Sara (il nome è di fantasia, ma la storia è autentica) ha 10 anni ed è orfana. Quando sua madre è morta, due anni fa, è stata affidata alla famiglia di uno zio. In seguito al decesso di due cuginetti, probabilmente per una parassitosi, tutti hanno puntato il dito contro di lei: aveva già «mangiato» sua madre, sicuramente era sua la colpa della morte dei cugini. Secondo la famiglia, di notte le porte di casa sbattevano per la presenza degli spiriti portati da Sara, la feitiçeira (stregona). Allora doveva morire. Così gli zii hanno iniziato a darle poco cibo e a farle trasportare enormi carichi di acqua dal fiume. Una notte, stremata, Sara è scappata e si è rannicchiata davanti alla porta alla missione di Negangi. L'ha trovata suor Lucia Colcira, missionaria salesiana di Padova, che vive da 26 anni in Angola. Oggi Sara è stata accolta nella struttura missionaria di Sanza Pombo e non ne vuole sapere di tornare in famiglia.
SBARAZZARSI DEI DEBOLI
Chi vive in Angola, di storie come questa ne ha viste o sentite migliaia. La piaga della feitiçaria infanto-juvenil (stregoneria
giovanile) è ben radicata nel Paese e parlarne è quasi un tabù. Tutti sanno che c'è, ma preferiscono tacere. Quantificarla è impossibile. Per
capire il fenomeno, occorre partire dalle sue origini. «La feitiçaria affonda le sue radici nella cultura bantu, fiorita nell'XI secolo nell'area dell'Africa
centrale e meridionale - spiega Sabrina Avakian, autrice del saggio (Salani, Milano 2010, pp. 136, euro 12), che indaga sul questo tema -. Questa cultura distingue un universo notturno
(dominato dai morti, dagli spiriti e dagli antenati) e uno diurno, per le persone e tutti gli esseri viventi. La feitiçaria è la pratica di riti che puntano
a ottenere potere dagli spiriti non per la comunità, ma a vantaggio personale». Questo fenomeno non esiste solo in Angola, ma è diffuso in una vasta area dell'Africa
centrale, che include Repubblica Democratica del Congo, Mozambico, Benin, Ghana, Kenya.
Sembra incredibile che a essere vittime dell'accusa di stregoneria siano proprio i bambini.
In questo senso la povertà gioca un ruolo determinante. Nel caso angolano, in particolare, la popolazione è stremata da decenni di guerra civile (terminata nel 2002)
e la miseria è diffusa. «Quando le bocche da sfamare sono troppe - continua Avakian -, la famiglia cerca di disfarsi di qualcuno dei bambini. Nei ceti medio-bassi,
a farne le spese sono talvolta i piccoli più intelligenti, quelli che parlano troppo o che hanno talento per disegnare. Il loro comportamento li fa ritenere problematici
e potenziali colpevoli di stregoneria».
La diversità, infatti, predispone a essere identificati come possibile «capro espiatorio» di una situazione negativa.
«Nella mentalità locale, quando le sventure sono troppo grandi, scatta il bisogno di trovare una causa specifica, anche irrazionale - commenta Elisabetta Marastoni,
pediatra a Reggio Emilia, che ha lavorato per tre anni in Angola -. Un caso di cui sono venuta a conoscenza riguardava un bambino mulatto. Quando qualcuno si ammalava, la nonna
imputava la causa al colore della pelle del nipote, che "non era buono"». Allo stesso modo, possono essere considerati enfeitiçados, cioè stregati,
albini ed epilettici. Ma qualsiasi bambino può diventare un potenziale colpevole.
Oltre ai bambini, anche gli anziani, a volte, possono essere vittime dell'accusa di stregoneria.
È una situazione paradossale in una società come quella angolana che ha sempre considerato i vecchi figure carismatiche e guide della comunità. Ma è
la guerra ad aver mutato questo scenario. Le difficoltà economiche finiscono per mettere anziani e minori sullo stesso piano. «Un bambino o un uomo avanti con gli anni
- spiega Francesco Ferranti, missionario laico salesiano cooperatore, che vive in Angola dal 2003 e insegna presso una scuola delle suore domenicane a Ndalatando -, sono persone
"non produttive" e spesso si trasformano in un peso per una famiglia già povera. Per questo motivo, i parenti sono disposti a sacrificarli, facendo ricadere su
di loro l'accusa di feitiçaria».
Per identificare il feitiçeiro la gente si rivolge a un kimbanda, uno stregone guaritore. «Spesso
questi personaggi - puntualizza Avakian - sono giovani e lanciano le loro accuse infondate per accrescere il loro potere nella comunità. Un anziano che con la sua esperienza
osa contrastarli può dare fastidio».
