Lessico ecumenico - gennaio 2010
Parole cristiane viste dai non cattolici

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Dialogo

Fulvio Ferrario
Pastore valdese

Dia-logo significa «parola tra». In realtà, la parola è sempre «tra», è un ponte che collega due o più persone. Per la fede cristiana, è decisivo che Dio stesso sia, nella sua eternità, dialogo: la dottrina trinitaria, con tutte le sue complicazioni, intende dire che Dio esiste come dialogo. Padre, Figlio e Spirito santo non sono tre «individui», ma esistono come relazione reciproca. E l'intervento di Dio nella storia corrisponde al suo modo di esistere eterno: il dialogo trinitario si riflette nel dialogare di Dio con gli esseri umani, nella creazione.

Se, da questi pensieri molto «elevati», passiamo alle nostre esperienze di dialogo, l'atterraggio è piuttosto brusco. Da un lato, infatti, sperimentiamo la nostra natura profondamente dialogica: esistiamo solo in relazione, siamo assetati di relazione. Dall'altro, il nostro dialogo è inesorabilmente orientato a noi stessi, «autoreferenziale», come oggi si dice. Diciamo di cercare l'altro e, in qualche modo, realmente lo desideriamo. Una sorta di forza di gravità, tuttavia, ci riporta a noi stessi. Sembra anche che la relazione sia tanto più esclusiva quanto più si approfondisce: i conoscenti sono tanti, gli amici meno, quelli stretti pochi, il partner della vita è uno (o, almeno, uno per volta).

In parte ciò ha a che vedere con quanto la tradizione cristiana chiama «peccato originale», cioè con un tenace orientamento dell'essere umano a cercare se stesso in se stesso, e non negli altri né nell'Altro; in parte è semplicemente costitutivo della condizione umana. Proprio qui, però, il «logo», la comunicazione verbale, si offre come possibilità di spezzare questo circolo vizioso. La relazione umana è sempre limitata: lancia ponti ma, nel farlo, pare spezzarne altri. La parola, però, contrasta questa dinamica: permette cioè di riaprire finestre che il comportamento umano tende a chiudere. In questo, essa è veramente una «traccia della Trinità» (vestigium Trinitatis), come si esprime la tradizione teologica ispirata ad Agostino. La parola unisce, è dià, tra, anche quando la nostra umanità, così com'è, agisce come forza di separazione. Tale dignità della parola impone un'etica nel suo uso. Uno dei tratti più inquietanti della nostra società mediatica è lo stupro della parola, il suo uso selvaggio e irresponsabile. Per comunità che si comprendono «al servizio della Parola», si pone qui un compito urgente e veramente ecumenico: dove, infatti, si fa violenza alla parola, si aggredisce l'umanità dell'essere umano.

© FCSF - Popoli

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