



A. PRATI
DA GERUSALEMME AL WOLLO
Secondo una leggenda, trascritta in un antichissimo manoscritto etiope in pergamena, il 12 ottobre 312 l'imperatore romano Costantino, figlio
di Elena, regina bizantina, prima della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio, guardando in direzione del sole vide chiaramente in cielo la scritta in latino: «In
hoc signo vinces», sotto l'immagine della croce. Costantino adottò il simbolo sugli stendardi e sulle armature dei suoi uomini e vinse. Qualche anno dopo, Elena
(che poi sarà proclamata santa), impressionata dal miracolo, si mise alla ricerca dei resti di legno della croce di Gesù. Fu un'impresa difficile ma, alla fine, il
27 settembre 326, riuscì nel suo intento. Fu un sogno a rivelare alla regina come rintracciare la reliquia: «Ti guiderà il fumo di una pira», le disse
un angelo. Così, il giorno successivo, Elena ordinò alla gente di Gerusalemme di accatastare un'enorme pila di legno. La cosparse di incenso e le diede fuoco. Le fiamme
si diressero verso il cielo, lanciando in alto un'enorme nuvola di fumo. Dopo aver svolazzato qualche minuto, il pennacchio si diresse decisamente verso un terreno e lì si
fermò. Era quello il luogo esatto in cui era stata interrata la croce. La madre di Costantino ordinò di scavare e lo strumento di tortura riapparve. Ma come verificare
che quello fosse l'autentico legno sul quale era morto Gesù? Elena andò da una donna malata e la toccò con il legno della croce. Immediatamente l'inferma si
riprese. Per diffondere la notizia del ritrovamento la regina fece accendere su tutte le colline circostanti un falò, in modo tale che tutti gli abitanti di Gerusalemme e
della campagne attorno alla città fossero informati. Secondo la leggenda i fuochi furono visti fino a Costantinopoli. E, sempre secondo la leggenda, la regina divise la croce
in tre pezzi. Uno lo spedì a Roma e un altro a Costantinopoli. Il terzo lo conservò a Gerusalemme. Quest'ultimo, dopo un passaggio in Egitto, finì in Etiopia,
che allora era un tutt'uno con l'Eritrea.
Secondo il Tafut, un corposo volume del XV secolo, gli imperatori di Etiopia erano spesso chiamati nel Paese delle Piramidi per
difendere i cristiani copti minacciati dalle persecuzioni islamiche. I salvatori venivano ricompensati dai salvati con doni di gran valore: oro, argento, pietre e stoffe preziose.
Ma uno di essi, Dawit, rifiutò regali e prebende e chiese invece che in cambio gli fosse donato il frammento della croce che era custodito dal patriarca di Alessandria. La
richiesta fu esaudita e la reliquia portata in Etiopia. Durante il viaggio fu scortata da un gruppo di tedofori e alla fine sistemata, perché fosse custodita, in una chiesa
dedicata alla Vergine Maria a Gishen nel settentrione del Wollo, regione nord orientale dell'Etiopia. Per celebrare l'evento, l'imperatore ordinò che fossero organizzate
grandi feste in tutto il Paese e che i mantelli dei sacerdoti del tempio fossero ricamati con fiori. Da quel giorno il ritrovamento della regina viene ricordato ogni anno con una
grande festa in cui si accendono grandi torce e altissimi falò, i demera in lingua tigrè.

A. PRATI
LA SCHEDA
Due milioni di fedeli, un patriarca controverso
La Chiesa copta ortodossa eritrea nasce nel 1993 da una scissione dalla Chiesa copta ortodossa etiope che, a sua volta, era nata nel 1959 da una scissione da quella egiziana. Fu san Frumenzio, su mandato di sant'Atanasio, l'allora patriarca di Alessandria di Egitto, a evangelizzare nel IV secolo il Corno d'Africa, riuscendo a convertire il negus e la corte imperiale. Nel 640 la Chiesa d'Etiopia strinse un forte legame con quella egiziana, legame che rimase strettissimo fino al secolo scorso. L'ultimo negus Hailé Selassié (imperatore dal 1930 al 1936 e dal 1941 al 1974) riorganizzò la Chiesa d'Etiopia facendola diventare Chiesa di Stato e rendendola autonoma dal patriarcato di Alessandria (con il quale però ha continuato a mantenere ottimi rapporti). Abuna Basilios, il primo patriarca, fu eletto nel 1959. Nel 1971, gli succedette abuna Tewophilos che venne ucciso dalla giunta militare marxista. Gli subentrarono abuna Tekle Haymanot e, poi, abuna Merkorios, che però non vennero riconosciuti dal sinodo della Chiesa. A loro è succeduto nel 1992 abuna Paulos (nella foto sopra), l'attuale patriarca. Nel 1993, dopo l'indipendenza dell'Eritrea dall'Etiopia, è nata la Chiesa copta ortodossa di Eritrea. Anche se persistono forti contrasti tra i due Paesi, le due Chiese sono in comunione tra loro. Dal 2007, il patriarca è abuna Dioscoros I, nominato dopo che il predecessore, abuna Antonios, è stato costretto alle dimissioni dal regime di Asmara. La Chiesa conta circa due milioni di fedeli che vivono in Eritrea, Europa e Nord America. e.c.
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