Dialogo e annuncio - marzo 2010
HOMEPAGE
Arte e fede
L'atelier dell'incontro

L'abbraccio spirituale dell'Europa cristiana occidentale e orientale: è la vocazione del Centro Aletti di Roma, promossa attraverso l'arte, lo studio e l'accoglienza. Un'opera dei gesuiti che ha nel cardinale Spidlík il suo ispiratore

Natasa Govekar *

I santi Cirillo e Metodio, Cappella del Centrum Aletti Olomouc (Rep. Ceca)

I santi Cirillo e Metodio, Cappella del Centrum Aletti Olomouc (Rep. Ceca).

«Ho voluto inaugurare di persona questo Centro di studi e ricerche "Ezio Aletti", perché esso è stato recentemente istituito come parte del Pontificio Istituto Orientale, con lo scopo di creare occasioni privilegiate d'incontro e di scambio sul Cristianesimo dell'Est europeo». Così Giovanni Paolo II si espresse nella sua visita del dicembre del 1993. Il papa polacco aggiungeva: «Trovo particolarmente significativo il confronto fraterno fra cattolici e ortodossi che qui si promuove. [...] Qui si vede già come il vivere insieme, il conoscersi, l'affrontare approfondimenti comuni sia una via regale nella ricerca di una più profonda comunione fra le Chiese».
Tutto è cominciato nel 1991 quando la signora Anna Maria Aletti decise di donare ai gesuiti un palazzo di via Paolina a Roma, con l'esplicito desiderio che diventasse un centro di incontro e di riflessione interculturale. Da allora una delle caratteristiche fondamentali di questo Centro è l'ospitalità: in quasi vent'anni di attività abbiamo avuto circa mille ospiti, studiosi e artisti, provenienti specialmente dall'Europa centro-orientale. La vita insieme era e continua a essere quell'ambito privilegiato dal quale scaturisce l'ispirazione e l'energia per le varie attività. Giovanni Paolo II e l'allora Padre Generale della Compagnia di Gesù, Peter-Hans Kolvenbach, videro, dopo il crollo dei regimi totalitari, la necessità che ci fosse a Roma un luogo dove si potessero incontrare intellettuali dell'Est e dell'Ovest e tessere insieme una nuova fisionomia spirituale dell'Europa.
«Proprio dall'esperienza vissuta qui al Centro Aletti mi sono sempre più convinto che l'amore unisce in una unità in cui si salva la diversità», osserva Marko Rupnik, gesuita sloveno e direttore dell'opera, commentando l'esperienza di questi anni come un'esperienza della comunione dei diversi. E anche per Milan Zust, oggi superiore della comunità dei gesuiti, la vita al Centro Aletti (www.centroaletti.com), dove la riflessione teologica è intessuta con gli incontri nella carità, è un ottima base per il suo attuale lavoro al Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani.

