L'8 febbraio, con la morte di Pena Branca (al secolo José Ramiro Sobrinho, 71 anni) in Brasile è entrata in lutto la caipira, ovvero il mondo «rurale». Restringendo all'ambito musicale, l'aggettivo dal sapore e suono così creolo diventa sinonimo di «musica folk». Una musica purissima nelle esecuzioni e negli arrangiamenti, suonata con la chitarra caipira accompagnata, talvolta, dalla fisarmonica. Una cinquantina di anni fa, José aveva dato vita, insieme al fratello più giovane Ranulfo, il duo Pena Branca e Xavantinho, tra i più apprezzati non solo dal grande pubblico, ma anche dagli addetti ai lavori per la coerenza con le radici del genere. Nati entrambi in campagna (rispettivamente nella zona rurale paulista e nello Stato di Minas Gerais), i due si formarono nel mondo agricolo, lavorando la terra e imparando la musica tradizionale. Alla fine degli anni Sessanta si trasferirono a San Paolo in cerca di fortuna, ma non perdettero il legame con la terra.
In Italia non è facile trovare i dischi che hanno lanciato il duo, in particolar modo Velha Morada, il primo Lp che ha segnato l'esordio nel mercato esattamente trent'anni fa. È importante comunque ricordare che, all'alba degli anni Ottanta - in piena era (post)punk e new wave, e con ancora in auge sperimentazioni del decennio anteriore, anche in Brasile, basti pensare al famosissimo tropicalismo di Caetano e Gil - i due «ragazzi di campagna» cantavano inni alla vita calma e alla saggezza contadina. O Cio da Terra (1987), per esempio, immortala la durezza, ma anche la passione (quasi carnale, viste alcune metafore) del lavoro nei campi e la magica armonia uomo/natura grazie alla maestria dei famosi autori (Nascimento per la musica e Buarque de Hollanda per il testo).
I dischi successivi confermano la densità di collaborazioni più che illustri che testimoniano l'ottima considerazione di cui il duo godette, fin dagli inizi della carriera, anche presso gli intellettuali locali. Canto Violero (1988), per esempio, vanta partecipazioni di Tião Carreiro e Almir Sater, virtuoso della chitarra caipira. Indimenticabili, poi, il disco live Em Tatuí (1992) con l'autorevole Renato Teixeira, o il brano, struggente e commovente, Viola Quebrada, con testo del grande poeta Mário de Andrade, nell'album Violas e Canções (1993). Costante poi anche la relazione con il patrimonio folcloristico, come in Pingo d'Água (nell'omonimo disco del 1996) e in Cuitelinho o in altri brani dall'immenso materiale raccolto da Paulo Vanzolini.
La breve panoramica appena tracciata è rappresentata in alcuni dei dischi pubblicati (o ripubblicati) in concomitanza con la morte di Pena Branca come, ad esempio, O Melhor de... oppure 25 Anos. In realtà, il lutto era cominciato circa un decennio prima con la morte del fratello minore Xavantinho. Già da allora erano iniziate le pubblicazioni di varie raccolte o riedizioni di classici, accanto a qualche disco solista del membro del duo rimasto «orfano» del compagno di vita e musica. Tra questi il più noto è Pena Branca canta Xavantinho (2002). Opere, queste ultime, forse meno ispirate, ma comunque coerenti con il lavoro di una vita e sempre più che dignitose.
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