Jrs - marzo 2010
Il Jesuit refugee service (Servizio dei gesuiti per i rifugiati), dal 1981 si prende cura dei rifugiati in tutto il mondo. In questa rubrica storie, testimonianze, voci di chi è costretto a lasciare la propria patria, raccolte dalla Fondazione Astalli di Roma (sede italiana del Jrs).

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L'immagine deformata

È ormai evidente la responsabilità dei grandi mezzi di informazione nel distorcere, in senso negativo, la percezione che i cittadini hanno degli immigrati. Una ricerca lo conferma

La relazione «immigrati = clandestinità = crimine = insicurezza» sembra quella che meglio caratterizza la rappresentazione del mondo dell'immigrazione offerta dai mezzi di informazione italiani. È quanto emerge dalla Ricerca nazionale su immigrazione e asilo nei media italiani condotta dalla facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università «La Sapienza» di Roma.

I dati confermano la sensazione di uno specifico metro di valutazione utilizzato dai media quando i protagonisti di notizie, soprattutto di cronaca, sono persone immigrate. La ricerca, effettuata esaminando le edizioni serali di sette telegiornali (Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto, TgLa7) e sei quotidiani (Corriere della Sera, La Repubblica, L'Unità, il Giornale, Avvenire, Metro) rileva come la distorsione operata dai mass media sul tema dell'immigrazione venga esercitata a diversi livelli, come quello interpretativo, lessicale o deontologico.

Innanzitutto, l'unico registro che appare idoneo a ospitare notizie riguardanti l'immigrazione è quello della cronaca nera, dove gli stranieri, quando sono protagonisti di reati, specialmente se brutali, compaiono più facilmente degli italiani (sui Tg la proporzione è 59,7% contro 46,3%). I rapporti, però, si ribaltano quando dalla cronaca dell'atto criminale si passa a quella giudiziaria, luogo generalmente deputato a far emergere le caratteristiche umane dei protagonisti e a dare spazio alla loro voce. Va poi considerato che quando si parla di immigrati i mezzi di informazione tendono a essere meno rispettosi dei principi sanciti dalle carte deontologiche, in particolare per ciò che concerne i dati personali e le immagini delle persone coinvolte. Molto pericolosa è inoltre l'attitudine, sempre più frequente negli ultimi anni, a sovrapporre i termini «immigrato» e «clandestino» quasi fossero sinonimi, e a collegare in modo automatico i concetti di clandestinità e criminalità.

Si segue la tendenza ad accostare e incorniciare le informazioni, offrendo una rappresentazione che trasforma singoli fatti slegati in un trend di violenza. Così i mass media italiani non solo rischiano di fornire un'interpretazione stereotipata e poco rispondente alla realtà, ma finiscono per prestarsi alle facili strumentalizzazioni di chi vuole legare i fenomeni migratori esclusivamente al tema della sicurezza, identificandoli così, automaticamente, come un problema. Preoccupanti e lapidarie sono dunque le conclusioni cui la ricerca sembra giungere: «la dimensione della criminalità e della sicurezza costituisce un paradigma, praticamente l'unico, con cui leggere il fenomeno migratorio».

Fondazione Astalli


IMMIGRAZIONE E SICUREZZA NEI TG

La ricerca su immigrazione e asilo nei media italiani ha preso in esame, tra l'altro, 1.084 servizi dei telegiornali trasmessi in una settimana del primo semestre 2008. Si tratta di servizi dedicati a immigrazione, cronaca e sicurezza e sono circa il 20% dei servizi trasmessi. Di questi, circa un centinaio trattano di immigrazione come tema associato alla sicurezza o a fatti di cronaca, ma solo 26 servizi approfondiscono il tema trattando altre possibili dimensioni (economia, integrazione accoglienza, confronto culturale, ecc.) al di fuori della questione «sicurezza».

Questi dati dimostrano come il tema dell'immigrazione sia trattato dai media italiani essenzialmente come funzionale a un più ampio discorso sulla sicurezza. Viene, infatti, evidenziata sia l'incapacità - o la non volontà - di allentare il connubio immigrazione-sicurezza, che prevale in oltre il 90% dei servizi sull'immigrazione, sia l'assoluta preminenza dei fatti di cronaca su qualunque altra dimensione in cui invece si potrebbe affrontare il tema. Una sintesi del Rapporto è disponibile sul sito della Federazione nazionale della stampa, www.fnsi.it
 
 

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