Grazie della provocazione. Ora e sempre è bene, anzi necessario, radicarsi nel Vangelo e riferirsi ad esso, senza smorzarlo o raffreddarlo. La Chiesa è responsabile di renderlo credibile. Anche se impastoiata da sovrastrutture mondane, di per sé non è una sovrastruttura. È come l'umanità di Gesù, che non è gabbia alla divinità, ma rivelazione di quel Dio che nessuno mai ha visto. La Parola, che si è fatta carne in lui, torna Parola nel Vangelo per farsi carne in chi l'accoglie (Giovanni 1,1-18).
La Parola dice che siamo figli del Padre se, come il Figlio, ci facciamo fratelli di tutti: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io amai voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Giovanni 13,34-35). La credibilità di Dio, Padre e Figlio, non è affidata tanto alla nostra predicazione, quanto alla nostra testimonianza di comunione. Ciò che siamo parla più forte di ciò che diciamo. Gesù, nell'ultima cena, prega il Padre per i discepoli di tutti i tempi «perché siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, anch'essi siano una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. (...) Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me» (Giovanni 17,21.23). La grande dignità dell'uomo, lo sappia o no, sta nell'essere amato dal Padre come il suo Figlio unigenito, con un amore totale, unico e assoluto. Questo testimoniò Gesù amando noi, questo testimoniamo noi amando gli altri.
La Chiesa è la fraternità dei figli di Dio. Costituita da chi ascolta e vive il Vangelo, è un popolo sacerdotale (= in comunione con Dio), regale (= libero, a immagine di Dio) e profetico (= conosce la verità che ci fa figli del Padre e fratelli tra di noi). Sacerdoti, pastori e dottori sono ministri (= servi!) del sacerdozio comune, della libertà e della verità altrui, come il panettiere è a servizio di tutti, il vigile dell'automobilista e l'insegnante dell'allievo.
Senza la Chiesa non ci sarebbe il Vangelo: è lei che l'ha scritto come memoria-racconto del Figlio, tesoro di cui vive e stimolo costante a convertirsi. Chiaro che in essa ci sono state e ci sono storture, anche strutturali. Noi amiamo guardare con cura i difetti, ma solo per criticare quelli altrui e giustificare i nostri. Nella casa di Pietro e nel tempio, invece di criticare, il Vangelo preferisce notare la suocera che serve e la vedova che dà quanto ha (Marco 1,31; 12,41-44). In una discarica l'ape si posa sull'unico fiore; in un giardino la mosca vede altra cosa e si posa su essa. Chiediamo l'occhio buono, che rivela un cuore buono.
La Chiesa è fatta non di mattoni tutti uguali, ma da noi, pietre vive (1Pietro 2,4-5), tutte diverse e lavorate per adattarsi tra loro. La Chiesa siamo noi, dove ognuno è altro dall'altro, con il suo dono particolare da mettere a servizio di tutti. Siamo un unico corpo, dove il bene o male di uno è bene o male di tutti. Siamo relazione: ognuno è ciò che riceve e dà. Invece di criticare, è meglio vedere cosa di buono posso ricevere e dare: siamo bisogno l'uno dell'altro (1Corinti 12,4-27). Ma ciò che ciascuno può e deve dare è l'amore stesso (1Corinti 13,1-13), che ha ricevuto dal Padre nel Figlio. «Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore»; e noi «sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» (1Giovanni 4,8; 3,14).
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