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Koyaanisqatsi: la parola alle immagini (e alla musica)
15 maggio 2013

Su iniziativa di San Fedele Musica e delle riviste Popoli e Aggiornamenti Sociali, in collaborazione con Legambiente e Docucity, il 27 maggio alle 18.30 e alle 21 verrà proiettato all'Auditorium San Fedele di Milano (Via Hoepli 3/b) un film ormai «storico»: Koyaanisqatsi - parola che nella lingua degli indiani d'America Hopi significa «vita senza equilibrio» -, girato dallo statunitense Godfrey Reggio nel 1982 e che si avvale della colonna sonora di Philip Glass (che sarà possibile apprezzare con l'impianto audio Acusmonium Sator composto da 40 altoparlanti).

 

Al centro della pellicola (guarda il trailer) troviamo proprio gli squilibri e le frenesie delle caotiche metropoli occidentali, senza però un’esplicita trama narrativa. Le immagini e la potente colonna sonora di Philip Glass (che ha composto anche per The Truman show) sono davvero tutto in questo film senza parole, troppo sbrigativamente definito “documentario”. È invece un’opera lirica, senza dubbio sui generis, solenne e maestosa, ma anche enigmatica e in parte inquietante, dal chiaro intento polemico nei confronti della modernizzazione selvaggia e poco rispettosa del creato e dell’uomo stesso.

 

Le sequenze nelle quali la pellicola è suddivisa mostrano un graduale emergere di elementi artificiali (dalle centrali energetiche fino ai carri armati), a discapito di una natura che da incontaminata diventa a poco a poco preda dell’avanzare di urbanizzazione e sfruttamento delle risorse naturali. Cemento e acciaio sembrano trionfare sull’ambiente, tanto che una delle scene più famose vede la luna tramontare mestamente dietro un grigio e inespressivo palazzone.


Alle inquadrature spettacolari, spesso aeree, si accompagna la scaltra velocizzazione delle immagini che sembra trasformare il traffico notturno in scie luminose, i pendolari in minuscoli e agitatissimi insetti, gli operai in “macchinari” delle fabbriche; l’insistenza sulla ripetitività dei gesti provoca lo spettatore a interrogarsi sui risvolti spersonalizzanti della società industrializzata.

 

Tuttavia, il fascino e la suggestività delle sonorità e dei panorami selezionati da Reggio e Glass possono dire anche molto di più. Negli anni non sono mancati, infatti, commentatori che hanno visto nel lento indugiare della telecamera su autostrade e grattacieli un’implicita, magari involontaria, ammirazione per il progresso umano e le sue realizzazioni, in un complesso rapporto di amore-odio che sfugge alle facili semplificazioni. Si può dunque rileggere quest’opera in chiave meno ecologista e apocalittica? Agli spettatori - che saranno supportati da Andrea Lavagnini (del Centro Culturale San Fedele), Andrea Poggio (di Legambiente) e Paolo Foglizzo (di Aggiornamenti Sociali) - l’ardua sentenza.

Gabriel Louisetti

© FCSF – Popoli