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Occupy Taipei: anche a Taiwan la protesta degli indignados
Anche a Taiwan arriva la protesta degli indignados, sulla scia delle manifestazioni di New York: il luogo scelto è intorno al simbolo del capitalismo nell’isola, il Taipei 101 building. Come mostra il video di eRenlai, rivista online dei gesuiti di Taiwan, la protesta nasce dall’aumento della disoccupazione, dei prezzi delle case, ma anche dalla solidarietà verso gli immigrati (per accedere al sito di RenLai clicca qui)
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Vatican to Issue Radical Document on Economy

On Monday, the Vatican will release a document on the reform of the international financial system which will be to the left of every politician in the United States. It will be closer to views of the «Occupy Wall Street» movement than anyone in the U.S. Congress. It will call for the redistribution of wealth and the regulation of the world economy by international agencies. Not only will it be to the left of Barack Obama, it will be to the left of Nancy Pelosi.
It is easy to predict what will be in the document by simply looking at what Pope Benedict XVI has said in the past.

Data: 
21 ottobre 2011
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Corno d’Africa, cronaca di una carestia annunciata
Le carestie nel Corno d’Africa non possono essere attribuite solo al clima, ma anche a manovre speculative e alla vendita di appezzamenti di terreno a multinazionali o a Stati stranieri. Il commento di un operatore di una Ong.

Data: 
13 otobre 2011
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Un tesoro di 11.500 miliardi di dollari
Anonimato, conti cifrati, prestanome: i paradisi fiscali sono fortezze impenetrabili. Difficile quindi carpirne i segreti e comprendere con esattezza quale sia il giro d’affari che gravita intorno a questi centri finanziari. Esistono solo alcune stime elaborate nel 2010 dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), secondo le quali nei quaranta paradisi fiscali (ma il loro numero varia a seconda dei differenti criteri di classificazione) sarebbero investiti circa 11.500 miliardi di dollari. Cioè il doppio di quanto i governi di tutto il mondo hanno investito negli ultimi due anni per far fronte alla crisi economica e finanziaria mondiale. Nei paradisi fiscali opererebbero 10mila istituti di credito.

Secondo il fisco statunitense, ogni anno 100 miliardi di dollari (71 miliardi di euro) vengono sottratti alle casse di Washington per essere investiti in centri offshore. Secondo la Banca d’Italia i capitali italiani all’estero non dichiarati nel 2008 ammontavano a 140 miliardi di euro. Di questi solo una sessantina sarebbero rientrati in Italia grazie al cosiddetto «scudo fiscale».
I paradisi fiscali danneggiano anche i Paesi del Sud del mondo. Secondo Christian Aid, una Ong britannica di matrice protestante, i Paesi in via di sviluppo perdono a causa della fuga di capitali circa 160 miliardi di dollari, molto più di quanto ricevono in aiuti umanitari.

Ma qual è la provenienza dei capitali investiti nei paradisi fiscali? Secondo l’Ocse il 45% è frutto di evasione o elusione fiscale, il 15% di «finanza politica» (i proventi della corruzione e della concussione o i «tesori» dei vari dittatori del Terzo Mondo), il 40% deriverebbe da traffici illeciti: proventi del commercio di stupefacenti, del traffico d’armi o del terrorismo.

Data: 
3 ottobre 2011
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Se Atene piange
Mentre lo Stato continua a essere sull’orlo della bancarotta e la piazza protesta, la maggioranza dei greci e gli immigrati vivono l’impatto della crisi sulle proprie vite. Il racconto di un gesuita che lavora nella capitale.

Data: 
5 agosto 2011
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Nucleare addio? L'Europa guarda al deserto
Catturare sole e vento del Sahara per produrre energia. Il progetto Desertec suscita grandi attese in Europa, ma anche qualche critica. Pubblichiamo l'articolo apparso sul numero di giugno-luglio di Popoli.

Data: 
15 giugno 2011
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Imprese ai neri in Zimbabwe: le ambiguità di una riforma
L’Indigenisation and Economic Empowerment Act prevede che il controllo delle società di proprietà di imprenditori stranieri passi ad africani. Il rischio è che si favorisca il gruppo di politici e militari al potere. L'analisi di un esperto zimbabwiano.

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Bangladesh, Yunus scagionato
Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank e capofila nel movimento per il microcredito, è stato scagionato dalle accuse di irregolarità finanziarie. Accuse che, in marzo, erano state il pretesto per allontanarlo dai vertici della banca. Anticipiamo parte dell’inchiesta di Popoli in uscita a maggio dedicata al «banchiere dei poveri» e al microcredito.

Data: 
26 aprile 2011
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«Ha preso il via il futuro della Libia»
Mohammed Ali Abdallah, vice segretario generale del Fronte nazionale per la salvezza della Libia, uno dei movimenti di opposizione, guarda oltre gli scontri di questi giorni e disegna un futuro di sviluppo e buone relazioni con l’Occidente.

Data: 
1 marzo 2011
Tag: 
Il Maghreb al bivio
Data: 
20 gennaio 2011
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