Effetti poco romantici
Simboli per eccellenza dell'amore e della festa, usati da sempre nelle cerimonie di tutte le religioni del mondo, i fiori nascondono anche storie
di sfruttamento e violazioni dei diritti umani. Secondo un approfondito studio della rivista Human Rights Quarterly pubblicato nel 2008 e stando alle ricorrenti denunce di
sindacati e Ong, l'industria della floricoltura - che conta su una manodopera prevalentemente femminile - si caratterizza anzitutto per le paghe bassissime e per l'elevato ricorso
al lavoro minorile. Ancora, i fiori sono il prodotto «agricolo» con l'uso più intensivo di pesticidi: per la loro coltivazione, infatti, viene usato fino a 50
volte l'ammontare di pesticidi normalmente tollerato nei cibi. Con inevitabili conseguenze sui lavoratori. Circa la metà di essi ha registrato almeno una volta i sintomi
di eccessiva esposizione alle sostanze tossiche: nausea, vomito, incontinenza, disturbi della vista, problemi respiratori, dermatiti, reazioni allergiche, ecc.
Madagascar, regno delle orchidee
Il Madagascar è la terra delle orchidee. I botanici hanno censito un migliaio di varietà sull'isola, il 90% delle quali
sono endemiche. Molte di esse come l'Orchidea nera e la Regina del Madagascar sono quasi estinte per colpa della graduale scomparsa del loro ambiente naturale. Altre, invece, sono
più diffuse e, nei mesi di fioritura (tra luglio e settembre), colorano e profumano le foreste malgasce.
Dalle orchidee si estraggono oli essenziali che vengono sempre
più utilizzati in Europa e nel Nord America nell'aromaterapia ma, soprattutto, si ricava la vaniglia. La vaniglia è infatti estratta dalla Vanilla planifolia, che
è un'orchidea originaria del Messico, introdotta alcuni secoli fa nell'Isola Rossa. Attualmente proprio il Madagascar è il principale produttore mondiale di vaniglia.
Nel 2009 dalle sue piantagioni è uscita circa la metà delle produzione mondiale di questa particolare spezia.
In Etiopia rose con molte spine
Le rose stanno facendo rifiorire l'Etiopia. Nel 2008 (ultimi dati disponibili), il Paese dell'Africa orientale ha conosciuto una crescita
del Pil dell'11%. Questa crescita è dovuta, in gran parte, all'esportazione dei fiori che ha reso circa 150 milioni di dollari (il doppio rispetto al 2007). Ciò ha
avuto forti ricadute anche sul piano occupazionale: nel settore lavorano infatti circa 60mila persone, il 70% delle quali sono donne.
La coltivazione dei fiori non ha però
solo aspetti positivi. Le condizioni di lavoro, per esempio, sono durissime. I dipendenti sono costretti a lavorare per otto ore e più all'interno di serre nelle quali la
temperatura sfiora i 40°, con un tasso di umidità elevatissimo. Nelle serre poi vengono utilizzati fertilizzanti nocivi. L'Organizzazione mondiale della sanità
ha denunciato che su 120 diversi prodotti chimici impiegati dalle aziende florovivaistiche etiopi (la maggior parte delle quali è di proprietà straniera), una quindicina
sono cancerogeni. Anche le condizioni salariali sono particolarmente svantaggiose: la paga media ammonta a un dollaro al giorno (equivalente al prezzo di una sola rosa al mercato
di Amsterdam). I lavoratori etiopi non hanno però alcuna possibilità di rivendicare condizioni migliori attraverso una contrattazione collettiva. L'organizzazione
di sindacati è infatti proibita.
Colombia, business appassito
Fino a pochi anni fa incontrastata leader, insieme all'Olanda, del mercato mondiale dei fiori recisi, la Colombia vive da alcuni anni una
crisi profonda.
Il segnale di difficoltà più evidente è la perdita di 22mila posti di lavoro tra il 2005 e il 2008 (sui circa 100mila totali), conseguenza
della chiusura di almeno 12 grandi aziende floricoltrici. Tra le cause la comparsa di nuovi concorrenti nel continente (Brasile, Ecuador, Messico), ma soprattutto i costi inferiori
della manodopera nei Paesi emergenti (in particolare Cina, Taiwan, Malaysia, Kenya). E questo nonostante in Colombia i lavoratori del settore siano poco sindacalizzati e soggetti
a ogni genere di violazioni: abuso dei contratti a termine (in genere inferiori ai 4 mesi), mancato pagamento degli straordinari, licenziamenti arbitrari (specialmente di donne
incinte), scarsa tutela della salute.
Il settore rimane comunque strategico per Bogotá, se è vero che i fiori rappresentano la quarta voce nelle esportazioni, dopo
petrolio, caffè e banane. In particolare, la Colombia esporta l'85% della sua produzione negli Stati Uniti, i cui consumatori in un anno spendono per i fiori più di
18 miliardi di dollari.
Gesuiti botanici in India
È antico l'interesse dei gesuiti indiani per la botanica e la classificazione di fiori e piante, oltre che per il lavoro di sensibilizzazione
sui temi ambientali. Già a partire dall'inizio del XX secolo, molti studiosi appartenenti alla Compagnia di Gesù studiarono la ricchissima flora del subcontinente.
Padre Ethelbert Blatter, missionario svizzero in India dal 1903, creò uno dei migliori erbari del tempo nel St. Xavier College di Bombay ed è ricordato anche per i
suoi studi compiuti negli anni Venti sui fiori del Kashmir e del delta del fiume Indo.
Padre Hermenegild Santapau, di origine spagnola, fu celebre in questo campo tra gli anni
Cinquanta e Settanta e ricevette numerosi incarichi da parte del governo indiano. Suo è lo studio sulle orchidee di Bombay (1966).
In diverse istituzioni dei gesuiti nell'India
meridionale sono state condotte ricerche di botanica, ma anche corsi sui problemi ecologici. Padre K. M. Matthew, scomparso nel 2004, fu a lungo docente e uno dei massimi esperti
della flora nel Tamil Nadu, in particolare delle Cornaceae. Membro della Linnean Society di Londra e fondatore dell'erbario Rapinat, padre Matthew è stato molto attivo
nella sensibilizzazione ambientale nell'Istituto di Scienze naturali di Shembaganur, dove ha lavorato per anni organizzando corsi di formazione completamente gratuiti che hanno
coinvolto oltre 50mila persone.
IL PIÙ GRANDE DEL MONDO IN PERICOLO
Gli occidentali la scoprirono nel 1818, grazie alla curiosità del responsabile della Compagnia britannica delle Indie orientali a Sumatra che guidava esplorazioni all'interno
dell'isola, sir Stamford Raffles, da cui prende il nome. È la rafflesia arnoldii, il fiore più grande del mondo, che arriva a superare un metro di diametro
e a pesare dieci chili. La pianta che è parassita ed emette un pessimo odore vive nell'ambiente caldo e umido delle foreste pluviali. A lungo i botanici non hanno saputo
classificarla. Le 17 specie esistenti sono diffuse solo in Indonesia (Sumatra e Giava), Malaysia e sud della Thailandia e per la loro rarità e i disboscamenti sono tutte
minacciate di estinzione. |
QUANTO
1.300.000
Secondo le statistiche dell'Organizzazione mondiale del commercio, nel mondo 1,3 milioni di ettari sono destinati a produzioni florovivaistiche: 530mila per fiori
e piante in vaso; 700mila per piante da vivaio; 70mila per bulbi. La produzione del comparto raggiunge un valore complessivo di quasi 37 miliardi di euro e coinvolge
170mila aziende. |
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