel dialogo interreligioso, nell'annuncio del Vangelo.

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Rigobert Minani Bihuzo

Studioso e appassionato di politica, si è battuto a favore dei diritti umani nel suo Paese, il Congo, martoriato dalla guerra e da violenze inaudite. Rischiando anche di essere arrestato

Padre Rigobert Minani Bihuzo ha una vocazione e una passione. La vocazione è quella al sacerdozio. La passione è per la politica. Non la politica degli intrallazzi, bensì quella che cerca di coinvolgere le persone e guarda al bene comune. Per vivere la sua vocazione e la sua passione non si è risparmiato, nonostante più volte abbia rischiato di essere arrestato e di finire sotto processo. Ha vissuto da clandestino. Per un certo periodo ha dovuto anche trasferirsi in Italia. Ma non sono riusciti a fermarlo.

La sua attività politica inizia prima di entrare nella Compagnia di Gesù. Matricola all'università, si rifiuta di essere arruolato nell'esercito del dittatore Mobutu Sese Seko. Viene espulso dalla facoltà di biologia e deve continuare gli studi nell'ateneo cattolico di Kinshasa. Poi la vocazione religiosa lo spinge a entrare nella Compagnia di Gesù. Gli studi lo portano prima in Kenya, poi in Canada. Rientrato, viene destinato al Kivu, regione al confine con il Ruanda. È il 1992 e Mobutu sta per cadere. Lui non ha dimenticato la sua passione politica. Insieme ad altri compagni fonda Jeremie, un'organizzazione per la difesa dei diritti umani e per la formazione alla democrazia. Sono anni difficili: dopo la caduta del dittatore zairese, scoppiano le crisi di Burundi e Ruanda. In Congo arrivano quasi due milioni di rifugiati. «Come gesuita - ricorda padre Rigobert -, sono stato nominato responsabile del Jrs, ma ho anche continuato a lavorare sul fronte dei diritti umani, denunciando le vessazioni e le violenze subite dai rifugiati, soprattutto da parte dei ruandesi che stavano per invadere il mio Paese». Le denunce lo mettono in pericolo. Così il provinciale gli chiede di lasciare il Congo. Padre Rigobert viene in Italia a studiare al Centro Arrupe di Palermo.

Nel 1997 torna a Kinshasa. Al potere c'è ora Laurent Désiré Kabila, appoggiato da ugandesi e ruandesi. Padre Rigobert, che anche dall'Italia non aveva mai smesso di denunciare le violazioni dei diritti umani, non è ben accetto a Kinshasa. La polizia cerca di arrestarlo, ma riesce a fuggire. La svolta avviene nel 1998 quando un complotto porta all'uccisione del presidente e alla fine dell'alleanza tra congolesi, ruandesi e ugandesi. Le persecuzioni contro padre Rigobert cessano e la sua battaglia a favore dei diritti umani continua alla luce del sole. Diventa così il promotore di una rete di cui con il tempo entrano a far parte una novantina di associazioni che lavorano in questo settore e collabora con Amnesty international e Human rights watch. Parallelamente la Compagnia di Gesù lo destina al Centro studi per l'azione sociale di Kinshasa dove oggi lavora occupandosi di ricerca e di animazione socio-politica.


Enrico Casale

© FCSF - Popoli

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