Incontri d'autore - marzo 2010
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La traversata di padre Sorge

Chiusa da pochi mesi la quindicennale esperienza come direttore di Aggiornamenti Sociali, il gesuita Bartolomeo Sorge (direttore anche di Popoli, dal 1999 al 2005), offre ora ai suoi lettori una preziosa carrellata di incontri con alcuni protagonisti della stagione post-conciliare (da papa Wojtyla a Pedro Arrupe, da Oscar Romero a Pino Puglisi), stagione di cui Sorge è stato non solo testimone autorevole, ma instancabile animatore. Significativo il titolo del volume, in uscita a marzo: La traversata. La Chiesa dal Concilio Vaticano a oggi (Mondadori, pp. 192, euro 18).

Qual è il messaggio-chiave per la Chiesa che arriva dai testimoni da Lei «incontrati» nel libro?
I «traghettatori» che ho avuto modo d'incontrare sono tra loro molto diversi e appartengono a differenti componenti ecclesiali. Tuttavia, nonostante la varietà della loro personalità e dei loro compiti, colpisce la straordinaria sintonia del messaggio che lanciano alla Chiesa. Con la loro vita e con il loro esempio trasmettono un identico duplice invito. Il primo è a non temere le avversità e gli imprevisti della traversata: nel disegno di Dio, le difficoltà non sono mai un impedimento, ma condizione di fecondità apostolica. Il secondo invito è a proseguire con coraggio e profezia lungo la «rotta» tracciata dal Concilio, senza voltarsi indietro, senza mettere in discussione le scelte già fatte.
Valgono anche per la Chiesa del post-Concilio le parole del Signore: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (Luca 9, 62).

Sono tutte persone che Lei ha conosciuto da vicino. Senza voler far torto agli altri, ce n'è una a cui si sente legato in modo particolare?
Mi sento affezionato e debitore in modo uguale a tutti i «traghettatori» che ho incontrato e dei quali, per un breve tratto di strada, sono stato compagno di viaggio. Tuttavia, devo ammettere che sento una particolare riconoscenza per Paolo VI. Infatti, papa Montini è stato il primo «traghettatore» che ho incontrato e il primo «maestro» che mi ha insegnato a capire e ad amare il Concilio. Del resto, non penso di sbagliarmi dicendo che anche gli altri testimoni che ho avuto la grazia di conoscere, chi più chi meno, erano tutti ugualmente segnati dai tratti caratteristici della spiritualità e del magistero di Paolo VI.

Qual è oggi l'approdo a cui la Chiesa deve puntare, la meta della traversata?
Oggi l'approdo del Concilio è il medesimo di quando fu indetto: rinnovare la presenza e la missione della Chiesa nel mondo, per accompagnare l'umanità in un percorso che si annuncia particolarmente arduo e insidioso. Il vero problema, dunque, non sta nel definire la meta, ma nell'individuare e nel seguire con coraggio la strada migliore per giungervi. Proprio per questo, sono preziosi gli orientamenti che vengono da Benedetto XVI. Facendo tesoro degli insegnamenti di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, papa Ratzinger insiste con forza su quelle che egli stesso considera le scelte prioritarie del suo pontificato: realizzare fedelmente il Concilio educando i cristiani a una fede adulta, rendendo più profetica la Chiesa attraverso la testimonianza della carità nella verità, valorizzando la vocazione e la missione dei fedeli laici nella vita interna della Chiesa e nella vita sociale e politica.

Stefano Femminis

© FCSF - Popoli

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