Per chi osserva il fenomeno da lontano, resta incomprensibile come una madre o un padre possano accettare di eliminare un figlio.
«In Angola, la prole è una benedizione di Dio, la famiglia deve essere grande per sopravvivere nel tempo - commenta suor Lucia -. In quest'ottica, conta la famiglia
allargata: si può sacrificare un membro per salvare gli altri». E poi, la pressione sociale del gruppo è tale che difficilmente il singolo riesce a sottrarsi.
IL RUOLO DELLE SETTE
L'ignoranza è il terreno ideale in cui proliferano queste credenze popolari. E, proprio facendo leva sull'ignoranza, in Angola sono proliferate
decine di sette religiose. Attualmente esistono una cinquantina di Chiese riconosciute dallo Stato. «Molte di esse - spiega padre Roberto Donà, responsabile del Centro
missionario frati cappuccini del Veneto -, provengono dal Brasile. Avvicinano le persone in difficoltà, promettendo loro felicità, salute, benessere, in cambio di
un'offerta». Sono queste sette che spesso alimentano la credenza nella feitiçaria. «Nessuno sa esattamente cosa professino, ma prospettano denaro e successo
agli accoliti - aggiunge Ferranti -. Una di esse, la Chiesa maná, è stata bandita lo scorso anno perché socialmente pericolosa».
Al di là
delle differenze, molte sette sincretiche fondono elementi di religiosità cristiana con le credenze locali. Come riporta Avakian nel suo saggio, per esempio, c'è chi
promette di curare dal feitiço con l'imposizione della Bibbia sul capo. Dal Congo si sta diffondendo in Angola anche la Chiesa kimbanghista, fondata dal predicatore
evangelico Simon Kimbango, autoproclamatosi messia negli anni Sessanta. I kimbanghisti «curano» gli enfeitiçados con particolari riti e punizioni corporali,
perché ritengono che il male si possa eliminare solo attraverso il dolore.
Per estirpare la piaga della feitiçaria, il percorso è lungo. Occorre definire
normative più precise per la tutela dei minori e attuarle, migliorare l'istruzione pubblica e la sanità. Insomma, convincere la gente che le persone adeguatamente
curate possono guarire, perché le malattie non dipendono da malefici. E poi, c'è da lavorare sul tessuto sociale e morale del Paese, per trasmettere quei valori che
sono andati perduti in quasi trent'anni di conflitto. «La guerra civile è stata anche uno scontro tra l'ideologia comunista e quella capitalista, ma in entrambi i casi
fondata sulla dissoluzione dei valori della famiglia - commenta Ferranti -. La Chiesa cattolica, ma anche quella metodista e quelle protestanti in generale, stanno facendo un gran
lavoro, con una formazione profonda sul rispetto della vita».
UN CENTRO PER GLI ENFEITIÇADOS
I frati francescani cappuccini operano in Angola dal 1948. Nel 2001, fra Giorgio Zulianello ha creato a Mbanza Congo un Centro di accoglienza per bambini accusati di feitiçaria, cacciati o fuggiti dalle loro famiglie. L'opera di fra Giorgio, perito in un incidente aereo nel 2007, è attualmente portata avanti da fra Danilo Grossele, che segue una cinquantina di ragazzi impegnati in varie attività, dal teatro alla danza. In parallelo, l'obiettivo è dare loro una formazione professionale, per potersi inserire nel mondo del lavoro. Ad agosto, un gruppo di giovani volontari partirà da Venezia per trascorrere un periodo con i ragazzi del centro, per trasmettere amicizia e solidarietà,
il bene più prezioso per chi ha subito il trauma di essere respinto dalla propria famiglia. |
LA SCHEDA
L'oro nero alimenta la ripresa
Guidata da José Eduardo dos Santos dal 1979, l'Angola sta vivendo una fase di forte crescita economica (Pil +21% nel 2007, +13% nel 2008) che è stata rallentata solo dalla recente crisi internazionale (-0,6% nel 2009). La fase di crescita è stata accompagnata da un calo dell'inflazione (scesa dal 325% del 2000 al 13% del 2008) e da un saldo positivo della bilancia commerciale che, grazie alle esportazioni delle risorse minerarie (diamanti, gas naturale, ferro e, soprattutto, petrolio), è in attivo dal 2005. L'oro nero è all'origine delle intense relazioni commerciali che legano Angola e Cina. In cambio di petrolio, Pechino ha inviato un esercito di tecnici e
operai per sviluppare le infrastrutture del Paese. Attualmente, i cinesi sarebbero decine di migliaia sparsi su tutto il territorio angolano, non solo nella capitale Luanda. Malgrado
la crescita economica, il 40,5% della popolazione vive ancora sotto la soglia della povertà e l'aspettativa di vita alla nascita è di soli 39 anni. |
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