Cammini di giustizia - marzo 2010
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Idee
Romero, pastore di agnelli e lupi

Alberto Vitali
Sacerdote, coordinatore europeo dei Gruppi Oscar Romero

Pubblichiamo un brano tratto dall'introduzione al volume di Alberto Vitali, Oscar A. Romero. Pastore di agnelli e lupi (Paoline 2010), in uscita a marzo in occasione del 30° anniversario dell'uccisione del vescovo di San Salvador.

«La Chiesa ha una buona notizia da annunziare ai poveri. Quelli che da secoli hanno ascoltato cattive notizie e hanno vissuto le peggiori realtà, stanno ascoltando ora, attraverso la Chiesa, la parola di Gesù: "Il regno di Dio si avvicina", "Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio". E da ciò ha anche una Buona Notizia da annunziare ai ricchi: che si convertano al povero, per condividere con lui i beni del Regno».
Queste parole, pronunziate da monsignor Oscar Arnulfo Romero all'Università di Lovanio (Belgio) il 2 febbraio 1980, un mese prima del suo martirio, riassumono bene il punto di arrivo e il lascito della sua esperienza pastorale. Nato e cresciuto in una realtà fortemente polarizzata tra pochi ricchi e la maggioranza impoverita e oppressa, Romero aveva condiviso l'idea, comunemente diffusa in ambito ecclesiale, secondo cui per essere un buon pastore bisogna «farsi tutto a tutti» (1Cor 9,22): non nel senso più autenticamente paolino, ma in quello di un accompagnamento pastorale sostanzialmente acritico dell'ingiustizia strutturale e accondiscendente nei confronti di quanti ne beneficiano.
Per questo, per alcuni anni si era mostrato infastidito dalle posizioni che la sua stessa Chiesa stava assumendo per realizzare le intuizioni della Conferenza di Medellín e ancor più sospettoso nei confronti della Teologia della liberazione. Quando, però, il ministero lo portò a incontrare la tragica realtà del suo popolo e comprese che il paternalismo nei confronti dei poveri e, ancor più, i consueti tiepidi inviti rivolti ai ricchi non erano sufficienti a soddisfare il mandato evangelico, capì di essere giunto a un bivio: doveva cambiare per non cambiare; cambiare cioè nella prassi per mantenersi fedele a quel Dio che l'aveva costituito pastore.
Questo però non comportò una semplice scelta di campo, a favore degli uni e contro altri. Anzi, quanto più si radicalizzava in lui l'opzione per i poveri - pastoralmente sostenuta dalle scelte dei suoi preti, religiose, comunità di base e teologicamente maturata con l'aiuto dei gesuiti Ignacio Ellacuría e Jon Sobrino - tanto più si faceva chiara la gravità della situazione morale in cui versavano i ricchi e la necessità di pronunziare una parola di salvezza anche per loro. Nella logica paradossale del Vangelo, infatti, la conversione è un appello rivolto anche e soprattutto ai servi di mammona (cfr Mt 6,24).
Romero capì allora che l'amore assume toni e posizioni diverse secondo il destinatario delle sue attenzioni e accettò di andare incontro anche ai ricchi, con una parola di condanna del loro peccato, ma che gli schiudesse una possibilità di riscatto. Pur consapevole che la sua San Salvador non era la Gubbio di Francesco, perché se a volte i lupi si ammansiscono, molto più spesso sbranano. Intuì che l'ultimo insegnamento del Maestro sulla croce superava tutti i precedenti: «Non c'è amore più grande di dare la vita anche per i propri nemici».
Nel frattempo la situazione è cambiata: in peggio. Dall'inizio del nuovo millennio, infatti, i numeri della fame sono cresciuti in modo esponenziale: il Rapporto Fao 2009 parla ormai di 1 miliardo e 20 milioni di persone affamate, una su sei nel mondo; mentre già oggi 1,3 miliardi di individui non hanno accesso all'acqua potabile, con la conseguente scia di malattie, a cominciare dalla diarrea: vera sterminatrice di bambini. Non è necessario quindi essere indovini o grandi analisti per capire come questo inasprirà i conflitti esistenti e ne provocherà di nuovi, intensificando il fenomeno delle migrazioni, a cui le società del benessere - rinchiuse a difesa dei propri privilegi - reagiranno con nuove forme di repressione.
Per questo è necessario e urgente che i cristiani sappiano raccogliere il lascito di Romero: solo una Chiesa capace di fare una scelta radicale a favore dei poveri e che abbia il coraggio di denunciare, senza censure né retro-pensieri, tanto l'ingiustizia strutturale quanto i singoli interessi di parte, può sperare di salvare, assieme al gregge, anche i lupi che gli girano attorno.

© FCSF - Popoli

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