
V. P. GERACE
LA FACCIA CATTIVA
Il reato di clandestinità, più precisamente di «ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato», è indubbiamente
il «cuore» della legge n. 94 del 15 luglio 2009, Disposizioni in materia di sicurezza pubblica. La pena prevista è un'ammenda da 5 a 10mila euro, oltre
che l'espulsione dal nostro Paese.
I primi mesi di applicazione della legge hanno evidenziato alcune contraddizioni. Lo spiega bene Enzo Cosentino, avvocato di Varese, legale
dell'Anolf (associazione che si occupa di immigrazione promossa dalla Cisl): «Si attribuisce l'intervento ai giudici di pace, che in alcune zone del Paese sono pochi e oberati
di lavoro e che, oltretutto, avrebbero compiti conciliativi, diversi da quelli per cui sono chiamati in causa da questa legge. Per quanto riguarda poi l'ammenda prevista, pensiamo
non ai criminali di lungo corso ma agli immigrati irregolari "normali", la badante, il raccoglitore di pomodori, il venditore ambulante: quanti hanno a disposizione una
cifra così alta? Ancora: nel corso del processo andrebbe accertato il "luogo del commesso delitto", cioè dove si è verificato l'ingresso o la permanenza
illegale in Italia, operazione in molti casi impossibile. Insomma, si tratta di una norma incoerente e inapplicabile. Non per nulla, dai dati che abbiamo, su 3mila immigrati irregolari
fermati, solo il 5% sono stati espulsi, e in un anno si sono celebrati pochissimi processi».
Ma le perplessità di Cosentino vanno oltre gli aspetti meramente tecnici:
«Il reato di clandestinità è un passo indietro della nostra civiltà giuridica. Più che un delitto si punisce uno status, cioè la mancanza
di alcuni documenti». Un giudizio condiviso da un altro avvocato esperto di legislazione sull'immigrazione: Silvia Balestro, consulente della Cisl di Milano, punta il dito
in particolare contro le norme relative ai minori. «Il legislatore ha abbandonato un principio guida della legislazione sull'immigrazione, cioè che il minore è
un soggetto da tutelare. L'articolo 10bis della legge 94 non esclude che il reato di clandestinità possa essere commesso da minori. In teoria anche un bambino può
essere denunciato ed espulso. Per fortuna, però, il pacchetto sicurezza non ha modificato altre norme della legislazione italiana e internazionale che tutelano anche i minori
irregolari. La stessa legge Bossi-Fini afferma che i minori non possono essere espulsi. Dunque è praticamente impossibile che un processo si concluda con la condanna di un
minore per clandestinità. Restano alcuni problemi pratici, ad esempio in ambito scolastico. So di scuole che non accettano l'iscrizione di irregolari maggiori di 16 anni.
E ci sono stati alcuni Comuni (ad esempio quello commissariato di Bologna) che rifiutavano l'iscrizione nei nidi e nelle scuole materne a piccoli figli di "clandestini".
Il ministero ha chiarito attraverso alcune circolari che il diritto all'istruzione prevale su qualunque altra considerazione. Ma la sensazione è che la legge 94 metta i minori
stranieri irregolari in condizione di debolezza».

A. DI GIROLAMO
EMBRIONI CLANDESTINI
Donna, straniera, irregolare, incinta: può sembrare incredibile, ma anche lei è un bersaglio del pacchetto sicurezza. «Negli
ultimi mesi notiamo un incremento di aborti spontanei con complicazioni - racconta la ginecologa Graziella Sacchetti, della cooperativa Crinali -. In realtà non sono affatto
aborti spontanei. Tutto fa pensare che ci sia una crescita di tentativi di aborti clandestini, soprattutto per via farmacologica. È ormai diffusa, infatti, la pratica di
assumere in grandi quantità un farmaco normalmente utilizzato per problemi gastrici. Quando le cose vanno male e si verificano, ad esempio, emorragie, allora le donne arrivano
al pronto soccorso. Nessuno può provare che la rinuncia all'aborto legale sia dovuta alla paura di una denuncia, ma il sospetto è forte. E il problema non sono solo
gli aborti clandestini, ma anche chi porta avanti una gravidanza nascosta, mal seguita, con tutti i rischi del caso. In generale un minore accesso ai servizi sanitari significa
anche minori possibilità di offrire una formazione sui metodi anticoncezionali, per evitare altri aborti, e meno prevenzione, ad esempio del tumore della mammella e dell'utero».
