Le campagne della provincia di Foggia in agosto. L. SENIGALLIESI
Agosto 2008, bambini rom provenienti dalla Romania trascorrono le giornate nei campi del Foggiano dove i genitori raccolgono pomodori. L. SENIGALLIESI
LAVORO A OGNI COSTO
Molti faticano a trovare lavoro anche nel nord Italia. Il denaro scarseggia, inviare rimesse diventa sempre più difficile. 25 euro al giorno
(di cui cinque vanno in tasca ai caporali) arrivano solo quando si riesce a lavorare l'intera giornata. Accade che alla sera non si venga nemmeno pagati e non c'è nulla da
fare per ottenere il proprio compenso. Va detto che anche i coltivatori ricevono pochi centesimi per ogni chilo di prodotto raccolto, il cui prezzo finale al banco arriva, però,
a circa 1,5 euro al chilo. Ma, nonostante tutto, fino agli scontri di Rosarno, ha funzionato il passaparola che ha diffuso la notizia di qualche possibilità di guadagno in
Calabria.
La Caritas aiuta, l'associazionismo locale, a Rosarno come altrove, si muove. Nella contrada sopra il paese c'è chi non smette di distribuire indumenti, medicinali.
C'è chi conosce i braccianti per nome, prende nota di un numero di scarpe, il giorno dopo le farà avere. Senza di loro e senza Medici senza frontiere (Msf), non ci
sarebbero mezzi di sopravvivenza minimi che a volte risultano indispensabili. È un lavoro di aiuto che molti portano in silenzio, correndo rischi.
Alle sei del mattino
l'insediamento è in piena attività. Le persone sono immediate, nel contatto, e gentili. Parlano in modo aperto, con senso di fiducia e voglia di raccontarsi. «Guarda
dove dormiamo - racconta un uomo che non vuole dire il suo nome -. Non abbiamo fatto un viaggio infernale per arrivare fin qui, vedendo anche alcuni compagni morire, per vivere
in questo modo. Siamo venuti per guadagnare qualcosa da mandare alle nostre famiglie». Si raccolgono storie di disillusione: «Non era questo che mi aspettavo».
Poi,
quasi tutti sono stati rastrellati e mandati via, a prescindere dal fatto che avessero o meno i documenti in regola. Oltre un migliaio sono stati mandati a Crotone e a Bari. Alcuni,
forse un centinaio, sono rimasti nella zona. Sgomberata l'ex fabbrica adesso presidiata, si sono nascosti nelle campagne, non hanno trovato un'alternativa migliore.
Alloggi di fortuna: una masseria in Puglia. L. SENIGALLIESI
Alloggi di fortuna: una fabbrica dismessa in Calabria. L. SENIGALLIESI
«I FRUTTI NON CADONO DAL CIELO»
Dopo lo sgombero di Rosarno e la polverizzazione dei braccianti in varie direzioni, si sposta solo il problema nella zona
del prossimo raccolto, ma mancano risposte vere.
«I mandarini e le olive non cadono dal cielo - ricordano alcuni lavoratori africani di Rosarno arrivati a Roma e riuniti
in un'assemblea alla fine di gennaio -. Sono le mani che li raccolgono. Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché abbiamo domandato di
essere trattati come esseri umani». Tra di essi, alcuni ragazzi della Guinea che avevano iniziato proprio a Roma la loro avventura italiana chiedendo asilo al nostro Paese.
Ottenuto lo status di rifugiati, perché oppositori del governo scappati dalle violenze, hanno iniziato la ricerca di lavoro e alloggio. Prima in Lombardia, ma senza successo,
poi in Puglia. L'estate è trascorsa nei campi di pomodori, con la raccolta che durava dieci ore al giorno. Poi gli agrumi della Calabria, per due euro e mezzo all'ora, sempre
in nero. «Non puoi permetterti di lamentarti - osserva uno di essi - se rinunci c'è una lunga fila che aspetta il tuo posto». A Rosarno non hanno potuto essere
pagati per l'ultimo mese di lavoro: sono stati scortati alla stazione dalla polizia, per ripartire di nuovo verso Roma.
Castel Volturno, nel casertano, è forse il luogo
con la più alta proporzione di immigrati rispetto alla popolazione. Qui Caritas e comboniani accompagnano tanti lavoratori, soprattutto africani. Osservano che i media insistono
sull'idea di un'invasione che non c'è. In molti sono arrivati dalla Calabria, ma soprattutto perché qui ci sono alloggi, anche se gli affitti sono alti. La terra produce
poco, ormai: si prova allora nell'edilizia, ci si sposta verso Napoli, che non è lontana. «Castel Volturno è come un dormitorio - osserva padre Antonio Bonato
-. Ma tanti allarmi ripetuti dai media servono solo a creare un clima non favorevole». Forse si vuole un'operazione di sgombero come a Rosarno. «Perlopiù è
gente onesta, che cerca solamente di lavorare - aggiunge -. Ma se non si aprono spazi verso la regolarizzazione, continueranno a essere braccia sfruttate senza alcun diritto».
Il
Movimento migranti e rifugiati a Caserta mostra la sua capacità di organizzarsi. Non c'è solo uno sportello che offre servizi e assistenza a oltre cinquecento persone
alla settimana. Caritas, volontari, religiosi, attivisti del centro sociale affrontano le carenze spaventose, ad esempio della burocrazia. Ma lo sportello aiuta anche a creare una
coscienza civile. Gli immigrati si organizzano e attuano proteste pacifiche ed efficaci, grazie anche al numero di persone che coinvolgono. «Non c'è solo il caporalato
"normale" dei 25 euro per un giorno di fatica - ricorda Gianluca Castaldi, che a Caserta si occupa di denunce di sfruttamento -, ma anche casi ben più gravi: i
mancati pagamenti, le minacce, i pestaggi». La rivolta dei braccianti ha sorpreso molti per la sua intensità. Ma, viste le premesse, si può capire il motivo.
MSF, CURE E INCHIESTE
Passano gli anni, ma la situazione non trova soluzioni: la denuncia è di Medici senza frontiere (Msf, www.medicisenzafrontiere.it), l'Ong che offre assistenza medica e psicologica, nonché aiuti materiali a molti lavoratori stagionali nelle campagne del Sud. Nel 2007 era già emerso un quadro preoccupante riassunto nel rapporto Una stagione all'inferno (2008). La ricerca si è basata su visite e interviste a circa 600 lavoratori stranieri, due terzi dei quali alloggiati in strutture abbandonate. Si riscontravano i problemi emersi già negli anni precedenti e che il lavoro svolto a Rosarno negli scorsi mesi ha solo confermato. Dall'indagine sanitaria emerge la presenza di malattie respiratorie (13% dei casi), gastroenteriche (12%), del cavo orale (11%), oltre a problemi dermatologici (15%). Le cause sono un intreccio di problemi di sovraffollamento, scarsa igiene e qualità degli alimenti. A queste malattie si aggiungono le patologie osteomuscolari (22% dei casi), più strettamente legate alle fatiche del lavoro agricolo. Msf denuncia anche un accesso inadeguato al servizio sanitario nazionale per le cure di primo livello. L'ultimo contributo di Msf è Al di là del muro, secondo rapporto sui centri per migranti in Italia, presentato in febbraio, che indaga le condizioni
di vita e gli aspetti socio-sanitari all'interno di centri di espulsione (Cie), per richiedenti asilo (Cara) e di accoglienza (Cda). Come nel rapporto stilato sei anni prima, si
continuano a riscontrare gravi carenze nel rispetto dei diritti fondamentali e nell'assistenza legale e sanitaria. |
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