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Quando la storia accelera
6 febbraio 2011. L’emozione è incontenibile vedendo in Tv una messa orientale celebrata nella Piazza della Liberazione al Cairo. (...)
Data: 
© FCSF – Popoli, 14 febbraio 2011
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Immigrati nella «prigione Libia»
Le rivolte in Egitto e in Tunisia, oltre ai morti e ai feriti causati dalla repressione, hanno fatto altre vittime: gli immigrati. Molti africani giunti in Libia non riescono infatti più a lasciare il Paese, dove però continuano a subire vessazioni di ogni tipo. «L’aumento dei controlli da parte delle marine militari nordafricane ed europee - spiega una fonte di Popoli.info che intende rimanere anonima -, negli ultimi due anni, ha di fatto bloccato il flusso di immigrati verso l’Italia. Fino allo scoppio della rivolta al Cairo, molti immigrati giunti in Libia, invece di rimanere nel Paese, si recavano in Egitto e, da qui, in Israele. Oggi le frontiere dell’Egitto sono chiuse. Gli africani non possono tornare ai loro Paesi (da dove sono scappati, spesso a causa di guerre o violazioni di diritti umani), ma non possono più raggiungere né l’Europa né Israele. Si trovano quindi prigionieri della Libia, in una sorta di vicolo senza uscita».

Tripoli non è certo tollerante con gli immigrati che vengono dall’Africa subsahariana. La polizia compie periodicamente retate in cui gli immigrati vengono arrestati e poi condotti in carceri o in campi di detenzione. Qui vivono in condizioni terribili. Picchiati, vessati, derubati, nutriti con poco cibo (e spesso scadente), non godono di alcun diritto. «La legge libica sull’immigrazione - continua la nostra fonte - prevede che l’immigrato sia sottoposto a un processo e davanti al giudice dovrebbe essere difeso da un avvocato. Le autorità però non vogliono correre il rischio che durante il dibattimento gli avvocati sollevino le gravi violazioni che i loro assistiti hanno dovuto subire. Così per evitare le udienze, li rilasciano. Salvo poi riprenderli nelle retate successive e continuare a maltrattarli».

Il silenzio delle cancellerie europee è assordante. In Italia da mesi non si parla più delle condizioni degli immigrati africani in Libia. Nessun passo è stato fatto di recente per migliorare le loro condizioni. Da Roma invece trapela grande preoccupazione per la ripresa degli sbarchi a Lampedusa. La scorsa settimana sono arrivati al Porto vecchio dell’isola quasi 200 persone, questa settimana ne sono arrivate un centinaio. Gran parte di esse sono tunisini fuggiti dagli scontri che hanno infiammato il loro Paese a dicembre e gennaio. Da Lampedusa sono stati portati a Porto Empedocle (Ag). Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha assicurato che, per il momento, non saranno rimpatriati. Per il momento.

Data: 
10 febbraio 2011
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Scontri in Albania: l’analisi dei gesuiti
Dopo i morti e i feriti nella manifestazione del 21 gennaio, organizzata dall’opposizione per chiedere le dimissioni di Berisha, è sceso di nuovo il silenzio mediatico sull’Albania. Abbiamo chiesto ai gesuiti di Tirana un’analisi della situazione.

Data: 
9 febbraio 2011
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La vie est belle? L’Italie, régime pré-autoritaire

«Dalla fine degli anni Ottanta, il sistema politico italiano è diventato sempre più demagogico, aggressivo e intollerante. L’autoritarismo si è rafforzato mentre il Paese si allontanava dalla legalità». La rivista culturale dei gesuiti svizzeri, Choisir, esprime il disagio diffuso e la fatica di molti europei nel comprendere le dinamiche politiche italiane segnate da elementi «sia arcaici sia post-moderni». E solleva questioni sul ritardo della Chiesa. Choisir (Svizzera), janvier 2011.

 

http://www.choisir.ch/spip.php?article1295

 

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Oroscopo 2011
La realtà, quale la conosciamo noi cittadini occidentali che abitiamo il pianeta terra nell’anno 2011 dopo Cristo, non si lascia più placidamente interpretare da strumenti quali la sociologia o l’antropologia, l’analisi economica o la geopolitica. Queste scienze desuete lasciano il posto a strumenti molto più efficaci, in particolare nelle previsioni del futuro, quali l’astrologia e gli oroscopi. Anche noi vogliamo regalare ai nostri lettori alcune previsioni per il 2011.
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© FCSF – Popoli, 23 dicembre 2010
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Costa d’Avorio sull’orlo della guerra
L’ex presidente Gbagbo e il suo avversario Ouattara si proclamano entrambi vincitori delle elezioni del 28 novembre. Dopo le prime schermaglie dialettiche, la parola è passata alle armi. Sono scoppiati incidenti tra i sostenitori di Ouattara e i militari fedeli a Gbagbo. E il Paese rischia di scivolare in una nuova guerra civile.

Data: 
10 dicembre 2010
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Costa d'Avorio: cacao amaro
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10 dicembre 2010
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«I militari, ago della bilancia»
«La situazione in Costa d’Avorio è molto tesa. Il capo di Stato maggiore delle Forze armate non ha rilasciato ancora alcuna dichiarazione. Da come si muoveranno le Forze armate dipenderà il futuro di questo Paese». È un quadro preoccupato quello tracciato da Kevin Adou, uno dei ricercatori del Cerap (Centre de recherche et d’action pour la paix), il centro studi della Compagnia di Gesù in Costa d’Avorio. Secondo Adou, si stanno ripresentando le condizioni che hanno portato il Paese alla guerra civile nel 2002. «Nel 2000 - spiega - il generale Guei, che aveva perso le elezioni, voleva mantenere il potere a tutti i costi. E anch’egli aveva messo in discussione i risultati proclamati dalla Commissione elettorale. Allora i sostenitori di Gbagbo scesero per strada, sostenuti dalle Forze armate, per impedire la vittoria di Guei. Oggi, dieci anni dopo, si ripresenta lo stesso scenario, ma questa volta è Gbagbo che ha sovvertito il responso delle urne».

La Corte costituzionale ha però annullato il voto in alcune regioni del Nord per brogli. «È vero - continua Adou – ci sono stati casi in cui i sostenitori di Ouattara hanno impedito a quelli di Gbagbo di esercitare il voto. E gli osservatori internazionali hanno registrato queste violazioni. Però, come ha fatto notare Choi, il rappresentante del Segretario generale dell’Onu, anche se tutte le contestazioni presentate da Gbagbo fossero riconosciute valide, non sarebbero in grado di invalidare il secondo turno e di rovesciare gli esiti delle urne».

Oggi il Paese è sull’orlo del baratro della guerra civile. Le Forze armate potranno essere l’ago della bilancia. «A seconda di come si muoveranno i militari - conclude Adou - la crisi potrà risolversi a breve o protrarsi per lungo tempo».

Data: 
10 dicembre 2010
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Intercettazioni
Uffici della Questura di Milano, una notte di maggio: squilla il telefono.
«Pronto polizia»
«Buonasera, sono io, mi riconosce?»
«Uela, presidente! C’è qualche suo amico che si è messo nei guai?»
Data: 
© FCSF – Popoli, 1 dicembre 2010
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Madagascar: nuova Carta, problemi di sempre
Il referendum ha dato il via libera alle riforme volute da Rajoelina, il presidente al potere grazie a un golpe. La nuova Carta garantirà stabilità nell’Isola rossa sconvolta da una profonda crisi politica?

Data: 
25 novembre 2010
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