Da
varie città arrivano poi segnalazioni di un'interpretazione quantomeno restrittiva circa il permesso di soggiorno per gravidanza, della durata di 6 mesi, previsto dalla legge.
Spiega Karim, operatore dell'ufficio immigrazione delle Acli di Padova: «Quando le straniere irregolari incinte vanno in questura, spesso viene comunque fatta partire una
denuncia per clandestinità, denuncia poi "congelata" per 6 mesi, ma che rimane come una spada di Damocle sulla testa della donna. A quel punto molte preferiscono
restare nell'irregolarità».
E la paura entra persino in sala parto. Secondo la legge 94 lo straniero deve esibire il permesso di soggiorno per ottenere qualunque
atto della pubblica amministrazione. Come possono allora i genitori di un neonato, se irregolari, registrarlo all'anagrafe? Per evitare che una legge dello Stato producesse figli
invisibili è intervenuta l'ennesima circolare ministeriale chiarificatrice il 7 agosto 2009, cioè il giorno prima dell'entrata in vigore della legge, precisando che
«per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno».
Resta il fatto che il «peso» politico e giuridico di una legge è ben diverso da quello di una circolare, che può essere facilmente modificata o annullata.

D. FRACCHIA

M. VARIO
COME TI COMPLICO LA VITA
Marchiati a fuoco i «clandestini», il pacchetto sicurezza provvede poi a complicare tremendamente la vita anche agli immigrati
regolari.
Succede ad esempio con l'abitazione. Uno dei nuovi requisiti per ottenere il ricongiungimento familiare è l'idoneità abitativa, ma la legge non chiarisce
le modalità per ottenerla, generando confusione e disparità di trattamento. Racconta Andrea Massironi, di Anolf Lecco: «In provincia, prima della legge 94, l'idoneità
era rilasciata dall'Asl, poi l'Asl ha detto che dovevano provvedere i Comuni. È stato il caos: una casa con caratteristiche simili veniva valutata in modo diverso da Comune
a Comune. In più, alcuni Comuni chiedevano fino a 100 euro per la pratica, e teniamo presente che ogni 6 mesi bisogna fare il rinnovo. Ora, grazie a un accordo con la Prefettura,
sono stati stabiliti criteri omogenei, si è uniformato il costo (35 euro) e il rinnovo avviene con autocertificazione, senza spese».
È sempre Massironi a
denunciare un altro aspetto problematico, quello dei ricongiungimenti dei genitori dell'immigrato: «La legge 94 pone come requisito che non ci siano altri figli nel Paese
di origine, senza distinguere per esempio sull'età di questi figli o sul fatto che siano economicamente autonomi o meno. Noi registriamo il disagio di molte immigrate, specie
arabe o nordafricane, per le quali durante il parto e nei primi mesi di maternità è fondamentale avere a fianco la madre e che invece devono vivere da sole questo
momento».
Tra le novità più note c'è l'accordo di integrazione, meglio conosciuto come «permesso di soggiorno a punti». Previsto dalla
legge 94, è stato presentato dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi a giugno ed entrerà in vigore in gennaio. «È solo un modo per rendere l'integrazione
un percorso a ostacoli - taglia corto Russo -. I requisiti sono ridicoli: la conoscenza della lingua italiana è importante, ma non dimentichiamo che, secondo alcune indagini,
il 70% degli stessi italiani ha difficoltà a comprendere un testo scritto. Quanto alla conoscenza della Costituzione, vogliamo parlare di come la Carta è conosciuta
dai nostri politici? C'è poi il peso psicologico di sapere che il proprio futuro è appeso alla valutazione discrezionale di un funzionario. Infine, non è stato
stanziato un solo euro, ad esempio, per i corsi di italiano. Tutto è lasciato come sempre al buon cuore del non profit».