L'ARTE COME RELAZIONE
Il «modo di essere» del Centro Aletti che caratterizza la sua impostazione e l'attività consiste nel calare lo studio, la ricerca, il lavoro in un ambito relazionale. Perciò lo studio è sempre legato alla vita, inserito nel tessuto relazionale. La vita comunitaria è un continuo richiamo all'attenzione all'altro, al tener conto delle persone concrete come anche delle Chiese concrete. Incontrandosi tra persone e Chiese, trovando ispirazione nelle tradizioni, facendosi interpellare dalla contemporaneità, prende corpo una teologia che si traduce nella pastorale e una pastorale che confluisce nella riflessione. Da questi incontri lungo gli anni l'attività del Centro si è sviluppata soprattutto nel campo dell'arte, delle pubblicazioni, di cui è espressione la casa editrice Lipa, e nel campo della formazione spirituale e pastorale.
Nel 1994 padre Rupnik, incoraggiato da alcuni artisti, decise di aprire al Centro Aletti un atelier dell'arte spirituale, dove si potesse lavorare insieme per la Chiesa attraverso la creazione artistica. Questo atelier fu chiamato a rivestire di mosaici la cappella Redemptoris Mater, nel palazzo apostolico in Vaticano, terminata nel 1999. Oggi sono ormai 75 le opere realizzate in vari spazi liturgici. Tra le più note, quella del nuovo santuario di Fatima, i nuovi mosaici della facciata della basilica di Lourdes e la cripta della chiesa di San Giovanni Rotondo.
L'atelier è un ambiente in cui l'arte e la fede si incontrano nella creazione artistica stessa. Qui un gruppo di artisti cristiani di diverse Chiese, vivendo e lavorando insieme, approfondisce al livello teorico e pratico, il rapporto tra arte e luogo liturgico. Si attinge alla memoria della tradizione iconografica delle Chiese dell'Oriente e dell'Occidente, perché solo così possiamo conoscere e testimoniare Cristo sempre più integralmente. Ci si ispira all'icona bizantina come espressione di un linguaggio figurativo, coloristico, che l'Oriente cristiano ha saputo così bene purificare con criteri della liturgia, ma anche al romanico e al gotico. Il punto di partenza sono quindi quelle epoche forti di arte liturgica, dove i misteri della fede espressi nell'arte includono sia il dogma, sia l'esperienza ecclesiale e la devozione personale. Il tentativo è di guardare con gli occhi di un iconografo antico e lavorare con i linguaggi dell'arte contemporanea.
Lipa è il nome della casa editrice, aperta al Centro Aletti nel 1995. Oggi oltre a un centinaio di pubblicazioni in lingua italiana, Lipa può contare più di 250 traduzioni dei suoi testi in diverse lingue. «In tutte le lingue slave "lipa" è il tiglio - spiega la direttrice, Maria Campatelli -. Se uno va nei Paesi dell'Est trova questi alberi di tiglio fuori dalle case, spesso con accanto una panchina dove d'estate la gente si ritrova a parlare e comunicare le cose che hanno un significato profondo per la vita... Questo è anche il senso dei libri che pubblichiamo».
I libri che maturano alla scuola del Centro Aletti sono caratterizzati da un approccio esistenziale ai tesori cristiani dell'Oriente e dell'Occidente, in maniera che chi cerca un nutrimento spirituale per la fede, in questi anni di transizione europea verso una nuova unità, vi possa attingere. Con Lipa collaborano varie case editrici, promuovendo le traduzioni dei testi. Tra queste, Refugium, legata al Centrum Aletti di Olomouc (Repubblica Ceca), affiliato al Centro di Roma.
Il Centro Aletti non è un'istituzione accademica, ma vuole semplicemente condividere ciò che ha ricevuto e sta elaborando: nei corsi di formazione, esercizi spirituali, seminari e convegni. Le principali tematiche trattate sono quelle della spiritualità e della formazione, della teologia in dialogo con la cultura contemporanea, dell'arte e della liturgia. La creazione artistica, con la sua visione sintetica e con la sua ricerca della bellezza, in qualche modo segna anche l'approccio alla teologia e alla spiritualità. Così si è continuamente invitati a tenere le cose unite: la riflessione dogmatica, la liturgia, l'arte, la vita spirituale, quella comunitaria, il dialogo interculturale. Dato che si tratta di realtà ecclesiali, tutto fa parte di un organismo vivo.
Dopo quindici anni di studio e di lavoro, il Centro ha raccolto una tale elaborazione organica nel volume Teologia pastorale. A partire dalla bellezza, una delle sue pubblicazioni più significative.

Cappella della Madre del buon soccorso a Tamar (Slovenia)

Cappella della Madre del buon soccorso a Tamar (Slovenia).

IL CARDINAL SPIDLÍK, GUIDA DEL CENTRO
Varcati i novant'anni, il cardinale Tomás Spidlík, gesuita ceco e membro della comunità del Centro, è considerato lo «starets», come sarebbe chiamata la figura più anziana e rispettata di un monastero ortodosso. Da lui impariamo che al centro di tutto c'è la visione della persona, sullo sfondo trinitario. Con la sua ricchissima bibliografia insieme alla sua presenza e paternità spirituale ci aiuta a crescere in questa unità tra il pensiero e la vita. «Il cardinal Spidlík - ha detto lo scorso anno Benedetto XVI - ha intessuto lungo gli anni una visione teologica vivace e, per molti aspetti, originale nella quale confluiscono organicamente l'Oriente e l'Occidente cristiani, scambiandosi reciprocamente i loro doni. Il suo fondamento è la vita nello Spirito. Il principio della conoscenza: l'amore. Lo studio: un'iniziazione alla memoria spirituale. Il dialogo con l'uomo concreto: un criterio indispensabile. E il suo contesto: il corpo sempre vivo di Cristo, che è la sua Chiesa. Strettamente legato a questa visione teologica è l'esercizio della paternità spirituale, che il Cardinale Spidlík ha costantemente svolto e continua a svolgere».
Nel 2008 il Centro Aletti ha aperto un altro «atelier», dedicato alla teologia, dove un piccolo gruppo di massimo dodici persone per un anno si dedica a uno studio intenso. Si cerca all'interno della tradizione dell'Oriente e dell'Occidente cristiano, elaborando così una visione teologico-spirituale organica. Si tratta di uno studio razionale-esperienziale, dove si lavora in un «cantiere comunitario» e con accompagnamento personale per favorire la maturazione di una conoscenza gustata, in modo che le persone siano in grado di comunicare i grandi contenuti della nostra fede con la parola e con la vita.
«Oggi potremmo dire - ha aggiunto il papa in quella occasione - che si raduna attorno al cardinal Spidlík una sua "piccola discendenza" spirituale. Il Centro Aletti vuole raccogliere il suo prezioso insegnamento, facendolo fruttificare con nuove intuizioni e nuove ricerche, anche attraverso la raffigurazione artistica. In questo contesto, mi sembra particolarmente bello sottolineare il legame tra teologia ed arte scaturito dal suo pensiero».

* Dottore in missiologia e membro dell'équipe del Centro Aletti

© FCSF - Popoli

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