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«Astalli»: perché trasferire i rifugiati a Sigonella?
Dura presa di posizione del Centro Astalli di Roma (sede italiana del Jesuit refugee service) contro il progetto del ministero degli Interni di concentrare duemila richiedenti asilo, oggi residenti nei Cara, nell’ex villaggio della base Usa di Sigonella (Ct).

Data: 
11 marzo 2011
Tag: 
Resistenza somala
Per nessuno è facile vivere in Somalia, dove lo Stato è scomparso e le fazioni si fronteggiano in una situazione di violenza senza fine. Ma per le donne e le ragazze la sopravvivenza tra le rovine di Mogadiscio, nei campi di sfollati o nelle zone dove dilagano le milizie islamiche è una lotta quotidiana che continua da molti anni. Guarda il portfolio apparso sul numero di febbraio di Popoli
Data: 
4 marzo 2011
Tag: 
Hispaniola, la frontiera «trafficata»
Popoli.info pubblica un reportage dalla frontiera tra Haiti e Repubblica dominicana, luogo di traffici, leciti e non, tra i due Paesi. Questo testo appare anche sul sito dell'agenzia Misna, da pochi giorni rinnovato nella grafica e nei contenuti.

Data: 
3 marzo 2011
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«Ha preso il via il futuro della Libia»
Mohammed Ali Abdallah, vice segretario generale del Fronte nazionale per la salvezza della Libia, uno dei movimenti di opposizione, guarda oltre gli scontri di questi giorni e disegna un futuro di sviluppo e buone relazioni con l’Occidente.

Data: 
1 marzo 2011
Tag: 
L'Africa che odia i gay
Picchiati, arrestati, uccisi, molti omosessuali sono costretti a nascondersi o a fuggire dai loro Paesi. Da cosa nasce questa omofobia crescente? Popoli lo ha chiesto ad alcuni rifugiati in Italia e a un antropologo che da anni studia un problema che anche la Chiesa inizia a denunciare
Fascicolo: 
marzo 2011
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Mons. Ramazzini: la mia America desaparecida
Vuole una nuova Pentecoste per una Chiesa latinoamericana che fatica a dialogare con la cultura attuale, chiede agli Usa una legge più «umana» sull’immigrazione, risponde a chi lo accusa di fare politica perché combatte le multinazionali: intervista di Popoli.info ad Alvaro Ramazzini, vescovo di San Marcos (Guatemala).

Data: 
17 febbraio 2011
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Immigrati nella «prigione Libia»
Le rivolte in Egitto e in Tunisia, oltre ai morti e ai feriti causati dalla repressione, hanno fatto altre vittime: gli immigrati. Molti africani giunti in Libia non riescono infatti più a lasciare il Paese, dove però continuano a subire vessazioni di ogni tipo. «L’aumento dei controlli da parte delle marine militari nordafricane ed europee - spiega una fonte di Popoli.info che intende rimanere anonima -, negli ultimi due anni, ha di fatto bloccato il flusso di immigrati verso l’Italia. Fino allo scoppio della rivolta al Cairo, molti immigrati giunti in Libia, invece di rimanere nel Paese, si recavano in Egitto e, da qui, in Israele. Oggi le frontiere dell’Egitto sono chiuse. Gli africani non possono tornare ai loro Paesi (da dove sono scappati, spesso a causa di guerre o violazioni di diritti umani), ma non possono più raggiungere né l’Europa né Israele. Si trovano quindi prigionieri della Libia, in una sorta di vicolo senza uscita».

Tripoli non è certo tollerante con gli immigrati che vengono dall’Africa subsahariana. La polizia compie periodicamente retate in cui gli immigrati vengono arrestati e poi condotti in carceri o in campi di detenzione. Qui vivono in condizioni terribili. Picchiati, vessati, derubati, nutriti con poco cibo (e spesso scadente), non godono di alcun diritto. «La legge libica sull’immigrazione - continua la nostra fonte - prevede che l’immigrato sia sottoposto a un processo e davanti al giudice dovrebbe essere difeso da un avvocato. Le autorità però non vogliono correre il rischio che durante il dibattimento gli avvocati sollevino le gravi violazioni che i loro assistiti hanno dovuto subire. Così per evitare le udienze, li rilasciano. Salvo poi riprenderli nelle retate successive e continuare a maltrattarli».

Il silenzio delle cancellerie europee è assordante. In Italia da mesi non si parla più delle condizioni degli immigrati africani in Libia. Nessun passo è stato fatto di recente per migliorare le loro condizioni. Da Roma invece trapela grande preoccupazione per la ripresa degli sbarchi a Lampedusa. La scorsa settimana sono arrivati al Porto vecchio dell’isola quasi 200 persone, questa settimana ne sono arrivate un centinaio. Gran parte di esse sono tunisini fuggiti dagli scontri che hanno infiammato il loro Paese a dicembre e gennaio. Da Lampedusa sono stati portati a Porto Empedocle (Ag). Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha assicurato che, per il momento, non saranno rimpatriati. Per il momento.

Data: 
10 febbraio 2011
Tag: 
Si fa presto a dire sgombero
Le demolizioni di insediamenti abusivi di rom nelle periferie di Milano e Roma pongono una serie di problemi: non sono accompagnate da soluzioni abitative, sconvolgono l’integrazione scolastica e segnano un degrado razzista delle politiche locali, da molti osservato con indifferenza. Storie e voci di chi non ci sta. Leggi l'inchiesta pubblicata sul numero di febbraio di Popoli.
Tag: 
La Maiolo, i rom e lo stato della nostra democrazia

Le farneticanti affermazioni radiofoniche di Tiziana Maiolo, secondo cui «è più facile educare un cane che un bambino rom», sono il punto più basso di uno «scivolamento» a cui si assiste da anni, in omaggio a un automatismo che minaccia i fondamenti stessi della democrazia: la ricerca del consenso non attraverso la soluzione dei problemi ma attraverso la loro strumentalizzazione e perpetuazione. E le timide scuse di oggi non attenuano la gravità del problema.

Data: 
9 febbraio 2011
Tag: 
Tra retorica pubblica e realtà
Data: 
7 febbraio 2011
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