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Daniel Barenboim: quelle note che uniscono arabi e israeliani
Daniel Baremboim è il nuovo direttore musicale del Teatro alla Scala di Milano. In un'intervista pubblicata nel numero di ottobre di Popoli, il maestro parla della sua esperienza con la West-Eastern Divan Orchestra, che riunisce musicisti ebrei e musulmani.

Data: 
14 ottobre 2011
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Il Nobel per la pace si tinge di rosa
Il comitato norvegese ha assegnato il premio a tre donne: le liberiane Ellen Johnson Sirleaf e Lyeman Gbowee e la yemenita Tawakkul Karman. Un riconoscimento alla loro «lotta non violenta a favore delle donne e del loro diritto a partecipare ai processi di pace».

Data: 
7 ottobre 2011
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Deserto e ribellione nel blues dei tuareg
Popolo diviso tra più Paesi, quello degli «uomini blu» esprime (anche) attraverso la musica il proprio desiderio di libertà e di indipendenza. Di seguito l'articolo pubblicato sul numero di aprile 2010 di Popoli.

C’è stato un tempo in cui imbracciavano contemporaneamente il kalashnikov e la chitarra elettrica. Sono il gruppo tuareg Tinariwen, fondato da Ibrahim Ag Alhabib, nomade del Mali, cresciuto negli anni Settanta nei campi profughi di Tamanrasset (Algeria) e formatosi in seguito nelle milizie di Gheddafi. Il colonnello libico si proponeva allora di creare un esercito del Sahara composto dai migliori giovani tuareg e, attraverso la musica e la composizione di motivi ispirati alla ribellione e all’indipendenza del popolo del deserto, volle montare, insieme ad Alhabib e soci, una macchina di propaganda che viaggiasse di campo in campo e di comunità in comunità mediante cassette registrate.
Insofferenti a questa strumentalizzazione della causa tuareg, Alhabib e i suoi compagni decisero di diventare musicisti a tempo pieno e, alla fine degli anni Ottanta, alcuni di loro lasciarono la Libia alla volta del natio Mali. Inizialmente noti solo nella comunità nomade sahariana, a partire dal 1996 i Tinariwen (che in lingua tamashek significa «deserti» ed è il plurale di ténéré) iniziarono a farsi notare anche fuori dal continente africano. La loro è una musica che si può, a buon diritto, definire di «resistenza». La resistenza di un popolo senza confini e nazionalità, che veicola un messaggio di libertà e indipendenza. Influenzato dal rock occidentale, così come dalle sonorità popolari del Maghreb, Ibrahim Ag Alhabib si è avvicinato alla musica proprio attraverso la chitarra, facendone uno strumento dal suono peculiare, la vera cifra stilistica del suo gruppo.
Gli aspetti certamente più originali dei Tinariwen sono comunque la personalità carismatica di Ibrahim e l’assouf, lo stile musicale tuareg fatto di chitarra blues, basso, percussioni e vocalizzi tradizionali (nella formazione c’è anche una donna, Mina Walet Oumar, la voce del gruppo). I Tinariwen sono ormai star internazionali: si sono esibiti in tutti i continenti, hanno realizzato dischi, partecipato a festival e vinto premi prestigiosi. Sono anche diventati soggetti di documentari e servizi televisivi. Il loro ultimo lavoro, osannato dalla critica europea, è Imidiwan («I compagni»), uscito nel 2009, di cui il brano Lulla rappresenta le vibrazioni sonore prodotte da questi bluesmen del deserto.
Maestri nel loro genere, i Tinariwen mettono un po’ nell’ombra gli altri gruppi tuareg, meno noti e, probabilmente, anche meno innovativi. Tra questi, i Tartit, una band tradizionale composta da cinque donne e quattro uomini appartenenti a Kel Antessar, una delle tre confederazioni in cui sono organizzati tradizionalmente i tuareg. I Tartit, che sono nati nel 1995 in un campo profughi del Burkina Faso, cantano l’amore e la pace, ma anche la guerra e l’esilio, principalmente avvalendosi di voce e percussioni. Il loro ultimo cd è Abacabok, inciso nel 2006.
È impegnato politicamente nella rivendicazione dell’identità tuareg anche Abdallah Oumbadougou, originario del Niger. Virtuoso della chitarra ed esiliato all’estero come Alhabib, Oumbadougou suona con il gruppo Takrist N’Akal. Uno dei loro lavori più significativi è Desert rebel del 2007, a cui è abbinato un dvd sulla vita dei nomadi del deserto.
E, infine, ci sono gli Oyiwane, nigerini di Agadez, un gruppo che miscela percussioni, voci femminili e chitarra elettrica. Il loro ultimo lavoro è Sahara, album uscito nel 2005 per la casa discografica francese Harmonia Mundi.
Alessandra Abbona
Data: 
23 settembre 2011
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Un pezzo d’Italia a Tunisi: "Ora c’è pluralismo"
La «rivoluzione dei gelsomini» ha portato maggiore pluralismo e democrazia. La speranza è che ora non prevalga il fondamentalismo. A quasi un anno dall’inizio della rivolta, è questa l’analisi di Elia Finzi, direttore de Il Corriere di Tunisi, storica testata tunisina in lingua italiana.

Data: 
21 settembre 2011
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Nuova Zelanda, la nazione ovale
Parte il 9 settembre la Coppa del mondo di rugby: nonostante il sisma di pochi mesi fa, tutto è pronto per accogliere quello che è più di un evento sportivo. Perché in Nuova Zelanda la palla ovale è un ingrediente della cultura nazionale.

Data: 
23 agosto 2011
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India : Danzare la Parola
Inculturazione è incarnare il Vangelo in tutta la diversità dell’esperienza umana. Per alcuni gesuiti indiani si realizza coniugando la fede cristiana con l’arte della tradizione hindu. Come per Saju George, che nella danza si fa interprete di una spiritualità dell’incontro
Fascicolo: 
agosto-settembre 2011
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Turismo : Quando si parte verso luoghi comuni
Spot e dépliant di agenzia ci presentano un’immagine del Sud del mondo stereotipata, spesso incentrata su un esotismo artificiale. E nemmeno il cosiddetto turismo «responsabile» è al riparo da qualche ambiguità. Ecco un piccolo promemoria per partire con la mente più libera
Fascicolo: 
agosto-settembre 2011
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Nuova Zelanda : La nazione ovale
Parte il 9 settembre la Coppa del mondo di rugby: nonostante il sisma di pochi mesi fa, tutto è pronto per accogliere quello che è molto più di un evento sportivo. Perché in Nuova Zelanda la palla ovale è anzitutto uno stile di vita e un ingrediente della cultura nazionale
Fascicolo: 
agosto-settembre 2011
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Le Riduzioni, utopia o profezia?


Riproponiamo due articoli recenti pubblicati su Popoli sull'esperienza delle Reducciones (Riduzioni) dei gesuiti in America Latina. Una vicenda in cui si intrecciano annuncio del Vangelo, inculturazione della fede, esperimenti avveniristici a livello economico, imprese architettoniche e artistiche: un mix che non smette di affascinare storici, artisti e studiosi della Chiesa.

Clicca qui per leggere l'articolo Luci sull'utopia, di Stefano Femminis. Clicca qui per leggere Missione guaraní, di Emanuele Colombo.

Data: 
27 luglio 2011
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Venere nera arriva nei cinema italiani
Il 17 giugno è uscito nei cinema italiani Venere Nera. Pubblichiamo la recensione apparsa su Popoli del novembre 2010.

Data: 
20 giugno 2011
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