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Tuareg, un popolo in lotta contro la povertà
Abitare in un territorio ricchissimo, ma in estrema povertà. È questo il paradosso che vivono i tuareg in Niger. «Da secoli - spiega Moussa Annour, esponente della comunità tuareg in Italia - i tuareg abitano le regioni settentrionali del Niger. Le loro carovane attraversavano il deserto commerciando e cercando pascoli per il loro bestiame. In anni recenti, però, questo modello è entrato in crisi. Le ricorrenti siccità hanno ridotto i pascoli e quindi molti tuareg si sono sedentarizzati». Molti di loro, per riuscire a sopravvivere, si sono trasferiti nelle periferie della città, dove si arrangiano con piccoli lavoretti. «La maggior parte - continua Annour - vive in estrema povertà sognando di poter tornare nel deserto con le loro famiglie e le loro carovane».

È la povertà che li ha portati a ribellarsi negli anni Settanta e poi ancora nel 1995 e nel 2006. «Queste rivolte - osserva Elhadji Oubana, meglio conosciuto come Haddo, nigerino, presidente della Ong Mondo tuareg e responsabile della comunità tuareg in Italia - non sono mai state organizzate per chiedere una secessione, ma solo migliori condizioni di vita. Anche perché i tuareg abitano in regioni ricchissime di uranio, i cui proventi non sono mai stati reinvestiti in loco, ma sono andati ad arricchire i politici di Niamey».

La speranza ora arriva dal nuovo clima politico che si respira in Niger. Caduto l’ex presidente Tadja, le elezioni che si sono tenute ad aprile hanno portato al potere Mahamadou Issoufou, che ha promesso una svolta democratica. «Il nuovo governo - osserva Moussa Annour - ha promesso una maggiore decentralizzazione del potere. Già oggi il governatore della regione di Agadez e il sindaco di Agadez sono tuareg. È la prima volta che avviene dalla nascita del Niger nel 1960». Alcuni osservatori sostengono che ci sia il pericolo della diffusione del fondamentalismo islamico tra i tuareg e gli stessi “uomini blu” non escludono questo rischio, anche se ritengono che, per il momento, l’influenza integralista non è ancora così profonda. «Noi siamo musulmani - osserva Haddo -, ma nel nostro popolo è sempre prevalsa l’identità culturale su quella religiosa. Ed è così ancora adesso. Il rischio che si diffonda il fondamentalismo però c’è. Molti nostri giovani senza lavoro e senza futuro potrebbero farsi “corrompere” dalle promesse dei movimenti integralisti islamici che iniziano a diffondersi tra la popolazione araba del deserto. Se la giovane democrazia nigerina saprà redistribuire le ricchezze del Paese, riusciremo a evitare questo rischio».
e.c.
Data: 
20 settembre 2011
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Data: 
28 luglio 2011
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20 giugno 2011
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