EMERGENZA SICUREZZA?
Il pacchetto sicurezza è stato presentato come risposta necessaria a un'emergenza criminale associata all'immigrazione, un cavallo vincente
anche nelle ultime campagne elettorali. Emergenza che, però, in realtà non esiste, come dimostrano alcuni dati statistici, a disposizione sul sito dello stesso ministero
dell'Interno (www.interno.it). Tra 2007 e 2008 i delitti commessi da stranieri sono diminuiti dello 0,4%, tra 2008 e 2009 addirittura del 13,9%. In particolare sono drasticamente
diminuiti alcuni reati che nell'immaginario collettivo sono ormai impropriamente attribuiti agli stranieri: i furti nelle abitazioni (-27% nel triennio 2007-2009), le rapine in
banca (-46%), le violenze sessuali (-3,6%).
Un'ulteriore smentita dell'equazione immigrati=criminalità arriva da una ricerca presentata a giugno e realizzata per il Fondo
europeo per l'integrazione: Immigrazione, Regioni e Consigli territoriali per l'immigrazione. Prendendo come riferimento le denunce, il rapporto rivela che, nel periodo 2005-2008,
le denunce contro gli stranieri sono aumentate del 19,9%, a fronte di un incremento molto maggiore dei residenti stranieri in Italia, nello stesso periodo: +45,7%.
Si arriva
dunque alla radice del problema. Quali i veri obiettivi del pacchetto sicurezza? Ne parliamo con Luca Bettinelli, responsabile immigrazione della Caritas ambrosiana: «Dal
punto di vista pratico, seppure non manchino tanti drammi personali, la legge ha avuto un'efficacia limitata. Oltretutto le autorità di pubblica sicurezza stanno dimostrando
buon senso nel gestire i paradossi della normativa. Il vero impatto negativo, e forse anche l'obiettivo della legge, è a livello culturale. Con il pacchetto sicurezza si
dà una svolta ulteriore nella rappresentazione dell'immigrato come criminale, si istilla ancora di più nell'opinione pubblica la paura del diverso. La legge 94 è
tutta impostata sulla repressione, con un'ossessione, direi quasi una degenerazione, per cui anche buttare cartacce per strada viene considerato un problema di sicurezza. E questo
martellamento fa breccia nella mentalità collettiva. Lo vediamo anche nei "nostri" ambienti, dentro la comunità ecclesiale, dove si fa sempre più
fatica a far passare certi discorsi sull'accoglienza».
Da Roma gli fa eco Antonio Russo: «Come Acli riteniamo che il pacchetto sicurezza sia una "norma manifesto",
che colpisce la speranza di vivere meglio, o semplicemente di sopravvivere, e accresce la vulnerabilità e la ricattabilità degli stranieri, generando ulteriore irregolarità.
Non si vuole capire che non si fa integrazione attraverso la sicurezza, ma si fa sicurezza attraverso l'integrazione».
IL SOCIOLOGO
«Le responsabilità della politica»
Maurizio Ambrosini, sociologo dell'Università Statale di Milano, segue da anni le dinamiche migratorie ed è autore di vari saggi e ricerche sul tema. Gli chiediamo
un bilancio dei primi mesi di applicazione del pacchetto sicurezza. Già, ma se alle urne il gioco funziona, significa che il disagio della gente è autentico... Ci spieghi meglio. Una soluzione può essere facilitare l'acquisizione della cittadinanza e quindi il diritto di voto per gli immigrati? |
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