Procedendo sulla Strada regionale 148 Pontina, al chilometro 23, rallento e guardo(*). C'è un guard rail danneggiato e, osservando bene, si scorgono fili di capelli neri e sottili, ricordi di una donna che portava un fazzoletto colorato e che un giorno provò ad attraversare la carreggiata scavalcando la barriera. Aveva da poco ottenuto le chiavi del suo container nuovo, pulito e ordinato. Si sentiva quasi una merce migliore, un prodotto nuovo sul mercato, venduto dalla politica come una primizia dal gusto diverso ma buono, «bonino». Era talmente abituata a vivere in un container, a essere trattata come una «cosa» e ignorata come una pietra, che quando sentì il corpo schiacciarsi contro il freddo guard rail divenne subito polvere, «polverini».
Se il costo della segnaletica stradale dovesse superare di gran lunga il valore di una vita umana, propongo di prevedere un unico cartello nel punto esatto in cui lo schianto si verificò. Magari con una scritta fatta a mano, per far risparmiare soldi alla Regione: «Rallenta e guarda». Guarda l'esasperazione del bambino che cerca di riprendersi il pallone, compresso dai pneumatici delle automobili; guarda i vestiti arsi dal sole, profumanti di smog e polveri sottili, polverini; guarda l'anziana donna che racconta le favole sfidando i clacson e guarda la faccia delusa dei bambini che non riescono ad ascoltarne la fine.
«Rallenta e guarda». C'è un popolo senza scuola, senz'acqua potabile e senza luce alla fine del tunnel. Persino gli alberi sono fuggiti senza lasciare uno spazio d'ombra da sfruttare.
«Rallenta e guarda» e senti questo sole che non perdona, incattivito dagli uomini, dimentico che Dio in fondo è buono, bonino. E l'acqua potabile che non c'è, e l'acqua del cielo che non cade, la saliva, il sangue, il liquido amniotico, tutto si volatilizza quando si nasce poveri, polverini.
Per certi discorsi non vi sono barriere fonoassorbenti, né ammortizzatori sociali. Per certe speranze ci vuole un cuore nel petto e non una tessera elettorale tra le mani. E per questo mi ostino a coltivare un sogno piccolo e dolce, un sogno bonino che fa sì che la mia speranza non cada e si sfracelli a terra, in mille particelle di illusione polverulenta, polverizzabile, polverini.
E siccome non posso votare, ma solo sognare e suggerire, rimango come un Ulisse in gonnella, legato all'albero della nave, ammaliato dal canto di due sirene a cui sorrido, che ascolto, ma rallento e guardo.
(*) Nel 2005 centocinquanta famiglie rom sono state trasferite dal campo di Vicolo Savini alla riserva naturale di Decima Malafede. Il nuovo campo nomadi è in mezzo al nulla: da una parte i boschi, dall'altra la Pontina, strada declassata da Strada statale a Strada regionale a causa delle uscite e immissioni non a norma.
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